Sporchi, feriti, gli abiti sdruciti e strappati, le labbra spaccate e la pelle riarsa dal sole cocente del deserto: a guardarli in quel momento sembravano così simili. A distinguerli solo le evidenti differenze fisiche: slanciato e fiero Azamet, con lunghi capelli scuri e luridi ; pelato ed imponente Mosu con il ventre rigonfio che spunta sotto l'armatura.
. Costretto ad abbandonare lasua città natale ed il suo ricco palazzo a seguito dell'attacco infame scagliato dalla famiglia Xalarian che ha colpito nel cuore la famiglia Arak, praticamente sterminandone i membri nei loro letti. Azamet fu salvato proprio dal provvidenziale intervento della sua guardia personale di lunga data, Mosu che lo fece sgattaiolare di soppiatto da palazzo per poi fuggire da Val Toraasa
. Mosu ha poi seguito fedelmente il padrone nella sua ricerca di vendetta nei confronti degli Xalarian, ricerca che li ha portati in giro per i Domini seguendo la sete di potere di Azamet, assecondata da oscuri riti arcani.
"Vai tu ora" ordinò indicando la vasca. Mosu iniziò a svestirsi rimanendo solamente con il collare. Mai avrebbe osato toglierselo: a Tricarnia un tale gesto avrebbe facilmente comportato la morte, dal momento che nessuno schiavo può levarsi di sua sponte il collare, simbolo della sua condizione di schiavitù come fosse un marchio apposto sul bestiame.
"Dimentichi qualcosa" disse Azamet con tono vago. Mosu perplesso si guardò in giro, per poi rivolgersi con tono di scusa al suo padrone: "Cosa, mio padrone?".Azamet, nuovamente vestito con abiti più consoni al suo sangue nobile, si avvicinò in silenzio al suo schiavo, alzò le mani e con un gesto lento, fissando Mosu negli occhi, slacciò la fibbia del collare :"Non potrei mai ripagarti per tutto quello che hai fatto in questi anni al mio fianco, specialmente negli ultimi mesi. Non posso chiederti altro. Sei libero". Le guance ancora sporche di Mosu iniziarono a rigarsi, mentre il neo liberto fissava sopraffatto e sgomento il nobile decaduto, senza parole.
Azamet ruppe il silenzio prima che diventasse imbarazzante: "Ovunque tu decida di andare ora, sappi che ci sarà sempre un posto per te nel mio palazzo a Val Toraasa" per poi aggiungere con un sorriso amaro "Sempre se riuscirò a tornarci". Mosu si scosse e con tono insolitamente deciso corresse il proprio principe "Quando ci torneremo insieme vorrete dire, mio Principe".






























