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lunedì 10 agosto 2015

Superumano




Labor era il responsabile della sua trasformazione, il fulcro del complesso susseguirsi di eventi che l'avevano reso ciò che era: un ibrido la cui carne è fusa all'acciaio.
Moses si sarebbe definito un Superumano per distinguersi da quelli che la gente ignorante del Nono Mondo appellava subumani.
Aveva scoperto di non essere l'unico esperimento del Ministro Eone, l'energumeno selvaggio che rispondeva al nome di Kun-kunis presentava molte delle sue stesse caratteristiche, anche se sembrava pesantemente improntato alla violenza e potenza fisica. Era lampante per entrambi il potenziale di ciò che racchiudevano, l'assoluta perfezione a cui potevano anelare, forse semi-divinità di uno dei mondi precedentemente perduti, essi stessi potevano essere considerati dei Numenera senzienti.

Moses scopriva se stesso giorno dopo giorno, per questo non gli importava dove andasse, per questo cercava l'avventura, il rischio, le fonti di potere. Aveva capito che i ricordi della sua vita precedente in qualche modo entravano in conflitto con la porzione cibernetica del suo cervello, non aveva alcun interesse pertanto a forzare quel blocco per ora, col tempo il problema si sarebbe risolto da se, inutile insistere ora, inutile domandarsi. Qualsiasi cosa gli avessero fatto era chiaro che ogni legame con la sua vita precedente era scisso, rendendo irrilevante la sua infanzia e importante soltanto il suo futuro.
Trovava eccezionale la capacità di riprogrammarsi, scoprendo dentro di se nozioni inerenti campi che il giorno prima ignorava completamente. Trovava galvanizzante la perfezione del suo fisico, la durezza dell'acciaio e la tonicità della sua muscolatura in grado di assorbire senza alcun danno gran parte dei colpi subiti.
Cercava di non darlo a notare, ma si considerava a tutti gli effetti un Essere Superiore.
Eppure il cammino per la perfezione era appena iniziato. Moses era al corrente anche dei suoi limiti, delle barriere che avrebbe dovuto infrangere e lentamente iniziava a figurarsi un modo per farlo. Era chiaro che il corpo di acciaio che aveva ricevuto in dono era stato progettato per evolversi, l'aveva capito sin dalla prima volta che aveva rimosso la placca toracica, scoprendo innesti e nuclei energetici non collegati su cui già aveva iniziato a lavorare nelle ore di riposo durante il viaggio.

Aveva subito alcune ammaccature, la corazza di pelle di bestia aveva retto bene anche l'ultimo, pesante impatto, la carne presentava qualche ematoma, un paio di graffi, ma i riflessi meccanici l'avevano fatto uscire quasi indenne anche da quell'ultima, estrema minaccia.
Scostò un paio di massi residui della frana e si rimise in piedi. Kun-kunis sembrava aver preso in pieno petto una roccia gigantesca, era danneggiato ma perfettamente in grado di rimettersi in piedi, erano simili dopotutto. Jamal il telecineta aveva dato un'altra eccezionale prova del suo talento deviando i massi in arrivo su di lui, sembrava completamente incolume. Jester era giunto seriamente provato dall'agguato dell'automa ma aveva retto stoicamente anche l'assalto dei predoni e ora riemergeva sulle sue gambe dopo essersi protetto dietro al suo massiccio scudo.
Con compagni come questi cosa avrebbe potuto fermarlo?
A terra i cadaveri dei subumani mostravano la netta differenza tra creature più simili alle bestie ed esseri eletti come loro, destinati a grandi cose.

Moses avrebbe evitato volentieri il combattimento, ma avevano avuto poca scelta. La prima imboscata era stata facilmente convertita in una strage, mentre il secondo assalto era impossibile da evitare una volta scoperti e avrebbe ora complicato il resto dell'esplorazione. Eppure l'adrenalina dello scontro lo esaltava: il rumore secco, metallico dei suoi arti che si attivavano in un istante e scattavano in un impeto inarrestabile seguito dallo schiocco secco delle ossa del collo del nemico spezzate da un singolo colpo, lo stridere del metallo delle asce smussate del nemico, in grado di lacerare l'armatura ma subito dopo bloccate dall'acciaio della sua placca toracica che alla fine non riportava nemmeno l'ombra di un graffio. Quanti ancora di loro sarebbero dovuti perire prima di comprendere la futilità delle loro azioni se non delle loro stesse vite?

L'intero gruppo marciava senza sosta da un paio di giorni, era fisicamente provato e aveva dato fondo alle sue riserve di energia durante entrambi gli scontri, inoltre alcuni di loro erano feriti più seriamente, un altro attacco adesso avrebbe potuto essere una minaccia più seria, era necessario trovare un luogo sicuro e riprendersi.

La meta era nota e anche il loro nemico "Kurt" sembrava essere una vecchia conoscenza del combattivo Jester, sarebbero andati a stanarlo ma non dovevano sottovalutare la situazione e farsi cogliere per la terza volta impreparati.
Quella cupola di metallo tra i picchi oltre la valle era la loro destinazione. Rovine ancestrali nei terreni di caccia dei subumani, sorvegliata da automi metallici e presidiata da un umano a capo di una banda di predoni, nascondiglio di chissà quanti tesori e apparecchiature dei mondi precedenti.

Per Moses questa era proprio il tipo di sfida degna di un Superumano.

giovedì 30 luglio 2015

Jester "The Rock"



Non servirono a nulla quel giorno le interminabili ore di allenamento presso la fortezza di Empty Sanctum, a nulla servirono quel giorno le tecniche che aveva a fatica fatte sue, non servì a nulla quel giorno lottare come una belva ferita perchè qualcosa di imprevedibile stava per accadere.
Le possenti mura innalzate a protezione della piccola cittadina di Legrash a nulla servirono quello stramaledettissimo giorno, le guardie non potevano immaginare che tra le loro fila si nascondesse una serpe, quel maledetto cane che eliminò nella notte le sentinelle di ronda aprendo il portone ai predoni.

Jester svegliato dalle urla non ebbe il tempo di indossare tutto il suo eguipaggiamento, prese solo la sua spada ed il suo scudo, disse a Linda, sua sorella di rimanere a protezione dei genitori e di barricarsi in casa, ed uscì cercando di dirigersi nel vivo dello scontro. Ma era ormai troppo tardi, i subumani avevano invaso il centro cittadino, sciamando dal portone principlae spalancato a giorno, dove l'esigua guardia cittadina non si sarebbe mai aspettata un attacco. Si lanciò come un folle all'interno delle fila degli attaccanti, schierandosi fianco a fianco con i suoi compagni, lottò con loro come se non vi fosse un futuro, e per un attimo riuscirno a rallentare l'attacco, attirando l'attenzione dei nemici su di loro. Insieme erano più forti, insieme erano pronti a formare una piccola linea difensiva come avevano imparato e più volte provato in allenamento alla fortezza. La possenza e la forza di Jester diedero nuova speranza ai suoi compagni d'arme ed ai cittadini che scappavano impauriti da case incendiate e dalle spade ricurve di quei banditi vestiti di nero. Avrebbero potuto resistere almeno fino a che le forze non li avrebbero abbandonati, erano riusciti ad indietreggiare fino alla via della speranza, uno stretto corridoio ricavato scavando la dura roccia che collegava le due parti della cittadina divise da una rocciosa collina facente parte dei Monti Zanlis, dalla quale Jester prendeva il suo soprannome "The Rock"

Era evidente che la loro preparazione bellica era nettamente superiore a quella dei banditi che dalla loro avevano invece il numero. Jester ed i suoi erano pronti a sacrificarsi per far in modo che la popolazione avesse il tempo di scappare tramite un cunicolo segreto e sotterraneo verso la pianura che si estendeva al di la del passo Tremble. La cittadina era persa, i corni della torre Hope riecheggiavano nella notte, tra i crepitii di case incendiate che si ripegavano su se stesse ed il fragoroso rumore del cozzare delle metalliche spade durante la battaglia. Jester ed i suoi compagni intonarono la ballata dell'eroe, sapevano che la loro fine sarebbe giunta di li a poco, ma erano consapevoli che la particolare conformazione del villaggio ed il punto nel quale si erano asserragliati per portare l'ultima e strenua resistenza non sarebbe potuto cadere tanto facilmente ne tanto presto.  
Fu li che avvenne un fatto inaspettato quanto repentino, il tradimento, dalle loro fila, proprio accanto a Jester, Kurt , suo amico da sempre, fece un passo indietro e lo colpì alla schiena, la piccola linea difensiva cadde sotto l'impeto dei predoni e Jester ebbe solo il tempo di accorgersi di quello che era successo. Il dolore per l'essere stato tradito da quello che pensava fosse un fratello era più grande del dolore provocato dallo squarcio mortale sulla sua schiena, cadde in ginocchio con il sapore aspro del sangue in bocca e vide un ghigno dipingersi sul volto di Kurt, le ultime parole che sentì furono...."adesso me la spasserò con Linda gran pezzo di merda". Il copioso sangue che usciva dalla bocca di Jester soffocò le sue ultime parole nella sua bocca " Bastardo...tornerò..." 

Un forte respiro e poi un urlo rimbombarono nel laboratorio "...Tornerò..." strappando dei tubi che lo collegavano ad uno strano marchingegno Jester si rizzò seduto sull tavolo dove era adagiato. Ma provò subito un dolore lancinante alla schiena, un dolore talmente forte che gli fece perdere i sensi di nuovo, non prima però di vedere due mani di carnagione scura che lo aiutavano ad adagiarsi su quello strano tavolo gelido. Risuonarono sulle sue labbra, questa volta non più soffocate dal suo stesso sangue le parole "Bastardo....tornerò..."

Moses



         Resurrezione
Io sono Moses, o meglio, questa è l'identità che mi è stata assegnata nella mia seconda vita, una banale traslitterazione del codice identificativo che ho tatuato sul collo: M0535.
Della mia vita precedente non ho ricordi se non gli ultimissimi istanti: il calore intenso della fiamma ed il gelo profondo del metallo. Il mio soffio vitale spazzato via, la mia personalità annullata, persi tutti quanti i miei ricordi. Eppure qualcosa è rimasto.

La maggior parte dei miei organi interni sono stati salvati: il mio cuore ed i polmoni sono artificiali ma pompano vero sangue in circolo nelle mie vene, le placche di metallo nascondono i nuovi innesti e le complesse apparecchiature elettroniche che oggi mi mantengono in vita.
Tutti e quattro i miei arti sono stati rimpiazzati con impianti cibernetici, braccia e gambe di scuro e solido acciaio che uso nascondere sotto vesti ampie e comode per non attirare attenzioni indesiderate.
Anche gran parte del mio sistema nervoso centrale è stato ricostruito: una buona porzione della materia grigia è ancora organica ma circa un quarto del mio cervello è circuitato ed accessibile attraverso una placca cranica sigillata di acciaio opaco, così come l'intera spina dorsale, i cui innesti vertebrali emergono dalla pelle sottile ed annerita della mia schiena.
Il volto che porto è ancora in larga parte quello che avevo nella mia vita precedente, non vi crescono più peli, così come su tutto il resto del mio corpo. Conservo i miei veri occhi, celati dietro una visiera specchiata, regolabile e direttamente innestata all'apparato uditivo, anch'esso interamente artificiale.
Sono uno spettacolo grottesco per la popolazione selvaggia ed ignorante del Nono Mondo e uno straordinario esemplare ibrido di carne e metallo per chi invece dedica la sua esistenza allo studio dei Numenera.


Mi risvegliai nel deserto alcune settimane or sono. Solo. Il vento aveva cancellato le tracce sulla sabbia di come fossi giunto fin lì. Accanto a me una sacca, strumenti di precisione, alcuni pezzi di ricambio e marchingegni ignoti, una lama e pochi viveri, come se fossi stato lasciato lì di proposito. Mi lasciai guidare da una colonna di fumo all’orizzonte per giungere entro sera in un primo, piccolo centro abitato.
Presto mi resi conto delle potenzialità del mio nuovo corpo, della sua incredibile resistenza e potenza fisica. Nonostante non riuscissi a comprendere l’esatto funzionamento delle mie parti cibernetiche era evidente che il lavoro compiuto fosse incompleto e, seppur già di per se stupefacente, ancora ben lontano dal manifestare il suo pieno potere.
L’eccellenza del lavoro fatto su di me da colui o coloro che mi hanno ridato vita è manifesta anche nell’agio in cui mi trovo in questo corpo ibrido: lo sento mio, perfettamente integrato con le parti ancora organiche, persino psicologicamente non avverto alcun rifiuto, nessun rimpianto di ciò che fui.
Paradossalmente potrebbe essere proprio questa innaturale armonia a turbarmi maggiormente o la consapevolezza di essere un’organismo superiore, ma allo stesso tempo ancora in corso d’opera ed in grado poter raggiungere un più alto livello di perfezione.
Viaggio da allora con il duplice scopo di svelare il mio passato e completare ciò che sono. I Numenera, i segreti mistici dei mondi precedenti al nostro, le tecnologie proibite e dimenticate sono la chiave per realizzare me stesso.


L'incontro
Lo sconosciuto sembrò riconoscermi dopo appena qualche parola scambiata, mi disse qualcosa, un nome di persona o forse un luogo che mandò completamente in tilt il mio sistema neurale.
Dal suo volto sorpreso, quando mi ripresi, capii che ciò che aveva causato non era voluto, eppure non riuscivo a ricordare cosa fosse successo. In seguito l’uomo mi raccontò della mia infanzia, mi disse chi ero e da dove venivo, eppure ancora oggi non riesco a ricordare quei dettagli, come se andassero in conflitto con le mie memorie attuali, ma in fondo nemmeno mi interessa. Chi mi ha ricostruito ha fatto in modo che il nuovo me non rimpiangesse chi fossi prima di risorgere. Appare però evidente che il mio inconscio si opponga a questa scelta, basta pronunciare quel nome, che in alcun modo riesco a ricordare, affinché i tessuti organici del mio corpo si ribellino a quelli cibernetici. L’effetto è un offuscamento quasi totale della mia volontà, incapacità completa di agire per alcuni secondi finchè non si attiva una sorta di impianto di emergenza che elimina il ricordo e ristabilisce il controllo. Seguono diversi minuti in cui mi è impossibile assimilare ogni tipo di ricordo a breve termine, poi il sistema neurale sembra riavviarsi e tutto torna normale.
Non sono attualmente in grado di mettere mano al circuito di emergenza, non senza rischiare di arrecare danni più gravi, e non conosco nessuno di cui mi fidi abbastanza per consentirgli di operare sul mio pannello neurale. Per ora non è quindi possibile fare nulla a riguardo.


Quando all’alba del giorno dopo lasciai il villaggio scoprii che lo sconociuto avrebbe preso la mia stessa strada. Vidi in lui un grande potere, risultò vitale conquistare e mantenere la fiducia di costui, sia perché a conoscenza di chi ero e avrebbe potuto aiutarmi a ricostruire gli eventi, sia perché sarebbe stato a questo punto troppo rischioso averlo come nemico.
Gli offrii la mia compagnia e la mia protezione, in fondo, come presto scoprii, le nostre strade non erano molto dissimili.

mercoledì 29 luglio 2015

Jamal Sahl Al-Fayeed






Era una normale giornata di primavera, il momento migliore per iniziare a preparare un nuovo filare sull'appezzamento di terra che da anni aspettavamo di poter acquisire. Una collina ben esposta e molto produttiva, che avrebbe rivelato un ulteriore piacevole sorpresa. Ero partito presto e avevo già lavorato su metà della terra, quando l'aratro si bloccò completamente, mentre una lampo di luce balenava dal terreno. Calmati i buoi che cercavano di scappare, riusci a trovare il manufatto e lì inizio tutto. Appena preso in mano infatti ebbi come la sensazione che tutto assumesse una nuova visione, come se quella sensazione di incompletezza, avesse finalmente trovato la sua soluzione. 

Giocando, lavorando e studiando questo oggetto iniziarono ad emergere altre interessanti aspetti di me stesso: potevo giocare con la materia, plasmarla con la forza della mia mente.  Ringrazio i miei che capirono che era più importante per me e per l'umanità che intraprendessi questo itinerario di scoperta e studio. 

Ormai sono 4 anni che ho abbandonato l'azienda vinicola di famiglia e viaggio in cerca dei Numénera........