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domenica 3 novembre 2019

Il Folle Piano di Otto

"Non so cosa dirti Miranda, da una parte è lodevole che si siano cacciati in questa situazione per racimolare il denaro da anticipare all'erario, d'altra parte lo trovo così stupido rischiare la vita per qualche crì quando sapevano di essere stati mandati qui in attesa di ordini per qualcosa di ben più importante!"
"Mio caro Enrigo, l'erario non c'entra un bel niente, i vostri onestissimi miliziani stanno spillando fino all'ultimo granello a tutti i possidenti terrieri della zona, sanno bene che quando l'Alcalde Joel Calabòr verrà sostituito al comando dal Capitano Brummer non potranno più vessare la povera gente di Umbral come hanno fatto finora. E sai cos'altro penso? Che tuo fratello e i suoi amici siano andati a cacciarsi nelle intercapedini semplicemente perché si stavano annoiando! Sono mesi che li teniamo qui fermi ad attendere nostre indicazioni, documenti puliti e aggiornamenti di Hurtington."
Lo sluagh vileziano sbuffò in risposta: "Sarà come dici tu, ma questo potrebbe causarci dei problemi, non possiamo ritardare ancora, abbiamo impiegato già troppo tempo per metterci in contatto con il tuo compare a Pozzoprofondo, e ora non possiamo aspettare che Jago si rimetta, dobbiamo farli partire domani stesso, il nostro contatto non aspetterà al Paso Bajo per un'ora in più di quanto pattuito, è un poco di buono, non mi fido di lui."
La soladina finì il suo té e si soffermò qualche istante ad osservare i residui rimasti sul fondo della tazza: "Nemmeno io, avessimo almeno avuto modo di pagarlo in anticipo... Ad ogni modo il medico sta arrivando, lo rimetterà in piedi e domani potrà cavalcare. Tuo fratello è un omino pieno di risorse, non credo tu lo conosca poi così a fondo... e per il futuro non sottovaluterei il fatto che abbiano reso un buon servigio ad Oleg Protopopolov, andare a caccia di aracnidi e recuperare uova dalla tana di un Ragno Cacciatore per regalarle al Califfo di Al'Sehir... è un miracolo che ne siano usciti ancora interi. Quella fata è davvero intraprendente e schifosamente ricca, avere un contatto ci tornerà senz'altro utile prima o poi."
"Prima o poi..." Enrigo Zordi scostò la tenda della finestra osservando la corte all'ingresso della fattoria, Aleikh era poggiato alla staccionata e lavorava alacremente al suo clavischetto, perfezionando il meccanismo a scatto della lama, Yafiha invece era ancora indaffarata con Dahabi, il piccolo coleottero nella tana del ragno aveva subito ferite che avrebbero steso un boggart sbroccato ed ora era già in piedi facendo il suo meglio per obbedire alla sua addestratrice. "Ma Otto è proprio sicuro di aver bisogno di questo brigante a Pozzoprofondo? O meglio, è proprio sicuro che poi sarà in grado di uscire da lì?"
"El Mudo, possibile che tu non ne abbia sentito parlare? Per quanto riguarda Otto posso assicurarti che è una delle menti criminali più brillanti che conosca..."
"Spero sinceramente tu non ne conosca troppe Miranda... e dire che pensavo di sapere chi fossi..."
"...Evidentemente meno di quanto pensi ma non mi sembra tu abbia qualcosa da lamentarti, stiamo per riscrivere la storia della Casa."
"E in cosa dovrebbe esserci utile uno spietato brigante ominicida senza lingua?"
"Vedi che lo conosci anche tu? El Mudo ci serve per fomentare gli animi a Pozzoprofondo, Con tutti i disordini dopo la Tragedia del Corrimano il carcere diventa sempre più affollato, Otto è talmente pazzo da farsi rinchiudere lì sotto di sua iniziativa, ma rimane pur sempre un estraneo. A lui serve qualcuno che possa infervorare gli animi dei detenuti, qualcuno che scateni la rivolta, qualcuno il cui valore ed il cui desiderio di opporsi all'Alto Consiglio siano indiscusse ed incrollabili, un vero e proprio rivoluzionario."
"Ora si che mi sento meglio... un'evasione di massa da Pozzoprofondo. Premettendo che mi sembra un suicidio vero e proprio... in che modo ci tornerebbe utile per rinvenire la Città Sepolta?"
Miranda sospirò: "Dall Soffer, uno sprigo, un cervellone. Hurtington vuole che lo tiriamo fuori da lì a tutti i costi e che lo portiamo con noi agli scavi."
"Mi sembra tutto molto contorto Miranda, ed improbabile. Questo brigante, El Mudo, ha impallinato il fratello dell'Alcalde e si è rifugiato in una valle arida ai piedi della Scala Tremante. La milizia di Umbral sta mettendo su un reggimento per farlo fuori e noi invece vogliamo che venga processato e spedito a Pozzoprofondo per aiutare Otto ad organizzare una fantasmagorica evasione di massa dal carcere più sicuro di tutta la Casa. Per questo mandiamo Jago ed i suoi compari ad avvisare El Mudo, salvarlo dalla vendetta dell'Alcalde per poi tradirlo e consegnarlo alle Schiene Dorate e ficcarlo su un carro prigione diretto a Penjara. Lo trovo folle."
La soladina sorrise: "Funzionerà."

martedì 8 ottobre 2019

Carnevale di Sangue

L'Appuntato prendeva nota: "Quindi Ispettore i delitti sono collegati?"
"Non è forse ovvio?"
L'omino poggiò il berretto sulla scrivania e fece un ultimo tiro dalla pipa di calcare prima di metterla da parte, poi iniziò a passare in rassegna i documenti sparsi che i vari specialisti gli avevano consegnato.

"La notte del 18 Marzo, la vigilia di Ostara, tre ignoti si intrufolano all'interno del condominio e aggrediscono sull'uscio di casa Hasser Baduà, ex-militare, veterano e graduato della Guerra Domiciliare, ritiratosi per entrare nel corpo di guardia personale del suo vecchio superiore, il Miralay Checo Stappacolli. Volevano farla passare per una rapina, ma è stata una vera e propria esecuzione, la testa della vittima è stata spiccata con violenza dal collo dalle mandibole di un coleottero, ancora di modeste dimensioni ma, a giudicare dai segni, perfettamente addestrato al combattimento. Il soqquadro lasciato per casa poi può far intendere che cercassero qualcosa, ma anche che abbiano provato a far passare l'aggressione per una rapina finita male... è chiaro però che la faccenda nasconda dei fini personali, come si può evincere dalla violenza con la quale è stato perpetrato il crimine e da quello che è accaduto la notte successiva, durante i festeggiamenti per la fine del Carnevale. A proposito Appuntato, è stata poi rintracciata l'accompagnatrice?"
Il soldato annuì scattando sull'attenti: "Si Ispettore! Una boggart, Ispettore! Una... accompagnatrice, con le alette rosse finte dietro le spalle... Beh! Non voleva dirci nulla, abbiamo dovuto insistere un bel po' per farle vuotare il sacco. A lei non hanno torto un capello, anzi, le hanno offerto del denaro per far finta di nulla e tacere. Ha raccontato di tre omini, tre sluagh in maschera Ispettore, una femmina e due maschi... e un coleottero, dal carapace dorato. Ha detto di essere corsa via e non aver visto o sentito altro. La versione è stata confermata, quasi del tutto, dalla signora del pian terreno. Ha detto che poco prima di sentire gli spari al piano superiore degli omini avevano chiesto di entrare, ma lei si era rifiutata di aprirgli, ha descritto la maschera di uno dei tre e combacia, poi però si è chiusa in casa e quando son corsi giù dalle scale dopo la colluttazione non ha osato aprire la porta per guardare. Lei però non ha visto coleotteri..."
"Fa niente, quello è indubbio che ci fosse..." continuò l'Ispettore sfogliando un rapporto "...ma veniamo a quanto accaduto la sera dopo, Ostara: il Miralay Stappacolli, alto ufficiale pluridecorato eccetera eccetera della Guerra Domiciliare, ormai anziano, malato e costretto in sedia a rotelle, viene aggredito nella sua stanza da letto e massacrato a colpi di chiave insieme a buona parte dei mercenari presenti in casa e pagati per la sua protezione. Soldi spesi decisamente male."
"Si Ispettore, anche qui abbiamo la testimonianza del suo infermiere che dormiva nella stanzetta accanto, si è nascosto e ha visto due omini irrompere nella stanza da letto e occuparsi di una guardia del corpo e del Miralay, giustiziandoli entrambi brutalmente con un clavischetto ed un ago da duello. Stessa fine che hanno fatto le altre guardie presenti sul piano, altri quattro omini signore, che riposino in pace."
L'altro annuì, sfogliando i disegni con le ricostruzioni della scena del crimine: "Qui c'è scritto che il vecchio non faceva altro che urlare contro le fate, convinto che fosse una vendetta. Non erano fate, ma forse non aveva torto. Vai a prendere la trascrizione della testimonianza del figlio della vittima, Angèo Stappacolli, deve essere ancora sulla scrivania del commissario."

Qualche minuto dopo le carte erano insieme alle altre sulla scrivania: "Insomma... nella tenuta degli Stappacolli fuori Vilezia, che si affaccia sulla Pozza, oltre alle vigne e cantine tenevano anche incontri clandestini tra bestie. E questo ovviamente lo sapevano tutti ma non era un gran problema, vista la notorietà e le amicizie del Miralay e la posizione di suo figlio all'interno dell'Accademia della Mirandola. E mentre nella Pozza sparavano fuochi d'artificio il buon Angèo si divertiva a vedere gechi e topi azzannarsi a morte, sembra che in fondo abbia ereditato lo spirito sanguinario del padre. Quegli omini non erano lì solo per ucciderlo e sapevano cosa cercare, e dove. Il Miralay sembra proprio che fosse un criminale di guerra..."
L'Appuntato sgranò gli occhi: "Cosa Ispettore? D... devo scriverlo?"
"No no no! Ma che sei scemo!? Questa roba finirà sul tavolo di qualche Schiena Dorata con un fiammifero su per il fondoschiena, tieni per te quello che sto per dirti."
"Si Ispettore!"
"Praticamente il buon, si fa per dire, Miralay Stappacolli aveva una bella reputazione nell'Esercito dell'Orda: un vero e proprio sterminatore di fate sin dai tempi della Caccia Selvaggia, che si è guadagnato ogni grado versando il sangue dei suoi nemici. Uno di quelli vecchio stampo, razzisti fino al midollo, che ci teneva a mettere in mostra nella sua lussuosa villa i trofei di decenni di battaglie combattute in mezza Casa. E di questi trofei ce n'erano alcuni che meritavano un posto d'onore, una saletta isolata e ben sorvegliata, nella quale potevano accedere solo i più vicini al Miralay, ex-ufficiali come lui o persone più che fidate, trofei non proprio... legali. Questa saletta era l'obiettivo, forse secondario, non ho ancora capito se fossero lì principalmente per ucciderlo o per trafugare qualcosa, degli assalitori."
L'Appuntato si sedette a fianco della scrivania, poggiandoci il taccuino e riponendo il pennino: "Ho sentito parlare di quella stanza, Angèo l'ha fatta svuotare immediatamente dopo l'omicidio..."
L'Ispettore annuì: "Ed ha fatto bene: l'esistenza di una macabra collezione di ali di fata in casa di una famiglia così in vista a Vilezia non farebbe bella pubblicità né a loro né all'Orda, soprattutto in questo momento storico in cui tutti i popoli sono pronti a saltarsi al collo l'un l'altro. Sono sicuro che la Zarina non aspetta altro che il pretesto per disseminare dei suoi soldati ogni luogo ricco o strategicamente importante della Casa. Ad ogni modo questa cosa verrà taciuta, non vogliamo che qualche fae si immischi nelle indagini e scopra queste cose, anche perché è molto probabile, dai registri che abbiamo raccolto, che il Miralay avesse continuato la sua battaglia personale ben oltre la fine della Guerra. Forse voleva opporsi alla pace, forse il suo odio per le fate era semplicemente troppo vincolato al suo animo marcio..."

"Va bene, ricominciamo a scrivere Appuntato. Gli intrusi uccidono il Miralay, si introducono nella sua collezione privata e rubano alcuni pezzi pregiati, da rivendere a qualche collezionista probabilmente, poi si calano dal balcone con una tenda e scappano verso il molo dove un complice li attende per la fuga in barca attraverso la Pozza."
"Pensa che riusciremo a prenderli Ispettore?"
"Considerando quanto erano organizzati e che sono già passati più di due giorni ormai potrebbero essere ovunque, senza considerare che la pista migliore che avevamo sembra essersi rivelata inconcludente."
"Intende la testimonianza di Angéo Stappacolli sui partecipanti al suo evento?"
"Esatto. All'inizio Angèo aveva puntato il dito senza alcun dubbio su tre specifici omini iscritti al suo evento per far combattere un coleottero dal carapace dorato, Dahabi, casualmente ritirato prima di scendere in campo e sistemato in una gabbia chiusa per finta, sabotata ad arte, dalla quale la bestia è facilmente fuggita al richiamo del padrone. Questi tre pare siano spariti proprio nel corso dei primi scontri. Tre omini che erano stati visti nella cantina dei vini, dove era allestito il rinfresco e che avevano provato ad infilarsi nel corridoio che, casualmente, dava accesso ad un passaggio sotterraneo che dalla vigna conduceva fino al seminterrato della villa del Miralay."
"Sembravano conoscere bene la zona. Ma Ispettore, uno degli omini non era un altro figlio di buona famiglia di Vilezia?"
"Così sembrava: Jàco Zordi, fratello minore di Enrigo e Mènego Zordi, aveva conosciuto di persona Angéo al Torneo di Scherma al quale aveva partecipato appena un paio di giorni prima come esordiente ottenendo discreti risultati, quanto bastava per farsi notare. Angèo aveva quindi identificato lui come uno dei tre ospiti scomparsi, presunti assassini, insieme ad altri due sluagh del Bathur. Abbiamo fatto irruzione a Villa Zordi e lo abbiamo arrestato ma in caserma Angèo non lo ha riconosciuto come lo stesso Jàco Zordi che gli si era presentato giorni prima e che era presente all'evento clandestino."
"Un impostore insomma?"
"Così sembra."
"E ha a che fare con la carta sul cadavere?"
"L'Asso di Fiori? La firma di un assassino, insieme alle ferite letali di un ago da duello. Sicuramente lo stesso omino che ha combattuto al torneo ma qualcosa non torna... e non ho ancora abbastanza elementi per tirare delle conclusioni, anche perché Angèo ha ufficialmente ritirato la denuncia contro Jàco Zordi e si è scusato per il malinteso di persona con Enrigo, che a sua volta ha sporto denuncia verso ignoti..."
"L'Asso di Fiori?"
"Precisamente... uno spadaccino con una maschera bianca dall'identità ignota che si è spacciato per suo fratello minore per intrufolarsi in casa di un altro riccone e commettere un omicidio."
L'Appuntato prese qualche secondo per riflettere: "Penso che questa storia ci creerà dei problemi..."
L'Ispettore sospirò poggiando le carte: "Sicuro. Così come sono certo che Stappacolli e Zordi stiano tramando qualcosa e il tutto sfocerà prima o poi una tumultuosa faida famigliare. Angéo Stappacolli ha avuto solo da guadagnare dalla morte del padre, che oltretutto stava già con un piede nella fossa, ma per onore e orgoglio non può soprassedere sull'assassinio in casa sua del suo vecchio."
"Ispettore... e per quanto riguarda le indagini ora come proseguiranno?"
"Con l'unica pista che ci rimane Appuntato, quella che per ora ci permette di salvare la faccia: i Vermi delle Sabbie. Il Miralay e Baduà assassinati erano a capo di questa compagnia di sluagh del deserto specializzata in guerriglia e agguati. Ci fu uno scandalo qualche mese dopo la fine della Guerra e alcuni soldati del manipolo accusarono i loro superiori di crimini di guerra ma furono dichiarati disertori e imprigionati a Pozzoprofondo. Ho già richiesto al direttore del carcere di verificare se sono ancora tutti lì, ma pare ce ne siano un paio che non sono mai stati catturati dopo la denuncia, omini a cui è stata tolta l'identità e ogni licenza, omini che potrebbero avere avuto un buon motivo per vendicarsi brutalmente degli ufficiali che li hanno incastrati... in particolar modo mi interessa scoprire qualcosa di più di questo qui..."
L'Ispettore avvicina all'Appuntato il manifesto di taglia con il ritratto abbozzato di uno sluagh cornuto: "...Aleikh Khamal."

martedì 10 settembre 2019

Sciopero Nero

Per la prima volta nella storia della Casa il Carnevale di Vilezia era aperto ad ogni omino di ogni popolo, la città della Cantina si apprestava ad un afflusso di visitatori mai visto prima e per garantire la salvaguardia di ognuno i controlli di sicurezza e le ronde della milizia erano coadiuvati dalla presenza di drappelli di soldati del Grande Esercito Imperiale.
L'inaugurazione della settimana di festività era prevista per il giorno dopo, con una sfilata pomeridiana di chiatte allegoriche che avrebbero attraversato la città lungo il Grande Canale, salutando le autorità sistemate in comodi scranni sul ricco Ponte di Ribasso e finendo per prendere il largo nella Pozza con un sontuoso spettacolo pirotecnico sullo sfondo della Mirandola.

Quella notte invece il battello della Locanda sul Molo aveva compiuto un viaggio non programmato per l'arrivo improvviso e trafelato di alcuni ospiti illustri. Il capitano era stato letteralmente buttato giù dal letto da un corazziere mentre altri miliziani e soldati si assicuravano di portare a bordo i bagagli e garantire la sicurezza di Messieur Philippe Nouvau e sua moglie Charlotte.
L'ingresso principale del lussuoso Hotel La Mirandola dava direttamente sul Grande Canale ma per garantire discrezione e, viste le condizioni indecorose in cui le due fate ed il boggart a loro scorta erano giunti in città, vennero fatti accedere dal retro e subito accomodati nel lussuoso attico prenotato a loro nome con largo anticipo.
Nell'arco dell'intera giornata Nouvau e consorte furono impegnati in un via-vai di paggi, medici, sarti, camerieri e barbieri che se ne presero cura restituendogli il loro decoro, poi venne il turno di ufficiali della gendarmeria e autorità locali interessati a capire cosa fosse loro successo sulla via diretta, pattugliata e teoricamente sicura che li aveva condotti fino alla Pozza dalla distante Utu Bathur.
Tra i divani e le composizioni muffloreali dello sfarzoso atrio dell'albergo le chiacchiere dei distinti ospiti della struttura spaziavano tra le più disparate versioni di quanto accaduto.

Il magistrato del Reame era un semplice turista, giunto nell'Orda nel mese di febbraio, seguiva un programma di viaggio completo che da Umbral l'aveva portato attraverso il Khashab fino nel Bathur prima di raggiungere Vilezia in tempo per Ostara e poi Al Sehir come tappa finale prima di tornare verso la Scala Tremante e riprendere la via di casa. Una volta in Cantina erano stati saggiamente consigliati di assumere un nutrito gruppo di braccianti per rendere il più confortevole possibile il tragitto suo e della signora, approfittando del bassissimo costo della manovalanza sluagh e così avevano intrapreso il loro avventuroso viaggio attraverso il deserto di segatura scortati da due guardie private boggart responsabili della loro sicurezza sin dalla loro partenza, una guida locale ed una decina di sluagh nani come servitori.
Il viaggio da Umbral attraverso il Khashab era filato liscio così come la permanenza ad Utu-Bathur ma una volta ripartiti i braccianti avevano inspiegabilmente deciso di attentare alla loro vita. Li avevano convinti a deviare dal percorso verso una millantata via panoramica per poi abbandonandoli in balia degli insetti con la carrozza impantanata nel muschio. Mentre i forti boggart cercavano di rimetterli in carreggiata erano stati poi aggrediti da alcune scolopendre, avevano perso i topi e Robert, una delle guardie, ed erano riusciti a salvarsi solo grazie all'intervento di tre coraggiosi omini, tra cui la guida che solo alcuni giorni prima li aveva condotti al sicuro attraverso il Khashab e lasciati indenni e soddisfatti ad Utu-Bathur. I tre soccorritori avevano affrontato con coraggio le bestie mettendo a rischio la loro stessa vita e li avevano tratti in salvo, bagagli compresi.
Messieur Nouvau una volta ripresosi, incipriatosi ed aver terminato di sporgere denuncia verso il gruppetto di braccianti infami, era intenzionato a sdebitarsi, si premurò quindi di consegnare all'unica guardia rimastagli, Steven, un invito da recapitare ai tre eroi presso Villa Zordi. Tanto per cominciare li avrebbe invitati nell'attico per godersi l'inaugurazione del Carnevale di Vilezia dalla esclusiva terrazza panoramica dell'Hotel La Mirandola.

Quello stesso giorno, ad Utu-Bathur, nella bettola di Jo Senzunocchio, il gruppetto di braccianti brindava con i soldi fatti dalla vendita di qualche bene sottratto agli aristocratici fae prima di abbandonarli al loro destino. Ridevano e scherzavano soddisfatti, vantandosi con gli altri astanti di aver avuto il coraggio di ribellarsi al classismo e razzismo dei servi della Zarina, che non avevano mai perso l'occasione di appellarli e trattarli come animali, sottopagando il duro lavoro che svolgevano con perizia. Erano ignari del fatto di stare per finire sui manifesti di taglia di tutta l'Orda con una poco lusinghiera immagine di gruppo ed il nome affibbiatogli di Banda dello Sciopero Nero.

giovedì 15 agosto 2019

Regolamento di Conti

"Sai, l'altro giorno, quell'infestazione di scarafaggi nelle intercapedini basse? Sembra che qualcuno abbia abbandonato lì delle botti... con dei cadaveri dentro. Tutta gentaccia, omini dei bassifondi, un capobanda e i suoi scagnozzi, c'è stata una rissa nella taverna del vecchio Jo ed è stata una strage."

La notizia impiegò qualche giorno a risalire il Grande Tubo e per molti fu soltanto argomento di chiacchiere da mercato, dopotutto si trattava di feccia del sottobosco criminale che non merita alcuna compassione.
La milizia venne ad interrogare Jossafat e ne ottenne qualche dettaglio aggiuntivo, ma una volta appreso che si era trattato di un violento regolamento di conti interno alla banda di Fasir lo Sveglio (primo rinvenuto tra i corpi mezzi divorati dagli insetti) decise che non valeva la pena sprecare troppe energie nella persecuzione dei colpevoli, dopotutto sfoltendo i ranghi della malavita cittadina gli avevano fatto un favore. Eppure contemporaneamente l'illuminato Sultano Balthazar Bashan capì che non sarebbe dovuta diffondersi la notizia che Utu Bathur fosse una città tanto pericolosa da potersi imbattere in questo genere di scontri, soprattutto adesso che le porte erano aperte ad ogni omino della Casa era importante dare subito un segnale forte, pertanto chi ne pagò le conseguenze furono i residenti dei quartieri al di sotto dell'imbocco del Grande Tubo, che divennero vittime di sgarbate perquisizioni e controlli ogni volta che dovevano risalire la città verso i quartieri più benestanti.
I posti di blocco non impedivano ai signori del crimine di condurre i loro affari, ma trattenevano i piccoli furfanti e le bande ai piani bassi, facendo di fatto precipitare la qualità della vita della metà inferiore della città con il solo vantaggio di far sentire nobili, turisti e mercanti perfettamente al sicuro nella metà soprastante.
Jo Senzunocchio maledisse la sua sfortuna nell'essere finito in mezzo a quella torbida storia e si decise infine ad affiggere un annuncio per assumere un aiutante e buttafuori, qualcuno che incutesse il giusto rispetto e timore, magari un minaccioso ipertrofico... o, perché no, un bravo boggart!

Nel frattempo, dall'altra parte della città i problemi erano di tutt'altra natura.
Il ragazzo era stato temporaneamente prelevato dalle sue mansioni di facchino per appendere in alto, sulla facciata dell'albergo, i nuovi striscioni per la settimana entrante, in cui si sarebbe celebrata la festività di Ostara. Se non avesse finito in tempo non sarebbe potuto tornare a trasportar bagagli per i facoltosi ospiti de I Veli di Imrah e riscuotere le loro generose mance: fate e sprighi erano molto più generosi di quanto si sarebbe mai aspettato.
Quando scese dalla scala a pioli trovò però ad attenderlo un colosso dalla pelle grigia e l'aria poco raccomandabile che lo fissava a braccia conserte ruminando del muschio da masticare. Il giovane capì al volo, aveva avuto un'esperienza simile pochi giorni prima, non aveva più intenzione di fare il duro per pochi spicci e così vuotò il sacco immediatamente.
Nemmeno mezzora dopo potè tornare al suo lavoro, senza averne guadagnato nulla, ma sperando di avere in qualche modo messo i bastoni tra le ruote ai tre estranei che l'avevano minacciato l'ultima volta.

Maharbar rimase per un minuto buono immobile di fronte alla porta dell'appartamento dopo aver ringraziato e congedato il ragazzo per la preziosa e spontanea collaborazione. Sapeva che non lo avrebbe trovato lì ma sperava di rinvenire qualche indizio su dove potesse essere sparito Otto. L'appartamento era lo stesso in cui aveva alloggiato l'ondino ad inizio anno e, a detta del custode, un altro ospite della proprietaria gli aveva lasciato le chiavi solo un paio di giorni prima. Doveva quindi essere vuoto eppure l'orecchio allenato di un guerrigliero sopravvissuto alla guerra percepiva movimenti all'interno: optò per l'effetto sorpresa.
Con una poderosa spallata spalancò la porta e alzò le braccia in guardia tenendo la punta di chiodo con presa invertita, pronta a scattare ma... nessun movimento.
Iniziò cautamente ad esplorare le stanze del piccolo ma curato appartamento, affacciandosi sul cucinino e sulla saletta, quando infine aprì la porta socchiusa della stanza da letto si accorse di non essere solo e di non avere alcun vantaggio. Si voltò di scatto, trovandosi faccia a faccia con un omino nettamente più basso di lui, con vesti ampie e comode ed il capo e volto nascosti da uno stretto turbante color mattone dal quale si intravedeva solo il bianco degli occhi. Era fermo in mezzo al corridoio, a pochi passi da lui, gambe larghe in posa da combattimento, non portava armi e sembrava avere l'intenzione di affrontarlo in quello spazio stretto usando solo le sue mani nude.
Maharbar capì che quel tizio non era stato colto in flagrante durante un'effrazione, ma era lì da chissà quanto tempo in attesa che qualcuno si presentasse, allora gli sorrise sprezzante: "Povero idiota, sei capitato con l'omino sbagliato!" e gli si scagliò contro.

Più tardi il custode del palazzo entrò titubante dalla porta d'ingresso, stringendo nervosamente tra le mani uno stuzzicadenti stondato. La porta era stata forzata e sul corridoio all'ingresso c'erano tracce di colluttazione, alcuni schizzi di sangue nero sporcavano le pareti e lo stipite della porta della stanza da letto. Quando si sporse cautamente, aspettandosi chissà quale raccapricciante spettacolo, vide un gigantesco energumeno accasciato a faccia in giù sul pavimento, con una punta di chiodo conficcata ad un palmo dal suo naso. Respirava ancora, malconcio ma ancora in vita.
Le tende della stanza erano blu cobalto ed ondeggiavano sospinte dalla brezza che soffiava dalla Cantina attraverso le crepe sulla parete, fino all'intercapedine bonificata in cui Utu Bathur era edificata.
Sulla parete opposta, sopra una madia, un quadro era stato rimosso rivelando una piccola nicchia nascosta, ormai vuota. Il custode raccolse la cornice, spezzata probabilmente durante la colluttazione, e stese la tela strappata per osservarla: raffigurava la proprietaria dell'appartamento, una affascinante soladina con occhi luminosi ed un sorriso beffardo, Donna Miranda O'Donnell, che lui non aveva mai incontrato di persona ma per conto della quale diversi ospiti autorizzati, presenti in una lista che gli era stata fornita insieme al suo incarico, avevano alloggiato negli ultimi mesi e a cui era stato ordinato di lasciare le chiavi se le avessero richieste.
Secondo il suo taccuino il grosso ipertrofico privo di sensi corrispondeva alla descrizione di un faccendiere locale, di nome Maharbar, autorizzato, e diverse volte prima di lui era stato a lungo ospite l'indaffaratissimo Otto Novak X, ondino di Vascherdam, socio in affari della proprietaria, e per ultimo un nobiluomo girovago di basso rango, tale Jàco Zordi di Vilezia, forse un suo amante, che aveva lasciato la città solamente da un paio di giorni con alcuni compari.
Il custode richiuse la finestra, si prese cura del ferito ed iniziò a rassettare. Soltanto dopo essere rimasto solo sedette alla scrivania ed iniziò a scrivere il messaggio che avrebbe inviato all'indirizzo scritto nell'ultima pagina del taccuino, quello destinato alle emergenze.

Con il Carnevale e Ostara alle porte le vie di commercio principali tra Vilezia e le altre città della Cantina erano molto frequentate. Lo stesso Jhafir era quasi a metà strada con il suo carro, due dei suoi esemplari di geco più variopinti ed esotici avrebbero preso parte alla sfilata per le vie della città e sicuramente ci sarebbe stata come ogni anno qualche occasione per fare buoni affari, magari con qualche straniero facoltoso.
Jhafir era felice di poter condividere almeno parte del viaggio con sua nipote Yafiha, sempre indaffarata col suo coleottero ammaestrato, Dahabi, che continuava a crescere sempre di più. Tra i suoi accompagnatori poi c'era il cacciatore di nome Aleikh che li precedeva di un centinaio di minimetri, in sella ad un topo e clavischetto in spalla; era lo stesso omino che li aveva portati in salvo fuori dal Khashab lo scorso anno e Jhafir era lieto che fosse di nuovo lui a guidarli.
Infine il distinto nobiluomo che condivideva con lui la cassetta del carro era di piacevole compagnia, bravo a carte e sembrava avere conoscenze interessanti tra la nobiltà del luogo in cui erano diretti, anche se Jhafir non aveva mai sentito parlare, finora, della sua famiglia: gli Zordi di Vilezia.

lunedì 5 agosto 2019

Intro - La Città Sepolta

Otto aprì la custodia e ne estrasse con un pizzico di perplessità il rotolo traslucido. Soltanto un istante dopo realizzò che la pergamena era ricavata dal frammento di un'ala di fata e, nonostante le macchie di inchiostro ivi impresse sembrassero non avere alcun significato logico, i suoi occhi si sgranarono come se vi riuscisse a leggere un chiaro messaggio.
Un largo sorriso gli si disegnò sotto la folta barba bianca mentre alzava la testa rivolgendosi alla piccola combriccola seduta al tavolo attorno a lui, omini per lo più fidati e di indiscusso valore che in quel momento continuavano a fissarlo inebetiti: "Non avete idea di cosa sia questa? Volete dirmi che nessuno di voi bifolchi ha mai sentito parlare della città perduta di Khaset At'Dathrez?"

Sono principalmente le leggende del popolo sluagh ad avere riferimenti a tale luogo, racconti della tradizione orale delle genti che vivono tra il Bathur ed il Khashab, di cui oggigiorno quasi nessun altro ha mai sentito parlare. Tali storie possono trovare vaghi riscontri negli annali dei primi boggart, i quali, dopo la Scomparsa del Padrone, cercarono di catalogare tutto ciò a cui loro spettava di aver cura, fino al giorno in cui Egli sarebbe tornato. Con i disordini che seguirono, l'arrivo degli altri popoli, le infiltrazioni, la muffa, il progresso, le guerre e le fragili alleanze molto di questo andò perduto e molto altro finì per essere archiviato su polverosi scaffali delle austere biblioteche del Focolare.
Soltanto oggi, a quasi cento anni dalla fatidica data, grazie alla Fragile Pace ed alla riapertura dei confini, alcuni omini che hanno dedicato la loro vita alla conoscenza, alla scoperta ed alla memoria di ciò che non deve essere dimenticato, hanno la possibilità di rispolverare antichi tomi e riportare alla luce segreti ormai lontani e creduti persi, ingenuamente ignari del fatto che alcuni di essi farebbero bene a restar sepolti.

Khaset At'Dathrez (probabilmente una traslitterazione dal domestico) è il nome in lingua sluagh di una città perduta e disabitata che si dice sepolta nel caldo abbraccio del deserto di segatura. Un luogo, secondo le favole del Bathur, di cui oscurità e silenzio sono gli unici abitanti, nel quale però giacciono ancora dimenticati innumerevoli oggetti appartenuti al Padrone stesso, cose inimmaginabili su cui nessun omino attualmente in vita ha mai potuto posare anche solo lo sguardo e che aspettano solo di essere rinvenute.
I racconti dei nomadi del Khashab parlano invece di un luogo maledetto, sigillato e sepolto per volontà stessa del Padrone, non una città, ma una necropoli in cui gli spiriti inquieti di omini che hanno siglato un Contratto immondo servono una Bestia antica quanto il deserto stesso che non aspetta altro che qualche incauto spalanchi le porte e le renda la libertà.

La reale esistenza di questo luogo ed il punto esatto in cui sarebbe sepolto rimane un mistero, ma fonti accreditate parlano di un ostinato studioso di Astraviya, il Professor Anatoli Plaschev, che dedicò vita e carriera alla causa e subito dopo la fine della Prima Guerra Domiciliare affrontò un rischioso viaggio fino al più remoto angolo della Cantina.
Si dice che infine Plaschev abbia trovato ciò che cercava ma che non sia vissuto abbastanza per rivelarlo al resto della Casa e che l'unico indizio del suo destino e sulle sue scoperte sia stato da lui stesso trascritto sulla membrana delle sue ali, cui avrebbe rinunciato prima di scomparire in via definitiva, senza lasciare alcuna traccia.

Oggi, alla fine del VI anno dall'istituzione dell'Alto Consiglio, una piccola banda di omini è miracolosamente emersa dalla segatura del Khashab dopo lo scatenarsi di una terribile tempesta causata nella Cantina da una folata di vento proveniente dallo spiraglio sotto il soffitto.
In molti sono periti nell'evento e ancora di più sono i dispersi, ma coloro che hanno miracolosamente raggiunto Utu Bathur l'hanno fatto riportando alla luce quella che sembra essere la prima parte di una mappa creduta fantasia, tatuata sulle delicate ali di una fata: "La guida di Plaschev ai segreti di Khaset Ad'Dathrez".
Nella zona alta della città, poco distante dal palazzo dell'Emiro, ospite nel lusso de I Veli di Imrah, un distinto boggart, Mr. Hurtington attende pazientemente che quanto richiesto gli venga finalmente consegnato.