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sabato 6 agosto 2016

Novembre 1879

California Arriviamo!
Tregua ripristinata tra Union Blue e Black River. Sebbene non sia ancora stata fatta completamente chiarezza sulle circostanze dell'assalto di settembre sulla tratta Dodge City - Little Rock, entrambe le compagnie si sono dichiarate disposte a chiudere un occhio pur di raggiungere un accordo con la Denver Pacific.
La compagnia del Colorado, di proprietà della Smith&Robards, e la sua tratta già stesa di binari che arrivano fino in California, è la soluzione per riprendere la corsa al fianco di Iron Dragon, già inoltrata nel labirinto, e Bayou Vermillion e Dixie Rails in lotta con le difficoltà del deserto del Mojave.
Se Mina Devlin o Joshua Chamberlain riuscissero ad annettere o giungere ad un accordo definitivo ed esclusivo con la Denver Pacific si ritroverebbe aperta la via per Lost Angels, ben altro discorso per le porte della città, che probabilmente rimarrebbero ben sprangate con il Reverendo Ezekiah Grimme in persona pronto a prendere a bastonate ogni Barone delle Ferrovie in circolazione.
Amen fratelli!

Wasacht fuori gioco
Dopo l'incidente delle merci difettose, nelle quali i convogli Denver Pacific si sono sbarazzati di tutti i macchinari Wasacht destinati alla costruzione dei nuovi binari che trasportavano, i rapporti tra le due compagnie sono rimasti congelati.
Possibile ci siano altri interessi dietro l'inimicizia tra i due cartelli? In fondo Darius Hellstromme, proprietario della Wasacht, ed i signori Jacob Smith e Clifton Robards, titolari della Denver Pacific, sono i più noti e riconosciuti mecenati e promotori della tecnologia a pietra fantasma e, come tutti i più geniali inventori che non trovano modo di collaborare, non possono proprio fare a meno di pestarsi i piedi a vicenda.
Ad ogni modo chi ci perde in tutta questa faccenda è sicuramente la compagnia di Hellstromme. La Wasacht è infatti impossibilitata a portare le sue truppe ed i suoi binari fino a Lost Angels nei tempi previsti ed il suo abbandono della corsa al Caffé della California è ormai scontato.
Fuori uno!

Strage senza fine
Ricorre questo mese il quindicesimo anniversario del primo scontro avvenuto lungo le sponde del Sand Creek, Colorado.
Il 29 Novembre 1864 l'esercito dell'Unione sconfiggeva (qualcuno dice "massacrava") le tribù Cheyenne e Arapaho in una sanguinosa battaglia in cui si stima persero la vita quasi 200 nativi.
Sul luogo sorse un insediamento che nel corso del decennio di conflitti successivo venne più volte distrutto e ricostruito fino ad essere abbandonato per sempre nell'ultima battaglia del '75.
La notizia è di pochi giorni fa, sembra che il ranch fantasma sia stato teatro di un ennesimo scontro a fuoco tra i Texas Ranger ed una banda di fuorilegge. A testimoniarlo le voci giunte a Santa Fe, Nuovo Messico, al ritorno dei militari confederati e le decine i corpi lasciati a marcire tra le rovine.
R.I.P.

Oro Nero nel Midwest
Notizie inebrianti dai territori contesi: Prosperity, Kansas, nasconde una vena di pietra fantasma!
Il giacimento sembra essere affiorato a seguito di una scossa di terremoto avvenuta ormai diversi anni fa, ma fino ad oggi nessuno si era mai accorto di avere un vero e proprio tesoro a due passi e mezzo da casa.
Prosperity venne abbandonata molto prima della scossa, durante l'infuriare della Guerra Civile e, nonostante le voci su un presunto tesoro sepolto, nessuno aveva ancora portato notizie certe a riguardo.
Presumiamo dunque che l'oro di cui si parla nelle leggende fosse di colore nero, bruciasse a temperature altissime e fosse il minerale più bramato dei nostri tempi.
A James Adam Perry l'onore della scoperta: l'uomo ha caparbiamente ingaggiato ed equipaggiato una posse per esplorare l'area, successivamente ha venduto l'informazione e preso accordi con la Black River per la costruzione di una nuova stazione di carico lungo la linea Dodge City - Little Rock e l'istituzione di uno snodo commerciale in diretto collegamento con la miniera.
La nuova cittadina, nemmeno a dirlo, prenderà il nome dal suo fondatore, Perry, e vedrà probabilmente la luce entro primavera.
Excelsior!

lunedì 18 luglio 2016

Ottobre 1879

BANDITI E BARONI
La Guerra delle Ferrovie infuria, mentre la Iron Dragon, la Dixie Rails e la Bayou Vermillion si fanno strada fino al Commonwealth della California, Smith&Robards bloccano la corsa delle altre compagnie a Denver, Colorado: la Wasacht è ferma, Black River e Union Blue preferiscono invece pestarsi i piedi nel Mid-West.
Le dichiarazioni di Mina Devlin:
"L'attacco al convoglio è stato facilmente respinto, ci sono stati dei feriti anche tra i civili ma la Black River fornisce assistenza medica completamente gratuita in questi casi ed un adeguato rimborso economico nelle circostanze più sfortunate."
"Non possiamo eliminare del tutto i rischi nel viaggiare attraverso terre selvagge che fino a pochi mesi fa erano devastate dalla guerra, ma le nostre linee sono le più sicure, presto anche la seconda classe godrà di carrozze armate."
"I rapporti con la Union Blue possono essere ricuciti, ma Mr Chamberlain deve dimostrare di non essere coinvolto in quanto accaduto. Sono in corso indagini congiunte."
L'ex Generale unionista di contro ribatte:
"Mi sembra ovvio che le altre compagnie di zona (Wasacht e Denver Pacific ndr) abbiano timore di una possibile alleanza tra Union Blue e Black River e questo attacco è palesemente volto a minare i nostri accordi."
"Abbiamo valide risorse ed in circostanze come queste il completo appoggio dell'esercito dell'Unione, i banditi verrano stanati, smascherati e consegnati alla giustizia entro la fine dell'anno. Ogni informazione utile a riguardo verrà ricompensata generosamente."
"Mrs Devlin ha dimostrato di saper gestire gli affari di famiglia egregiamente, nonostante il lutto per suo marito, non si farà gettare fumo negli occhi dalla concorrenza. Ne verremo fuori e saremo più forti che mai."
Anche Darius Hellstromme si è lasciato sfuggire qualche commento sulla faccenda:
"Le insinuazioni di Chamberlain non mi toccano, se pensa che la mia compagnia sia coinvolta in questa faccenda sbaglia di grosso."
"Chamberlain e la Devlin giocassero alla caccia agli indiani, la Wasacht ha cose più importanti a cui pensare. Noi guardiamo ad Ovest, al futuro."
"Non c'è accordo con la Denver Pacific, ma non importa, abbiamo la tecnologia a pietra fantasma numero uno al mondo, creeremo altre strade."

SALOON IN FIAMME A DODGE CITY
Notte di follia nella cosiddetta "Città della Pace", il Longhorn Inn è stato dato alle fiamme in seguito ad una rissa senza precedenti.
Ritrovati alcuni corpi carbonizzati, si contano una ventina di feriti tra cui il vice Wyatt Earp intervenuto per placare gli animi ma che stavolta sembra aver avuto la peggio.
Il locale non è nuovo a questo genere di colluttazioni, si dice che il tutto sia scaturito da una mano di poker non andata nel verso giusto.
Il Longhorn rimarrà chiuso a tempo indefinito per indagini sulle circostanze dell'accaduto e messa in sicurezza dell'edificio.

AGGUATI PELLEROSSA LUNGO LA CHRISHOLM
Lo sceriffo federale Alfred Chapman informa i mercanti e viaggiatori di Kansas ed Oklahoma del debellamento della banda di fuorilegge responsabili delle recenti aggressioni e sparizioni avvenute lungo la pista Chrisholm.
Si trattava di un gruppo di nativi dissidenti che, tiene a precisare, non ha alcuna affiliazione con le tribù del Coyote.
I banditi ricevevano informazioni sulle potenziali vittime da una guida seminole piuttosto conosciuta nelle terre dei bianchi, oggi unico superstite della banda.
Il criminale, di nome Fanzij, risponderà per le atrocità commesse dai suoi compagni, verrà processato ed impiccato nei prossimi giorni a Wichita, Kansas.

VAIOLO? NO GRAZIE
Il Reparto di Controllo Epidemiologico degli Stati Uniti divulga una smentita sulle voci circa una possibile epidemia di vaiolo nei territori contesi.
Il mecenate e filantropo Paul Tulane, da New Orleans, dichiara che determinati fenomeni non dovrebbero esser presi alla leggera e finanzia il Medical College dell'Università della Louisiana per istituire un presidio medico specializzato ad Amarillo, Texas.
Ora che la Guerra Civile è conclusa Unione e Confederazione giocano ad accaparrarsi consensi. Magari per una volta i Territori Contesi ne avranno di che giovare?

sabato 9 luglio 2016

Settembre 1879

Oklahoma, al confine con il Kansas

L'ennesimo convoglio corazzato era appena ripartito dalla cittadina di confine di Harper, nient'altro di un piccolo agglomerato di edifici: un saloon, una stazione di posta, un magazzino, un emporio, quattro catapecchie che ospitavano i pochissimi residenti e la caserma, un tempo baluardo delle Giacche Blu contro gli assalti dei Chicasaw ed ora, alla fine della guerra, adibita a bordello e quartier generale dei mercenari al soldo della Black River.
Diligenze e viaggiatori arrivavano e si allontanavano con una certa frequenza da quella che era diventata una delle tappe più sicure della pista Chrisholm, alla biforcazione per Wichita.
A poche decine di miglia iniziava il confine con le terre del Coyote, eppure la costante presenza di uomini armati teneva lontane le bande di guerrieri indiani che preferivano, nelle loro scorribande, prendere di mira cittadine più isolate e viaggiatori solitari.

All'ombra di un portico Erik Singer sorseggiava annoiato dalla sua borraccia. La polvere formava uno strato quasi uniforme su quelli che qualche settimana prima erano vestiti lindi e di ottima qualità, lasciandogli solo da lontano la parvenza da gentiluomo che inizialmente si era tanto sforzato di mantenere.

Territori contesi significa terre di nessuno su cui tutti accampano diritti.
L'unica verità è che ogni singolo appezzamento di terra appartiene soltanto a chi vi si trova sopra al momento e soltanto per il tempo che riesce a difenderlo prima che qualcun altro arrivi a reclamarne il possesso.
Ora Harper appartiene ad una compagnia ferroviaria, la cosa è piuttosto ovvia.
Domani forse il Coyote la incorporerà entro i suoi confini, esigendo una tassa per tutti i non pellerossa di passaggio.
Un giorno ancora più in là, forse, esploderà una nuova guerra ed Unione e Confederazione la trasformeranno in un campo di carcasse, come molti altri luoghi un tempo ameni negli Stati non più uniti d'America.

Il dispiegamento di forze mercenarie era incrementato negli ultimi giorni. Dopo che il recente assalto al treno diretto a Little Rock aveva incrinato la fragile tregua tra la Union Blue e la Black River. E mentre Mr Chamberlain e Mrs Devlin portavano avanti accurate indagini e trattative diplomatiche per evitare di far scorrere ulteriore sangue, il numero di guerriglieri era pressoché raddoppiato così come quello delle carrozze armate su tutti i treni da e per Dodge City.
La Black River offriva una ricompensa per informazioni circa l'identità e la posizione della banda che aveva condotto l'assalto, ma distinguere le notizie utili e veritiere da tutte le frottole e dicerie avrebbe richiesto fin troppo tempo e fondi.

Erik Singer spolverava la sua bombetta, ne avrebbe dovuta comprare una nuova, preferibilmente ordinarne una su misura dal suo sarto di fiducia a Boston. Aveva scelto di dar poco adito alle faccende ferroviarie. Probabilmente la guerra per il monopolio della pietra fantasma era l'evento più importante, eclatante e massivamente sconvolgente attualmente in corso nel continente, ma proprio per questo preferiva rivolgere altrove la sua attenzione.

Tanta gente ha già orecchie ed occhi puntati sui Baroni e le loro dispute sanguinarie, mentre molti altri eventi, di piccola portata, passati in sordina, magari solamente sussurrati o accennati nelle parole di vagabondi stanchi, possono avere una rilevanza assai maggiore e risvolti decisamente inaspettati.

Le conversazioni dei viaggiatori vertevano su luoghi sperduti, anticamente teatri di stragi ed accuratamente evitati dalle piste più trafficate, come l'Arco dei Lamenti poco distante dalla diramazione nord-occidentale della pista, dal quale tenersi alla larga durante le notti di luna piena per via delle mortali maledizioni dei popoli nativi sterminati decenni addietro.

Alcuni residenti invece fantasticavano circa una cittadina un tempo ridente, di nome Prosperity, sperduta e dimenticata tra le alture ad occidente, trasformata in una città fantasma durante un vortice di violenza scoppiato anni addietro per accaparrarsi il bottino sepolto che i pellerossa avevano nascosto e dalla quale nessuno aveva mai fatto ritorno.

Da Wharton, cittadina ignorata dalla ferrovia per il suo anonimato e scarsa utilità, arrivarono invece voci di un possibile focolaio di vaiolo e della faida tra due cacciatori di taglie sulle tracce della stessa preda. Sembrava che per un pugno di dollari il veterano Good Boy Bill si fosse fatto sforacchiare in duello da un giovane pistolero mezzosangue Cherokee per stabilire chi avrebbe avuto il diritto di reclamare la ricompensa.

Le ombre si addensano e allungano tetre al calar della sera: eppure non sono rami secchi quelli che osserviamo danzare sulla parete, ma le minacciose grinfie del male. Un focolaio di vaiolo in un luogo isolato dal mondo fa più rumore di un treno che deraglia. E Wharton sia.

mercoledì 22 giugno 2016

El Jefe

Sono nato a Juarez, o come la chiamate ora voi gringos El Paso, nel 1848; un anno importante per voi in Europa ma non da meno per noi chicanos, finalmente era finita la guerra con gli Stati Uniti. Finalmente c’era la pace. Anche se non troppo duratura.

Comunque il piccolo Javier Garcia nasceva in una bella famiglia, gli Abredo, con una mamita dolce e premurosa che mi fece crescere forte. Ci occupavamo principalmente di allevare i cavalli del nostro senor e fin da subito mi innamorai di queste bestie immense e spettacolari. E devo dire che, porca vacca, mi riusciva proprio bene. Ero il migliore e il più veloce a domarli, così come a catturare i Mustang selvatici che si aggiravano per i territori. Che io sia dannato se non era una dannata bella vita.

Ma lo sappiamo tutti che queste cose non durano a lungo in questo mare di deserto e cactus. Se con il tempo si cresce e si creano cose belle, famiglia e ninos, è pur vero che arrivano le fottute responsabilità e anche i fottuti problemi: l’esercito mexicano. Quando hai i cavalli migliori di tutto il confine è facile che los vertes ti vengano a chiedere supporto. Fu cosi che iniziai piano piano a andare con l’esercito portando le nostre bestie per tenerle a bada; spesso occorreva che ai cavalli venissero coperti gli zoccoli con la yuta per non fare rumore, per missioni come dire, particolari. Solo che le mie bestie difficilmente si fanno toccare da senza palle quali i vertes e quindi dovevo andare con loro. Lasciando la mia famiglia a casa. Non so perché ma in poco tempo mi ritrovai anche io immischiato nelle missioni speciali dell’esercito e in quegli anni ho fatto cose, come direste voi damerini, non belle. E forse Dio mi punì per questo, anche se c’era poco di divino in ciò che vidi quella sera. Una cosa che ancora mi tiene sveglio nella notte e che solo l’alcool riesce a tenere a bada.
Capii subito che qualcosa non andava, lo capii da miglia di distanza, dal fumo che si innalzava dalla hacienda. Spronai il cavallo, penso di non aver mai corso tanto, lo frustavo così forte da fargli uscire il sangue. E quando arrivai li, li vidi. Che il diavolo mi si porti, erano bestie immonde, creature dalle fattezze umane ma dai denti acuminati e bramosi che dilaniavano le carni come fossero burro. Li vidi sbranare persone che conoscevo e queste rialzarsi e partecipare all'infernale banchetto. Sentivo le grida, i nitriti, l’odore del sangue, della morte e, che Dio mi liberi da quest’orrido suono, dal rumore di masticare e delle ossa rotte. Mi feci largo scaricando tutti i proiettili e colpendoli con tutto ciò che trovavo, volevo raggiungere la mia famiglia, anche se sapevo già che non sarei mai arrivato in tempo.
E lo vidi. Vidi il mio Pablito chino su mia moglie, pensavo che piangesse la madre morta, coperta di sangue. E invece ne stava dilaniando le carni. Ero paralizzato, il revolver fumante in una mano e una spada nell'altra, circondato da creature eppure non riuscivo a fare altro se non guardare questo scempio. Guardavo l’orrore e l’inferno dritto negli occhi. E mentre guardavo loro furono subito vicini. Continuavo a sparare, ricaricare e macellare membra; era un delirio. Rimasi con le spalle al muro e pensavo che sarebbe finita li, con i denti di quelle creature a sventrarmi. Ma nel furore sentivo altri colpi, altre voci oltre alle mie imprecazioni e inizia a vederli cadere. E sentivo una litania, una litania in una lingua che avevo sentito solo da i preti quando ero piccolo.

E poi tutto svani. Come un branco di lupi, qualcosa li richiamò in branco e sentivo che iniziavano a correre via verso il deserto. Anche Pablito, anzi no, non Pablito, ma quella cosa alzo la testa con la bocca rossa di sangue e si girò per inseguire il richiamo. Senza pensare gli svuotai contro gli ultimi colpi prima di cadere a terra privo di sensi.

 Mi risvegliai in un gruppo cosi eterogeneo che pensai di essere ancora svenuto o sognando; voglio dire avete mai visto un gringo negro, un pellerossa e un giallo tutti insieme? Sopratutto guidati da un fottuto prete armato fino ai denti. Per ore ho pensato che fosse una specie di strano sogno, anche se le ferite erano guarite, continuavano a fare un male cane, e questo dolore mi confermava che non era un sogno. E se non lo era. dovevo vendicarmi, dove uccidere quelle cose e riprendermi il corpo di Pablito. Ovviamente dopo averlo ucciso.

Ciò che accadde dopo lo ricordo per immagini: noi che seguivamo le tracce del branco e la sua scia di morte e distruzione; i corpi e le haciende in fiamme; un canyon, una grotta, un altare Maya e su di esso un medaglione da cui i morti sembrano attratti, se non richiamati; le esplosioni nella grotta e brandelli di carne di morto volare in ogni direzione e mi pobro Pablito che mi corre incontro bramoso della mia carne; il medaglione spezzato dal prete e i fremiti dei brandelli dei morti che cessano tutti insieme; il silenzio; il corpo di Maria e di Pablito in una fossa, la hacienda in fiamme e il gruppo dei cacciatori che si allontana verso l'orizzonte; io che parto verso nord, verso il confine. E poi solo il deserto e i cactus. Per giorni. Senza sosta. Fino a svenire nuovamente per la fatica e il caldo.

E poi apparvero nuovi compadres, un gruppo di chicanos come me trapiantati in America. Non so cosa videro in me, forse l’orrore che mi portavo addosso, ma non mi rapinarono ne presero i miei cavalli. Iniziai a stare con loro, a vivere insieme a loro, nessuno mi chiese molto di chi ero e come ero arrivato li. Scoprii che si occupavano di, come dire, espropriazioni proletarie, soprattutto in banche o treni postali. Era una bella vita, diversa dalla mia precedente, ma avevo pur sempre a che fare con i cavalli e volevo pensare a qualcosa di diverso dal quello che ogni notte mi tormentava. Ero bravo, molto bravo in quello che facevo, tanto da guadagnarmi il titolo de El Jefe, il capo; gli uomini mi seguivano anche in imprese al limite dell’impossibile.
Eppure per ogni scorribanda che facevamo, per ogni rapina o per ogni bevuta c’era qualcosa che mi rodeva dentro, la mia vita precedente che avevo schiacciato dentro e sotto gli abiti del bandidos. Qualcosa che mi diceva che ero una persona decente, un uomo buono e non un criminale.Lasciai di nuovo una vita, la mia seconda e tornai aldilà del confine, nella mia terra natale, verso i miei demoni. 

…ed è per questo che ora sono di nuovo qui da te, padre, per chiederti aiuto per iniziare la mia terza vita. Per ricominciare.”