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lunedì 26 settembre 2016

Ritorno a Caribdus




la nave salpava, la salsedine si alzava
mentre il sole all'orizzonte sorgeva
Nella baia intanto scorreva a fiotti 
il putrido Grog dalle botti

Il fato avverso 
il vento di traverso
l'amore la musica e le puttane 
possono risanare ferite ormai lontane

Non c'e' donna che possa star tranquilla
se Yanez l'ispanico nel porto sguscia come anguilla
Il burbero capitan Black Sam la via ci mostra
Non v'e' angolo di terrà che non possa essere nostra
Fiero sul castello di poppa al timone 
c'e' J.J. che aspetta il suo momento sornione

L'acqua costantemente sale ogni giorno
speriamo che del pesce non finirem contorno.

domenica 18 settembre 2016

Nel Mare dei Pirati

La discussione era piuttosto animata, J.J. e Poh erano gli unici ancora svegli sul ponte della Enfanta mentre le acque quiete del Mare dei Pirati cullavano il sonno del resto della ciurma durante la notte:
"Sono più che convinto che il nome corretto sia Ranos" asserì fermamente il giovane ispanico "No! No! Lanos è nome velo!" replicò il rozzo marinaio orientale. "Dite tutti così, il posto l'avete colonizzato voi, ma non fa testo! Voi cinesi le R non sapete pronunciarle! Chi ti dice che non fosse Ranos in origine?" Poh scosse la testa rassegnato "Io va a dolmile. Tu convinto, tu contento. Flega niente."
J.J. lo salutò con un cenno e si mise ad osservare fuori dal parapetto, il tenue bagliore che proveniva da oltre l'orizzonte indicava che il loro viaggio era giunto al termine, l'indomani sarebbero finalmente approdati alla Baia del Brigantaggio: "Sono sicuro che si dica Ranos..."

Sebbene il siparietto l'avesse distratto il giovane marinaio non poteva ignorare la gamba fasciata che ancora gli doleva e la bizzarra avventura vissuta solamente poche ore prima.
Si voltò ad osservare il punto in cui il fantasma del Capitano Iago Alfonso De Toledo era svanito nel nulla e si chiese se la faccenda avesse realmente avuto un lieto fine.
Decine di leghe sotto la Enfanta il relitto del Principe Nero custodiva ancora gli scheletri degli schiavi trasportati, condannati dalle catene che li legavano l'un l'altro e alla nave, insieme a loro i cadaveri dannati dei marinai spagnoli avevano custodito per anni il gioiello che legava, in una eterna maledizione, lo spirito del loro malvagio capitano ai mari in cui era annegato.
J.J. e Yanez si erano immersi, avevano recuperato l'oggetto affrontando squali mangia-uomini e sfuggendo alla ciurma dannata e avevano infine deciso di permettere allo spirito di essere libero, perdonando lo sterminio dei poveretti in cattività.
All'altro capo del ponte, a prua, Equias riposava. Lo scurriliano aveva partecipato all'immersione e rischiato la sua stessa vita al fianco dei due spagnoli, probabilmente in due non ce l'avrebbero fatta.
Quando BlackSam li ritirò su erano tutti e tre feriti, J.J. alla gamba, per via del morso di squalo che faceva ancora un accidenti di male, Yanez al braccio ed Equias ad un paio delle sue misteriose appendici...

Le condizioni del Capitano BlackSam Morgan non erano ancora rassicuranti. Il proiettile beccatosi nell'entroterra di Lanos l'aveva quasi sventrato ed il lungo viaggio in mare non facilitava la sua guarigione.
Per questo motivo la Enfanta era stata affidata per la prima volta alla guida del giovane J.J. temporaneamente promosso a Nostromo.
Negli undici giorni di viaggio da Cuwajo alla Baia la Enfanta era stata docile come una puledra, il ragazzo aveva saputo cavalcare i venti e le correnti come un vero capitano e leggeva con soddisfazione l'approvazione negli occhi dei suoi compagni.
Aveva sempre avuto l'esempio del Capitano Do Santos, l'uomo che considerava un padre ed il migliore capitano di tutto il Dominio Spagnolo, ma probabilmente gran parte delle sue attuali conoscenze e capacità in fatto di navigazione le aveva carpite dal burbero Samuel Morgan, che aveva sempre capitanato con capacità e perizia la loro agile monoalbero negli ultimi anni.

J.J. era molto legato ai suoi vecchi compagni anche se non sopportava quando BlackSam sminuiva Do Santos e quando Yanez lo trattava come uno sbarbatello. Loro erano la sua famiglia, come lo era stato Ottamedì. Che riposi in pace.
L'ultimo aggiunto alla loro ciurma era invece il bizzarro Equias, appartenente ad una razza di giganteschi crostacei intelligenti chiamati scurriliani. Aveva l'aria di essere un po' svampito ma anche di averne viste parecchie in vita sua.
Nonostante gli altri non gli avessero dato molto peso, J.J. aveva ascoltato con molta attenzione la storia riguardo il sortilegio delle Streghe, il pericolo dell'innalzamento del livello delle acque e la leggenda della Arcimaga Tressa la Rossa che viveva isolata in una sperduta isola a sud di Torath Ka.
Alla Baia del Brigantaggio si sarebbero finalmente liberati dal loro carico illegale di oppio, avrebbero lasciato al loro Super, Yanez, tutte le faccende burocratiche e BlackSam avrebbe sicuramente cercato qualche occasione per darsi nuovamente alla pirateria, gli mancavano così tanto i tempi trascorsi sulla Endevour al fianco di Mudface Molly, ma forse, nel frattempo, J.J. avrebbe potuto accompagnare Equias e capire se le sue storie avessero un fondo di verità e se anche altri fossero al corrente o preoccupati per la situazione ed intenzionati a risolverla...

giovedì 25 agosto 2016

Cresciuto su Caribdus


Juan Jesus Navarro Blanco era nato su una nave, era cresciuto in mezzo al mare ed i suoi primi ricordi erano legati al Capitano Do Santos ed al suo Cerdo de Agua.
Aveva avuto il suo battesimo come membro effettivo della ciurma in una mite notte estiva, nel Mar dei Caraibi, quando ebbe il permesso di incidere le sue iniziali sul castello di poppa, accanto al nome del Capitano e del resto dei marinai: J.J.
Nel giro di poche settimane da quel magico momento il ragazzo ebbe anche il suo battesimo del fuoco quando il Cerdo si lanciò all'inseguimento della Endevour, un brigantino pirata al comando della famigerata "Mudface" Molly. L'intera situazione ebbe un risvolto inaspettato, dato che la criminale si rivelò essere una vecchia conoscenza del Capitano Do Santos impegnata in una lotta continua con la Corona Inglese per la liberazione degli schiavi tenuti in cattività nelle piantagioni caraibiche. Così il giovane J.J. alla tenera età di 12 anni, si trovò coinvolto in un'avventuroso assalto al fortino delle Giubbe Rosse, al fianco di valorosi marinai, intrepidi pirati e coraggiosi schiavi in cerca di salvezza.

Fu questa la scintilla che mise in moto gli incredibili avvenimenti che seguirono.
Al termine dell'assalto gli Inglesi riuscirono infatti a risalire, grazie alla soffiata di un traditore, al nascondiglio di Mudface Molly dove il Cerdo era alla fonda per riparazioni. Do Santos ed i più valenti delle due ciurme unite salparono sulla Endevour all'inseguimento della nave giunta in esplorazione prima che questa potesse tornare a riferire quanto scoperto al resto della flotta.
Dopo pochi giorni di inseguimento le due navi finirono coinvolte in una violenta tempesta in cui il vascello inglese venne inghiottito tra i flutti. Do Santos riuscì invece a domare la bufera e quando i venti finalmente si placarono la Endevour si ritrovò a navigare in acque ignote, in uno sconfinato cimitero navale. J.J. ed altri marinai giurarono di aver sentito il richiamo di aiuto di una fanciulla in mezzo al marasma, ma di lei nessuna traccia.

Mentre Do Santos nella cabina del Capitano scandagliava le carte nautiche cercando di capire dove si trovassero la nave venne urtata da qualcosa sotto il pelo dell'acqua. Anche se inizialmente tutti pensarono ad uno scoglio, si resero presto conto che si trattava di una immensa creatura marina che in pochi attimi replicò l'assalto danneggiando gravemente lo scafo. Il secondo di Mudface Molly, Samuel BlackSam Morgan, rimasto a governare la Endeavour insieme a Do Santos, riuscì miracolosamente a portarla a terra, sulle sponde di un'isola selvaggia, immensa e lussureggiante.

Fu così che Do Santos e la sua ciurma, di cui J.J. faceva orgogliosamente parte, approdarono per la prima volta sul suolo di Caribdus, per loro sfortuna però proprio in uno degli arcipelaghi più pericolosi: Torath-Ka.
La breve e violenta avventura vissuta sull'isola degli uomini rossi diede subito misura alla ciurma della Endevour della pericolosità e straordinarietà del luogo in cui si trovavano, alcuni giorni dopo i pochissimi superstiti alle creature preistoriche, ai sacrifici Ugak e le loro divinità primordiali riuscirono ad abbandonare l'isola su una piccola monoalbero rattoppata, lasciandosi alle spalle il relitto della Endevour e molti compagni caduti.
Do Santos perse entrambe le gambe in quella occasione, i sopravvissuti a Torath-Ka vennero tratti in salvo dal resto dell'equipaggio tra cui il giovanissimo J.J.

Cuwajo si dimostrò un'isola molto meno ostile e gli indigeni di Tulago ospiti molto più accoglienti e misericordiosi. Fu grazie a loro e presso di loro che i feriti riuscirono a ristabilirsi ed iniziarono ad orientarsi in un mondo che scoprirono essere assai distante e profondamente diverso, sebbene affine, al Mar dei Caraibi dal quale provenivano.
J.J. dovette adattarsi e crescere in fretta per aiutare il Capitano e la sua ciurma a trovare un posto in quel nuovo Nuovo Mondo.

Quando le ferite fisiche e spirituali iniziarono a guarire, Do Santos mise a disposizione la sua esperienza per entrare in affari con la gente di Tulago. Lasciò il comando della nave a BlackSam e la responsabilità dei commerci a Yanez. J.J. rimase però sempre il suo uomo più fidato.

Il ragazzo aveva una vera e propria venerazione per l'uomo che l'aveva cresciuto, per lui Do Santos era come un padre e la ciurma i suoi fratelli maggiori, non conosceva legami più profondi di quelli.
In pochi anni divenne un abile marinaio, dall'animo avventuroso e pronto ad obbedire ad ogni ordine, lesto ad arrampicarsi ed ansioso di dare il proprio contributo.
J.J. scoprì che Caribdus era un luogo assai più variegato e misterioso del mondo da cui provenivano. Conobbe le razze intelligenti che lo popolavano, a partire dai pittoreschi Masaquiani fino alle etnie più assurde e bizzarre.

Vivere la vita e le esperienze del viaggio e del mare era tutto ciò che il giovane potesse desiderare. Ogni viaggio attorno all'isola di Cuwajo che il piccolo schifazzo intraprendeva portava nuove entusiasmanti esperienze e J.J. non chiedeva di meglio che poterle vivere a pieno al fianco dei suoi compagni.

All'età di 17 anni Juan Jesus Navarro Blanco era già un vero lupo di mare, divenne inoltre un incredibile nuotatore e tuffatore, in grado di impressionare persino alcuni Doreen e la maggior parte della gente dei porti visitati con audaci tuffi acrobatici da oltre 20 metri d'altezza.
I Masaquiani ed i locali iniziarono ad applaudire le sue bravate acrobatiche e salutarlo come Blanco, o El Blanco, il secondo dei suoi cognomi ed anche riferito al tatau che nel corso degli anni aveva iniziato a disegnare con inchiostro bianco sul suo braccio destro, a partire dal fortino delle Giubbe Rosse in fiamme fino agli elementi più significativi delle più recenti avventure vissute per i mari di Caribdus.




venerdì 19 agosto 2016

Cronistoria degli eventi




  • ·        Anno 1690 Passaggio su Caribdus, nel mezzo di una feroce tempesta la nave Endevour viene trasportata in una nuova dimensione, alcuni membri dell'equipaggio durante il passaggio hanno sentito una voce femminile suadente chiedente aiuto. Alcuni giurano anche di aver visto tra gli spruzzi d'acqua della tempesta una donna camminare sulle acque, il resto dell'equipaggio pensa che sia uno scherzo della loro mente.


  • ·     Evitando i detriti di molti relitti, e sentendo degli strani tonfi sotto la chiglia della nave, l'equipaggio di Do Santos riesce grazie alle abili manovre del secondo Samuel Morgan ad approdare, dopo inevitabili urti su di una spiaggia, l' Endevour purtroppo però è inservibile.

  • ·     Dopo l'incontro con i primi "indigeni locali" il resto dell'equipaggio riarma un relitto ( uno schirazzo, ad un albero ) in buono stato rinvenuto sulla battigia e parte verso Ovest, il capitano Do Santos ha entrambe le gambe spezzate ed una febbre molto alta.

  • ·     L'equipaggio sotto la guida del neo promosso Capitano Samuel "Black Sam" Morgan prende il largo. Nel frattempo le condizioni cliniche di Do Santos sono peggiorate vistosamente, nonostante le incessanti cure di JJ. Do Santos è in preda a deliri e vaneggiamenti, parla di streghe e di aver visto tra le onde una donna insanguinata che lo chiamava e nel sonno ripete a tratti "Non si ferma sta salendo, sta salendo, dobbiamo fermarla".

  • ·   Lo schirazzo impiega circa 3 settimane per arrivare in vista della prima terra. Scopriranno in seguito che si tratta dell'isola di Cuwayo [pronuncia dei locali Suwayo], nello specifico arrivano in un villaggio composto di case perlopiù di legno, abitata da una popolazione di pelle scura, molto simile agli africani. Il villaggio si chiama Tulago.


  • ·         L'equipaggio viene a conoscenza che il capo villaggio, Benga Mamoto, è noto tra la sua gente per essere un capo spirituale ed un curatore, il cui compito è anche quello di guidare la popolazione, circa 400 anime, e funge da autorità per dirimere dispute o in genere interviene nelle decisioni importanti, benché nel villaggio non vi siano forme di governo.

  • ·         Gli indigeni sembrano ben organizzati in una piccola colonia, che produce una grande quantità di cibo e legname, la produzione viene suddivisa tra la gente in modo equo il surplus viene invece stoccato in grandi magazzini rialzati da terra per evitare che topi o altri parassiti lo danneggino. I Tulagani sono grandi lavoratori ma non hanno dalla loro l'esperienza e le capacità manuali per rendere le materie prime in prodotti finiti da esportare e sono quindi costretti ad aspettare che qualcuno venga a far commercio da loro.


  • ·         Il capitano Do Santos viene salvato grazie alle cure del santone, ma perde entrambe le gambe che gli vengono amputate e necessita di riposo assoluto per almeno 3 mesi. L'equipaggio decide di rimanere e si rende utile come può ringraziando per l'ospitalità ricevuta.


  • ·         Narra la vicenda che nel lontano 1632 una banda di schiavi si ammutinò al largo della Costa D'Avorio costringendo gli schiavisti a riportarli a casa, ma la nave si smarrì tra le nebbie giungendo su Caribdus. Il vascello degli schiavisti si fece strada combattendo fuori dal Mare dei Relitti verso sudovest per approdare nel punto dove ora sorge Tulago. Gli africani processarono e giustiziarono i loro carcerieri come prevedevano le loro usanze, ma non essendo in grado di manovrare la nave la smantellarono usando il materiale ricavato per costruire le prime dimore. Poco dopo iniziarono a coltivare la fertile terra divenendo oggi una delle più prospere tra le comunità agricole di Cuwayo. Dato il loro passato ogni uomo si considera libero e non esiste alcun governo. L'atmosfera di Tulago è un atmosfera piacevole per chi è abituato ai grandi ed operosi porti. Il villaggio è costruito attorno ad una piazza centrale, non prevede edifici ufficiali: ogni abitante è responsabile delle proprie azioni, e se qualcuno commette un crimine l'intero villaggio emette la sentenza. Il fulcro dell'attività del villaggio è la fossa del grande falò. Oltre ad essere il luogo di raduno delle feste notturne, è anche il punto in cui gli abitanti del villaggio si radunano per discutere delle questioni importanti. Dopo una dura giornata di lavoro la gente di Tulago si raduna attorno al grosso falò per bere, mangiare cantare e danzare. Gli abitanti del villaggio si cimentano in danze tribali per ricordare il loro popolo perduto e raccontano storie delle loro famiglie e di ciò che si sono lasciati alle spalle. I tulagani adorano anche ascoltare le storie degli altri popoli e li invitano volentieri a sedersi al falò con loro se amichevoli.



  • ·         Per il recupero completo del Capitano Do Santos serviranno in realtà 4 mesi, durante i quali l'equipaggio rimastogli fedele esplora le vicinanze di Tulago, venendo a conoscenza a grandi linee della morfologia geografica dell'isola di Cuwayo. Scopre così che a nordest dell'isola sorge l'imponente città di Baltimus, sua capitale, mentre a nordovest si erge il villaggio di Maroa, abitato pare, da una strana razza alata. Ad ovest dell'isola invece c'e' un mastodontico insediamento noto come Deiking abitato esclusivamente da orientali, che alcune leggende narrano che siano discendenti del popolo cinese, altri li identificano come popolazione locale.


  • ·        Durante i 4 anni successivi  ,ripresosi e riorganizzatosi Do Santos fiutando l'imperdibile occasione, e capendo di essere giunto il momento per lui di mollare l'ancora, con l'aiuto dell'equipaggio superstite e degli amici Tulagani ormai diventati alleati, fonda una piccola compagnia di commercio marittimo, stipulando con il capo Benga Mamoto, un contratto di collaborazione commerciale a prezzi vantaggiosi per entrambi e pone le basi per la creazione di un insediamento ad ovest di Tulago. L'equipaggio ingrossatosi leggermente con l'adesione di alcuni Tulagani curiosi di esplorare i mari inizia quindi a commerciare tra le coste di Cuwayo, comprando dalle colonie di produzione e rivendendo nei grandi mercati di Baltimus e Daikin. Do Santos lascia definitivamente il comando dell'equipaggio e della nave al Capitano Morgan occupandosi di gestire la piccola compagnia con sede ad Albatros's Nest, che per ora vanta poco più di una decina di case.

    Albatros's Nest
  •  ·        Sono passati circa 5 anni, le vostre vite sono irrimediabilmente cambiate e la vostra casa ormai è Albatros's Nest, l'avventura attende solamente voi, mollate le cime razza di fannulloni da stiva...

mercoledì 9 settembre 2015

Sudore , Sangue e Zucchero


La concitata situazione si rivelò di li a poco agli occhi dell'equipaggio del Cerdo e fu che un vascello battente bandiera spagnola scappava malandato da colpi di cannone sparati da un altro natante battente bandiera nera. Giusto il tempo di analizzare la situazione ed il Capitano Do Santos dovette effettuare una serie di manovre per far prendere velocità al Cerdo, nel mentre altri colpi avevano ulteriormente danneggiato il vascello che scappava ora battente bandiera inglese. I due vascelli ora erano troppo vicini e Do Santos fu costretto a fare una virata sull'ancora per guadagnare un angolo migliore e non rimanere coinvolto nel combattimento. La vicinanza al combattimento favoriva la visuale all'equipaggio del Cerdo permettendogli di constatare che si trattava di due navi con nomi inglesi l' Endeavour all'inseguimento e la Butterfly che arrancava sotto i colpi di cannone.
Sul ponte della Butterfly c'erano incendi sparsi e l'equipaggio si prodigava con affanno tra lo spegnerli ed i compiti di navigazione. Juan Do Santos interpretò il cambio di bandiera come un disperato tentativo di depistare la nave pirata e magari sperare in un aiuto da parte di altre navi, ma il nome e la corona stilizzata sullo scafo tradiva la disperata manovra rendendola vana. Decise di rimanere a guardare e non durò nemmeno troppo...altre due salve di cannone e la Butterfly già malandata esplose del tutto, delle palle incandescenti colpirono il deposito di polveri e del natante non rimasero che pezzi di legno bruciato galleggianti.

Nemmeno il tempo al fumo ed al puzzo di zolfo di diradarsi che dell'Endeavour non vi era traccia, all'equipaggio del Cerdo de Agua non rimase che tirar a bordo l'unico superstite, un marinaio inglese o quel che ne rimaneva che ebbe appena il tempo di metterli a conoscenza che in quelle acque la faceva da padrone il pirata "Mud Face", una arcigna strega che non aveva pietà per le navi, sopratutto le inglesi, che avevano la sfortuna di incrociare la propria rotta. Detto questo il marinaio esalò l'ultimo respiro ed il suo corpo martoriato e bruciato dall'esplosione ricevette l'onore di essere sepolto in mare alla maniera e con gli onori di un nemico sconfitto. La marina Spagnola era infatti in guerra con quella Inglese, ma l'onore e la lealtà del capitano Do Santos erano leggendari e questa situazione non fece altro che confermare le voci al riguardo.  

In seguito a questo Do Santos dopo essersi consultato con il proprio equipaggio decise di far vela per la palude di Antigua alla caccia della spietata piratessa. Il viaggio non fu semplice tra le acque salmastre ma la perizia del capitano e lo scafo non molto profondo del Cerdo permisero di risalire il fiume dal cui estuario si generava la palude. Arrivarono fin dove era possibile navigare in sicurezza e poi furono costretti a continuare la risalita del fiume sulle barcacce, delle scialuppe molto larghe e grandi che veniva usate tipicamente nelle fase di carico e scarico delle merci , quando la nave veniva lasciata all'ancora lontana dal pontile o quando il pontile non esisteva proprio. Il resto del viaggio non fu semplice ma raggiunsero la caverna ben nascosta dalla folta vegetazione che ospitava il covo del pirata, per scoprire che la vecchia megera "Mud Face" era in realtà una avvenente e giovane capitana di origine caraibica che rispondeva al nome di Molly Mulligan, vecchia conoscenza del capitano Do Santos essendo la figlia della levatrice che lo svezzò da piccolo e sua compagna di giochi d'infanzia.


Scoprirono che in realtà Molly divenne pirata per esigenza ed aveva un ideale ben preciso che la rendeva tale, voleva che la schiavitù, teoricamente cessata qualche anno prima a mezzo di una legge per altro inglese e mai messa in pratica realmente, cessasse definitivamente. Per questo assaliva le navi inglesi provenienti dalle piantagioni di zucchero, in cui venivano impiegati a forza ed a condizioni disumane i numerosi schiavi condizione condivisa da Molly stessa fino a qualche anno prima. Liberatasi dalla schiavitù giurò a sul suo onore che avrebbe messo in pratica le conoscenze di navigazione, imparate insieme al Capitano Juan sulla nave in cui trascorsero la loro infanzia, al servizio di un ideale concreto liberare gli schiavi dal giogo degli inglesi. Per questo mise al corrente il gruppo dell'intenzione di assaltare una piantagione di zucchero ed il relativo fortino a sua protezione.







lunedì 10 agosto 2015

El Cerdo de agua



El Cerdo de Agua solcava dritto la linea dell’orizzonte il sole si apprestava verso il lungo desio che lo avrebbe portato a svanire dietro la linea del mare, gli occhi arrossati avevano finalmente un po’ di  riposo, dalla la luce accecante riflessa sull'acqua del pieno giorno e dalla salsedine che andava ad increspare ancora di più le pieghe ben visibili intorno agli occhi anche del più giovane dei mozzi. La vita di marina era una vita dura, difficile da sopportare, Juan Do Santos ne aveva visti di compagni morire per chissà quale febbre, ed altrettanti impazzire per gli interminabili viaggi, quei pochi che erano riusciti a sopravvivere allo scorbuto o erano finiti nelle fauci di uno squalo o trafitti dalle sciabole incrostate di sangue di qualche pirata. Ormai erano anni che guidava tra quelle acque lo sloop battente bandiera di sua maestà il Re di Spagna. Il Cerdo era vecchio, rattoppato, eppure su ogni centimetro di quel legno Africano c’era intarsiata una storia, storia di chi aveva versato sangue e sudore. In effetti era usanza sulla nave di intarsiare una sigla proprio sul parapetto che divideva il castello di poppa dal ponte. Quella sigla ricordava all’equipaggio di compagni caduti, che avevano servito lì ed ora a servizio presso altre imbarcazioni o nelle poche e fortunate ipotesi ritiratisi in qualche colonia alla bella vita. Per apporla si doveva dimostrare di esserne degni, era una sorta di rito di iniziazione voluto fortemente dal capitano Do Santos, un uomo imperscrutabile, con gli occhi color ghiaccio ma un sorriso che lasciava il segno, nel bene e nel male e tra le due tipologie c’era veramente un mare di emozioni intermedie. Il Capitano Juan era nato a bordo di una nave, e cresciuto a bordo di essa, la puttana che lo aveva sputato fuori doveva finire a Madrid proveniente da Gran Roque, era talmente bella, anche in dolce attesa, che il governatore della cittadina aveva deciso di portarla alla corte del Re di Spagna, affinché incrementasse le sovvenzioni per le colonie soprattutto la sua.

Eppure Magdalena non sopravvisse al parto, stremata da un lungo viaggio e provata dalla cattiva alimentazione a bordo di una nave. Il capitano del vascello che la trasportava, nonostante si fosse infuriato ed avesse protestato contro il governatore di Gran Roque dovette obbedire agli ordini ed imbarcarla, nonostante fosse incinta, non prima però di avvertirlo che lo avrebbe ritenuto responsabile in caso qualcosa fosse andato storto direttamente presso il Re. Dopotutto i corsari spagnoli al servizio di Sua Maestà Carlo II di Spagna seppur non ufficialmente, provenivano tutti dalla regia marina e vantavano un educazione ben al di sopra del normale marinaio, per questo erano temuti e rispettati ma soprattutto ascoltati, di solito



Impietositosi per quel bastardo a cui la bellissima Magdalena aveva dato la vita non ebbe il coraggio di gettarlo in pasto ai pescecani, lo consegnò alle cure amorevoli della sua schiava personale e raggiunta l’età giusta lo prese come mozzo sul vascello. Per il Capitano Do Santos il Cerdo era tutto, era la sua casa, la sua infanzia perduta, ed il luogo dove lavorava Si sarebbe fatto amputare un braccio pur di non farlo affondare, e c’era andato vicino più di una volta. Juan assorto nei pensieri scrutava il sole che stava per svanire verso ovest quando un grido dal posto di vedetta squarcio il silenzio surreale di quel tramonto su mare piatto: “Nave a Babordo in linea di intercetto “….