domenica 30 novembre 2014

L'urlo soffocato di Aratash




Ancora quella sensazione di labile oppressione. Il Corrotto poteva sentire la minaccia nonostante avesse annichilito il suo bersaglio.
Avrebbe dovuto, avrebbe voluto dargli il colpo di grazia ma qualcuno si era intromesso, un nemico che non aveva saputo gestire, un guerriero che aveva saputo fronteggiare ogni sua mossa e col quale era stato costretto a scendere a patti per salvare la sua stessa vita.
Le piccole ed odiose creature maligne che lo adoravano come una divinità lo seguivano meste, lui si trascinava con la ferita al costato che pulsava fitte di dolore lancinanti, una volta tornato al suo rifugio si sarebbe medicato e avrebbe pianificato la sua vendetta, ma ancora quella sensazione di oppressione e minaccia non lo abbandonava. Il suo simile era davvero così potente? Celava un potere tale anche dopo essere stato ridotto in fin di vita? Eppure l'aveva sconfitto così facilmente, Aratash era più potente, la terra ed il fuoco gli obbedivano, ma perché sentiva ancora così vicina la presenza del suo antagonista?

Se ne accorse troppo tardi, i quattro smidollati al suo seguito non lo capirono nemmeno allora, quando la belva balzò tra i contorti tronchi della foresta non si udì nulla, se non il tonfo di due corpi che atterrano all'unisono sul tappeto di foglie e rami secchi.
La fitta al costato scomparve per un attimo nell'istante in cui due nuove ferite si aprirono sul corpo martoriato di Aratash. Il braccio aveva fatto da scudo alla gola ma sgranando gli occhi incredulo poté vedere le affilate zanne del felino, nero come un incubo, penetrargli nella carne e martoriarlo senza pietà. Alle sue spalle le grida dei suoi piccoli, inutili servi erano un misto di terrore e dolore, uno fuggì subito, agli due caddero un istante dopo, l'ultimo venne selvaggiamente sgozzato da un secondo nemico, predatore notturno.

I sensi non lo abbandonarono ancora per qualche istante terminato il breve scontro. Due pantere giravano attorno al suo corpo inerme, studiando la preda sconfitta, preparandosi ad azzannargli la giugulare. Com'era possibile? Non vi erano animali del genere nel suo bosco e nessuna creatura nata dalla corrotta natura di Barovia avrebbe osato aggredirlo in quel modo nel suo territorio. La sensazione di oppressione non lo abbandonava, la sua vita stafa fuggendo ed anche il suo legame gli veniva lentamente strappato, ma la mente era offuscata, il sangue sgorgava a fiumi e strozzava ogni parola sul nascere.

Aratash capì soltanto quando il più grande dei felini fu sopra di lui, accarezzando la pelle di mannaro, con la quale il caliban si ornava, con dita rosee, pallide, non più artigli animali. La pantera si tramutò sotto il suo sguardo in una diafana creatura dall'aspetto angelico e ferale, dalla voce crudele e soave:
"Aratash... povero, stupido Aratash... il signore dei folletti maligni e dei boschi spogli"
La donna rise appena carezzando il volto del druido caduto:
"Hai fallito due volte questa notte, ma non temere, questa sarà l'ultima, i Molti Occhi non ti sono mai stati lontani, Reietto, ma adesso abbiamo scoperto che c'è qualcun altro, assai più interessante di te"
Lo shamano tentò una reazione sollevando il braccio, ma la donna non ebbe bisogno di far nulla, la seconda pantera morse e placò ogni intenzione di rivolta.
"Davvero quel cucciolo ti spaventava tanto? Tanto da rischiare tutto pur di eliminarlo? Tanto da credere che fosse il suo potere a minacciarti e non il mio?"
Rise di nuovo:
"Sei uno sciocco Aratash, non conosce il suo potere, non conosce le sue origini, non controlla la sua indole... forse nemmeno ricorda il suo nome. Non era lui il tuo nemico."
Si alzò sfoderando nella notte la sottile lama di un falcetto d'argento:
"Non lo eravamo nemmeno noi... Ma tu hai voltato le spalle ai Molti Occhi e... bé... preferisco non rischiare che tu un giorno possa diventare una preoccupazione."

La lama d'argento descrisse un arco nell'aria gelida della sera, il sangue del Reietto si sparse attorno, su terra, tronchi e piante che bevvero avidi:
"Che la nebbia accolga il tuo spirito e le creature della notte possano saziarsi con le tue carni. I Molti Occhi si chiudono su di te, Aratash, Figlio di Barovia."

Le due assassine dal manto nero scomparvero nella notte, rapide e silenziose com'erano giunte, portando con se un cimelio dal cadavere del druido caduto.

mercoledì 19 novembre 2014

Io sono Bogdan


Di ritorno dallo scontro al cimitero, avendo scongiurato il rituale della progenie, stanchi e con equipaggiamento inadeguato ad un nuovo scontro, ci apprestavamo a rientrare in casa, quando il solito antagonista di Lukan sembra richiamarlo. Io e Kuzja saggiamente decidiamo di riposarci prima di rischiare di avventurarci di notte, in una foresta ed inseguire e probabilmente finire in un imboscata. Lukan come colpito da un fervore atavico si getta all’interno della foresta in barba ad ogni logica e strategia che inutilmente io e Kuzja stiamo cercando di raggiungere anche per abituarci a combattere fianco a fianco tra di noi.
Andrej segue il druido senza farsi troppe remore nonostante sia io che l’incantatore cerchiamo di richiamarli alla ragione, ed è la seconda volta che mi trovo a fronteggiare una situazione simile. Adesso la misura è colma, Barovia è un territorio pericoloso, troppo rischioso girare di notte, figuriamoci infilarsi in una fitta boscaglia seguendo il palese richiamo ad una trappola.
I miei mentori mi avrebbero fustigato per un tale comportamento, votare la propria vita all’esplorazione, cercare di affinare i sensi passando ore in meditazione, bendato per acuire l’udito, o passare ore a scrutare nel buio per cercare di abituare la vista a tale situazione, mi chiedo se effettivamente sia servito.
Cercare di non finire in trappole, ed anzi tendere a nostra volta agguati è il motivo per il quale ho speso tutto il tempo del mio addestramento, vedere saltate sistematicamente i miei sforzi in tal senso mi provocano un senso di rabbia e frustrazione. Io non rischierò la mia vita per tali stupidi comportamenti, nè mi lascerò adulare dall’esito favorevole di alcuni scontri o dalle melense parole di alcuni procacciatori di tesori atte a convincermi di essere diventato un eroe.
Io sono Bogdan, figlio di non so chi, umile contadino cresciuto nell’odio e nel pericolo, io sono un animale ferito che vaga cercando di salvare se stesso e chi ha vicino, e se possibile cercando di mettere un freno a piani che potrebbero causare del male. Io sono Bogdan non sono un eroe, non sono un codardo ma nemmeno uno stupido.

venerdì 7 novembre 2014

Faccende in Sospeso - Riassunto





- Giorno 12
Kuzja giunge al sanitario di Hala, viene accolto da una guaritrice di nome Dani che lo introduce all'accolita che fa da portavoce alla Madre Yleana, la giovane e bellissima Nerissa. Kuzja viene ospitato ed in cambio aiuta nel sanitario ad occuparsi dei feriti e malati.

- Giorno 13
I Vistani come previsto lasciano il campo all'esterno di Vallaki.
Kuzja identifica gli oggetti trovati nella Cripta di Quinn Roche, poi riprende a dare una mano in sanitario e scopre assieme a Dani che molti pazienti condividono una intossicazione, mandano un ragazzo a prendere un campione dell'acqua del pozzo da cui si abbeverano.
Andrej e Lukan, finito di sistemare la casa vanno in cerca di un fabbro e si fanno valutare la spada a due lame trovata e riparare le armature. Non trovano Lavinia ed i ragazzi in casa, l'emporio è chiuso. Notano un capannello di gente all'esterno della cittadella. Yarosh Pushka, comandante dei Gargoyle d'Ebano, fa il suo ingresso insieme ad un drappello di uomini del Conte.
Bogdan nel frattempo ispeziona il bosco dopo gli eventi della sera prima, segue le tracce di sangue e trova una radura con molte impronte. Cerca di ricostruire l'aspetto della creatura che li ha minacciati la sera prima ma ne esce un disegno piuttosto grottesco di un essere antropomorfo molto alto, con piedi piccoli e testa molto grande a giudicare dai morsi trovati sulla carcassa della capra.
Si riunisce agli altri due e riferisce delle sue scoperte, subito dopo passano anche a controllare la bacheca del Mostro del Lago e trovano un messaggio di Nicholas Van Richten, decidono di avvisare Kuzja e si recano al Sanitario.
Kuzja conviene con loro di sentire il Cacciatore di Vampiri di che tipo di aiuto ha bisogno, ma mentre fa per salutare i suoi compagni viene interrotto da Dani che lo convoca da Nerissa. L'analisi dell'acqua del pozzo ha rivelato una contaminazione di qualche tipo, l'Accolita chiede al gruppo di dare un'occhiata e loro accettano.
Kuzja rimane al tempio mentre gli altri parlano con Van Richten alla locanda. Il Cacciatore parla loro di un incontro, da lì a due giorni, nel cimitero di Vallaki in cui verranno iniziati alla setta nuovi adepti, chiede aiuto per interrompere l'incontro segreto e catturare la progenie vampirica, si accordano per vedersi prima del tramonto, dopo due giorni, fuori dal cimitero.
La sera trascorre stavolta tranquilla e il gruppo si corica a casa Grau (Kuzja nel Sanitario).

- Giorno 14
Andrej e Lukan ritirano le armature riparate dal fabbro di Vallaki, insieme a Bogdan vendono la spada, si fanno fare una nota di credito e si riequipaggiano.
Si incontrano con Kuzja e vanno ad ispezionare il pozzo. Discendono con una scala a pioli, trovano il corso d'acqua da cui la fonte attinge e lo seguono in una stretta galleria che ad un certo punto si apre su un cunicolo laterale, scavato rozzamente da poco. Immersi nell'acqua ci sono diversi cadaveri decomposti, una creatura che Kuzja identifica come non morta si solleva e fugge rimanendo al limite del loro campo visivo, poi sparisce nell'oscurità.
Il gruppo la segue attraverso il cunicolo scavato di recente e raggiunge una pila di cadaveri più grande, contenente decine di corpi e soprattutto centinaia di ratti che all'avvicinarsi del gruppo lo aggrediscono.
Bogdan e Andrej vengono letteralmente sommersi dalle creature e impiegano molto tempo per liberarsene, rischiando di riamanere sbranati vivi.
Quando finalmente i ratti si disperdono il gruppo si fascia le ferite grazie all'intervento dei miracoli di Kuzja e prosegue fino a trovare dei corridoi, stavolta murati e mattonati che proseguono in più direzioni in un dedalo sotterraneo molto vasto. Decidono di non proseguire per non perdersi, tornano al Sanitario e riferiscono a Nerissa la situazione, convengono che sia il caso di rimuovere i cadaveri e murare il corso d'acqua in modo da isolarlo dal resto del complesso, cosa di cui si occuperanno direttamente i fedeli di Hala insieme ad altri volontari nei giorni successivi.

All'ora di pranzo, nella piazza di fronte alla cittadella viene allestito un palco, viene annunciato che il Comandante Yarosh Pushka prenderà il comando nel borgo vista la malattia e l'indisponibilità di Nicolai Iolenus, inoltre viene giustiziato Monach Taras di Zeidenburg, colpevole di tradimento ai danni del Conte e vengono liberati gli altri monach dello Specchio dell'Alba tenuti prigionieri insieme a lui, scagionati dalla confessione di quest'ultimo.

Bogdan esplora da solo la foresta in prossimità del pozzo in cui si sono calati, individua un ghoul che vaga solitario in zona, riesce a nascondere la sua presenza ma non rischia un attacco diretto. Lo segue finché può vedendolo sparire in direzione del cimitero.

Kuzja al Sanitario racconta tutta la sua storia, marchio compreso a Nerissa, che decide di farlo parlare con la Madre Yleana. L'anziana gli parla del Ministro di Hala e della Radura dei Sogni Infranti, ma contrariamente a quanto Kuzja si aspetti, invece di offrirgli supporto, gli dice che dovrebbe allontanarsi per non mettere a rischio il suo sanitario e la gente che presta servizio al suo interno.
Nerissa è molto amareggiata dalla cosa, saluta Kuzja facendogli dono di un paio di guanti bianchi di velluto, con ricami verdi smeraldo, simili alla veste che indossa.

Il gruppo, di nuovo riunito a casa Grau, si corica dopo il tramonto con l'idea di accelerare il più possibile la partenza da Vallaki.

mercoledì 5 novembre 2014

Sopravvissuto



La notte per quanto agitata finì di passare, la stanchezza al mattino riportò alla mente di Bogdan il periodo degli addestramenti al campo Roboris, quando non c'era riposo e non c'era tregua. Mai nella sa vita aveva provato tale spossatezza, mai nella sua vita avrebbe creduto capace il suo fisico di rispondere a tali sforzi. Eppure il tempo passava ed ogni mattina sentiva sempre meno dolore, passava il dolore ai muscoli ormai allenati a tal isforzi e passava il dolore per l'abbandono a cui era stato costretto per ben due volte.

Bogdan non amava parlarne, non era un tipo loquace, men che meno lo era se si trattava di parlare della sua storia, non ne andava fiero, non era orgoglioso, daltronde raccontare a degli sconosciuti di essere un trovatello che non era riuscito a farsi amare abbastanza da non venir abbandonato anche dalla sua famiglia adottiva non era una cosa semplice.

Ripensandoci ancora il cuore gli faceva male, gli occhi erano ormai stanchi di versare lacrime inutili, e le nocche dei suoi pugni immancabilmente serrati, tradivano un dolore che non sarebbe mai passato. Nessuno avrebbe potuto capirlo fino in fondo, a che sarebbe servito raccontarlo ?

L'amore non esiste per sempre , l'amore è una linea spezzata di attimi felici che immancabilmente finiscono per dar spazio ad altro. Bodo si sentiva così , svuotato, apatico ed incapace di provare sentimenti che non fossero l'odio per chi volesse interrompere la sua giovane vita.


Per questo non gli fu difficile avvicinarsi ai suoi nuovi maestri, forse perchè un unico filo conduttore li univa, erano sopravvissuti e lottavano ogni giorno per sopravvivere, in questo erano molto bravi e solo questo sapevano fare, il mondo senza una battaglia da affrontare, evitare o scongiurare sarebbe stato un mondo troppo semplice nel quale vivere, un mondo non per loro.



Un animale lo sa, un animale si sveglia sapendo che contando su se stesso arriverà a fine giornata, che contando sulle sue conoscenze scapperà dal predatore più forte, che grazie al suo istinto ancora una volta potrà fregiarsi del titolo di sopravvissuto.

giovedì 23 ottobre 2014

Ricordi di cenere

Un altro incubo, il solito incubo. A volte ho la sensazione che la mia vita sia rimasta ancorata a quel terribile giorno in cui fui strappato agli affetti della mia famiglia. L’immagine di mia zia ammazzata brutalmente davanti ai miei occhi, nella stessa stanza in cui mi stavo nascondendo, le urla strazianti dei miei genitori mentre venivano trucidati dalle guardie venute a prendermi: quei pochi minuti in cui la mia vita cambiò drammaticamente ed irrimediabilmente ricorrono in maniera frenetica alla mia mente in questa nuova fase della mia vita. Insieme agli incubi, preannunciati dall’ immagine onirica di un occhio di vetro incrinato e sanguinante che ricorda l’insegna del negozio di mio padre e mio zio, riemergono anche altri ricordi che sento di dover mettere nero su bianco.


Per anni invece quegli incubi hanno giaciuto sopiti nei reconditi della mia mente: non c’era spazio per il dolore, per la commemorazione e neanche per la rabbia. O meglio tutti questi sentimenti, ancora inesplorati, erano li in attesa come brace pronta a bruciare sotto uno strato di cenere. Ma in quel momento, prigioniero insieme ad altri ragazzi che condividevano un destino simile al mio, prevalse lo spirito di sopravvivenza. Sarà forse per questo che di quel periodo non ho che frammenti di ricordi: i volti dei ragazzi che erano con me, qualche scorcio di quei luoghi che opprimevano la mia libertà, i miei pensieri e la mia anima.


Ricordo ancora l’immensa gratitudine che provai per quei prodi cavalieri che mi liberarono e l’immensa gioia susseguente provocata dalla sensazione di libertà, dalla cavalcata a perdifiato, dalla fredda ed umida notte baroviana she sferzava il mio viso. La gratitudine nei confronti di quegli uomini e di Emilian Buchvold, l’artefice della mia liberazione, è ancora oggi intatta. La gioia durò invece poco, soppiantata presto dal dolore e dalla rabbia per la perdita dei miei cari e per il destino crudele che pensavo mi fosse riservato. Fu come se quella improvvisa ed inaspettata notte di libertà avesse alimentato violentemente quei sentimenti sopiti, che avvamparono tutti d’un tratto in quel ragazzino insicuro e disorientato che ero all’epoca. Ancora non sapevo che in realtà stavo per incontrare la mia guida, la mia salvezza, il balsamo ad ogni sofferenza e fonte suprema di saggezza.


Lucius Volkov
Lucius Volkov
I primi mesi in quella che imparai a chiamare casa non furono però certo idilliaci anzi furono piuttosto difficili. Ero timoroso e reso rabbioso dalle tragedie patite, pensavo di essere finito in un’altra prigione sebbene decisamente più confortevole ed accogliente. Passavo la maggior parte del mio tempo con Lucius, ma il nostro rapporto all’epoca era assai burrascoso: io ero scostante ed inquieto, lui severo e spocchioso faceva pesare la sua maggiore età ed anzianità. Col tempo però imparammo a conoscersi, a rispettarci e a studiare insieme. Lucius fu prezioso nell’aiutarmi a muoveri i primi passi negli studi e la nostra collaborazione durò a lungo, almeno finché la mia educazione fu presa in carico direttamente dal Ministro e da Sephir.


Ministro di Hala
Ministro di Hala
Gli insegnamenti del Ministro e di Sephir non erano affatto facili : ricordo come il più delle volte mi sembravano concetti astrusi ed inafferabili. Col tempo però i primi insegnamenti dei maestri iniziarano a far breccia, iniziando anche a placare le mie angoscie ed a calmare il mio animo.
Che meravigliosi anni che furono, ogni giorno si schiudeva un apprendimento o un segreto che mi avvicinava sempre più alla Dea. Il Ministro, Sephir, Lucius e gli altri discepoli divennero la mia famiglia ed il convento di Hala la mia casa.

Sephir Maestro della Trama
Sephir Maestro della Trama
I riti, le ore di meditazione, le veglie, il servizio al sanitario, lo studio della natura e della magia e del loro intreccio che è alla base di tutto si susseguirono incessantemente per mesi ed anni sino al giorno in cui non ebbe luogo il mio rito di comunione con la Dea. Il solo rievocare quei momenti, metterli su carta, per quanto velleitario ed utopistico sia provare a descrivere sensazioni così ultraterrene, mi solleva dalle vicessitudini e dalle ansie di questi giorni. Quel giorno ho abbracciato la Trama e con essa l’energia che fluisce nella natura tutta ed improvvisamente ogni mia sofferenza era sparita, il dolore e la rabbia nuovamente sopiti sotto la cenere.

Dopo il risveglio nella carrozza assieme ad i miei nuovi compagni però la cenere si è tramuta nuovamente in brace e sento che presto la sofferenza e la rabbia divamperanno senza freno. Non voglio dimenticare il mio passato, ma non posso abbandonarmi ora alla disperazione o alla commemorazione. Ho bisogno che Hala plachi ancora una volta il mio dolore, ho bisogno che mi calmi cosicché io possa capire il mio destino. Ho bisogno di riabbracciare la mia vecchia famiglia, prima di partire per un lungo viaggio con la mia nuova famiglia.

martedì 21 ottobre 2014

La fuga verso il primo vero successo



 

Avendo superato la dura battaglia nell’arena, il gruppo si apprestava a far ritorno. Mentre ispezionavano i corpi straziati all’interno dell’arena, Andrej nota qualcuno che li spia nell’ombra. Rivolgendosi verso il buio chiede all’essere di palesarsi ma ottiene solo la fuga da parte di quest’ultimo. Constatato che l’ombra ormai si era dileguata, anche per paura di incorrere in una trappola, il gruppo consigliato da Bogdan decide di rinunciare all’inseguimento e con calma si appresta a tornare indietro. Passando davanti all’unica stanza del piano non esplorata, per un attimo presi dalla curiosità Andrej, Bogdan, e Lukan convincono un Kuzja insolitamente pensieroso e silenzioso, ad almeno guardare cosa si cela dietro alla porta.
Aprendo la porta notano che una luce illumina uno strano amuleto, che incuriosisce Andrej, ma che è chiaro a tutti e quattro sia un richiamo per farli entrare, decidono di non varcare la soglia e di tirare un sasso incantato con l’incantesimo luce, per “esplorare” un pochino la zona. Non appena il sasso lanciato dalla mano di Andrej arriva all’incirca al centro della stanza, che sembra essere un antico tempio con colonnati speculari che formano due linee una a destra ed una a sinistra della porta di entrata, viene avviluppato da una strana foschia, che a Bogdan ed altri sembra quasi avere la forma di una mano scheletrica. Il gruppo, curioso sì ma di certo non imprudente, decide saggiamente di non varcare l’uscio nonostante il richiamo di una voce spettrale. Bogdan di rimando, forte anche del suo odio profondo verso le creature ritornate in vita, risponde che non c’è nulla che interessa il gruppo all’interno della stanza. Quasi come a risposta una voce adirata e glaciale risponde “E allora andatevene“ e di rimando un vento glaciale fa sbattere la porta di ingresso alla stanza. Il gruppo continua la sua ritirata verso la superficie.
Arrivati alla stanza della Gargolla, Andrej confessa al gruppo di aver visto qualcosa luccicare tra i resti del poverino straziato dalla Gargolla stessa. Disponendosi verso l’uscita, per una rapida fuga, il gruppo si organizza per avvicinarsi ed andare a curiosare su cosa effettivamente fosse il bagliore visto da Andrej.
Di lì a poco la Gargolla si anima ed infuria un combattimento, capendo che il nemico è troppo forte essendo le loro armi non effettive, il gruppo decide di ritirarsi, non prima che lo scaltro Andrej nel tafferuglio riesca a raccogliere l’oggetto luccicante.
Scappando a gambe levate il gruppo raggiunge l’entrata della cripta, Andrej in un eroico slancio rimane indietro, anche perché appesantito dal suo equipaggiamento e cade proprio sull’uscio della cripta dopo l’ultimo fendente della Gargolla. Fortunatamente, mentre il gruppo aveva in mente di attirare la Gargolla lontana, Bogdan si era offerto di attirarla via, la porta di accesso alla parte sotterranea della Cripta, quella azionata dalla moneta Terg, inizia a chiudersi e la Gargolla si ritira per non rimanere chiusa fuori.
Il gruppo si raduna di nuovo nel punto dove Andrej è caduto e lo soccorre grazie alle cure di Kuzja, malconci continuano il viaggio di ritorno. Presso l’entrata del cimitero, adiacente alla cripta, incontrano un drappello di soldati mandati da Frech per scortali fino alla sua abitazione. Ricevuti i complimenti da parte dei soldati e da Frech stesso consegnano la spada maledetta. Durante la cena offertagli dal mercante vengono a conoscenza di alcuni dettagli sull’oggetto e sul fatto che abbia un valore per collezionisti nonostante la sua pericolosità. E scoprono che Frech non è interessato alle due monete Terg ancora in possesso del gruppo, l’oggetto luccicante recuperato da Andrej si è rivelato appunto un'altra moneta.
Al gruppo rimane il dubbio se quell’ombra incontrata nella cripta fosse o meno uno dei sopravvissuti del gruppo entrato in precedenza, di certo è che Mircej e Astrid che erano alla porta della cripta non hanno visto passare nessuno…quell’essere è ancora li dentro.

La sera il gruppo è finalmente pronto a riposarsi delle fatiche della lunga giornata, ma Kuzja si allontana lasciando agli altri un biglietto in cui dice di aver bisogno di rinsaldare la sua fede, si recherà all'Ospizio (Il Sanitario locale). 

Gli altri accettano di buon grado la decisione e si coricano. Durante la notte Lukan viene colto da una sensazione di oppressione, avverte la presenza di qualcuno e sente rumori fuori casa.Senza svegliare gli altri si affaccia e trova una testa mozzata di capra fuori dalla porta, in lontananza una torcia attira la sua attenzione dal sottobosco. Lukan segue la scia di sangue verso la torcia e quando si blocca, timoroso, viene insultato in una lingua sconosciuta che non sentiva da tempo: IMPOSTORE. Lukan torna in casa, e altri insulti arrivano alle sue spalle, Andrej e Bogdan gli si fanno incontro, svegliati dai rumori, i 3 si barricano dentro casa e attendono che la notte passi. Attorno casa continuano ad aggirarsi varie figure per qualche tempo, poi il resto della notte trascorre pacificamente. 

Al mattino, quando Andrej, Lukan e Bogdan si svegliano, escono da casa Grau e trovano i muri dell'abitazione ricoperti di scritte di sangue, sono incomprensibili a tutti, tranne Lukan, le frasi in druidico intimano: IMPOSTORE! VIGLIACCO! VATTENE DAL MIO TERRITORIO! SE NON TE NE VAI VERRO' A CERCARTI!
I tre si affrettano a ripulire prima che troppa gente possa curiosare.