venerdì 23 gennaio 2015

L'ultimo saluto ad un amico

Dopo aver controllato la situazione intorno alla tana della gigantesca orsa, il gruppo decide di attirare il mostruoso animale fuori dalla tana, per vedere se al suo interno si nasconde Hugo come Pate aveva fatto sapere. Si occupano di questo diversivo Lukan, Kuzja ed Andrej.

Riescono nell'impresa in parte poiché l'orsa non appena si è accertata che parte degli assalitori si era dileguata di gran passo si appresta a tornare verso la tana, dove nel frattempo erano scattati Bogdan, Astrid e Mircej. Il gruppetto dei tre riesce a malapena nell'intento di trovare Hugo quando la figura imponente del grosso animale si staglia sull'entrata della tana.

Hugo appare agli occhi di Bogdan diverso, sembra soffrire qualche malattia, avendo molto meno irruenza e forza di come il giovane cacciatore ricordava. Non c'e' tempo per molte spiegazioni, ne per troppi giri di parole, bisogna uscire ed uscire in fretta prima che l'orsa sentendosi minacciata nella sua tana li attacchi tutti.

Infuria la battaglia, il gruppo cerca di uscire dalla delicata situazione, tentando al contempo di non uccidere la gigantesca orsa, che colpe non ha se non quella di difendere il proprio territorio. Bogdan sa bene che in quel caso nessun animale può essere indotto alla calma, la lotta per la sopravvivenza è più forte di qualsiasi amore, simpatia o affinità.

Messa fuori combattimento l'orsa, i tre non hanno nemmeno il tempo di riunirsi con Kuzja, Andrej e Lukan, che li hanno supportati nel combattimento, poiché tutto intorno alla tana li aspetta una terribile sorpresa. L'esercito dell' Uccisore, con lo stesso in testa, venendo meno l'impedimento del grande animale, aveva atteso il momento giusto per mostrarsi, reclamando allo stesso tempo la testa di Hugo.

Bogdan non può credere ai suoi occhi, si è appena ricongiunto con uno dei suoi amici e maestri e gli viene chiesto di abbandonarlo di nuovo.  Hugo spiega al gruppo che parte della sua anima è già in possesso all' Uccisore e che non sopporterebbe l'idea di diventare un burattino nelle sue mani, come tutti i componenti del suo macabro esercito. Bogdan, in un primo momento non riesce a soddisfare la richiesta dell'amico, si rifiuta di dargli una giusta morte, in un attimo riaffiorano nella sua mente i momenti felici passati con la sua banda e sprofonda in buio di emozioni. Dal quale si desta solo quando Hugo, visibilmente provato, sfodera le asce per uccidersi, in quel momento lo spirito selvaggio che in parte lo contraddistingue prende il sopravvento. Il giovane ranger, vicino al grande cacciatore capisce quale enorme onore gli è stato concesso, e sente di rispondere al codice non scritto che lo vincola nell'onorare la richiesta del suo amico. Con il cuore lacerato dal dolore, fa un cenno di intesa ad un rassegnato Hugo, individua il punto meno doloroso per affondare la lama e dona al suo amico una dolce morte. Il pugnale affilato si fa strada tra le carni dell'enorme uomo, più la vita abbandona il corpo di quest'ultimo, più a Bodo sembra che il viso provato e senza espressione, riguadagni quella possenza e quella vitalità che lo contraddistingueva un tempo. Hugo si accascia al terreno guardando l'amico e chiedendo un ultimo favore, di salvare l'orsa eroica che lo ha tenuto in vita fino ad ora. Forse solo nella sua mente o forse no Bogdan vede dipingersi un sorriso di serenità  sul volto dell'amico si morente ma anche sollevato per aver raggiunto i suoi avi come spirito libero e non vincolato ad un essere malvagio.

Dal fugace scambio di parole con l'Uccisore, che attendeva l'evolversi della vicenda di Hugo, il gruppo apprende che lo stesso non ha interesse nel combatterli, non essendo stato pagato per le loro teste, come invece è stato fatto per tutti i capi della ormai sgominata banda di Bodo.
Poco prima di andarsene l'Uccisore rivela a Bogdan che qualcuno ha pagato affinché fosse stata fatta salva la sua vita, ma non rivela il suo nome.
Il gruppo decide di partire alla ricerca dell' ultimo dei superstiti della banda, Rannarth il maestro delle aquile, che almeno a quanto affermava Hugo,  dovrebbe trovarsi in un accampamento segreto sul Pinnacolo, tra i monti Sawtooth a sud est della posizione attuale. Dopo aver stabilizzato e parzialmente curato la gigantesca orsa, mandano il messaggio a Lev, tramite la coppia di pergamene magiche e si dirigono al punto di incontro precedentemente pattuito. Purtroppo aspettano invano, Lev non sembra arrivare, dopo aver scoperto che Lev non è mai tornato a Cuzau, trovano delle tracce che puntano verso l'accampamento della banda di Pate.

In seguito ad una veloce ricognizione di Bogdan, scoprono che Pate e la sua banda si sono impossessati della carrozza rinforzata e probabilmente tengono anche Lev in prigionia.
Il gruppo riflette su come liberare Lev e tornare in possesso della carrozza. 


venerdì 9 gennaio 2015

Il sentiero interrotto



Pate interrogò Kuzja e Bodo in maniera dettagliata si soffermò, chiedendo più volte all’esploratore come avesse fatto a salvarsi, visto che tutti o quasi i componenti della sua vecchia banda erano o dispersi o morti. Arrivò addirittura ad insinuare che fosse lui il traditore che avesse rivelato la posizione della banda al Conte. In cuor suo Bogdan sentiva mescolarsi sentimenti differenti che inesorabilmente andavano a minare le sue poche certezze, avrebbe voluto dire basta a tutto questo e lasciarsi andare, avrebbe voluto piangere e disperarsi alle terribili notizie che gli venivano riferite, ma sapeva che non poteva permettersi questo lusso. I suoi amici, i suoi mentori, i suoi compagni non c’erano più, quella flebile speranza di poter almeno riabbracciare Rennarth svanì alle prime parole del Segugio. 
Non appena Bogdan chiese informazioni sui suoi amici e componenti della sua banda, inesorabili risuonarono nella spoglia stanza le parole di morte. Pronunciando uno ad uno i nomi dei suoi amici, tra se e se, dovette lottare per ricacciare le lacrime dai suoi occhi, lo sconforto prese il posto dell’agitazione, ed a sua volta lasciò, ben presto il posto alla rabbia. Le nocche si serrarono inconsciamente in un maglio esangue, il suo cuore che batteva all’impazzata per l’eccitazione di ritrovare vecchi compagni, sembrò scandire con i suoi battiti dei rintocchi di una campana suonata a morte, suona per chi aveva condiviso con lui il periodo più bello della sua vita fino ad oggi.
Presto l’istinto del cacciatore tornò alla ribalta, ed iniziò immancabilmente a spingere il giovane esploratore verso la luce della speranza e della vita, coadiuvato dalla crescente rabbia che iniziava a farsi spazio tra i suoi sentimenti. Congedatosi da Pate, che si rivelò fedele ai patti sugellati al tempo della vecchia congrega intimando alla sua nuova banda di lasciarci passare indenni, il gruppo, riabbracciati Astrid e Mircej “ospiti” del Segugio, riprese il cammino verso il Bosco Crudele, che si trovava appena a nord di Cuzau all’interno di un arco descritto dalle sponde del gelido fiume Gundar. Bogdan si strinse nel suo mantello e non parlò, ricacciò con tutta la forza d’animo rimasta quel vortice di emozioni e le parole del suo maestro riecheggiarono nella sua mente come un mantra. Sapeva e lo aveva imparato a sue spese, che un animo pieno di sentimenti ed emozioni ben presto lo avrebbe portato a commettere un errore di valutazione, un errore che in un territorio ostile come quello di Barovia, significava morte certa. 
Pate aveva lasciato un filo di speranza, nel giovane ranger, Hugo il cacciatore era ancora vivo e si vociferava si fosse rintanato nei luoghi che conosceva meglio di chiunque altro, luoghi perigliosi ai quali in pochi avrebbero avuto l’ardire di addentrarsi.  Al suo inseguimento ovviamente si era gettato l’Uccisore con il suo manipolo di morti ritornati, era passato da qualche giorno per le strade di Cuzau, seminando orrore tra i cittadini residenti. Bogdan pensò che un passaggio del genere alla luce del sole in una cittadina popolata, poteva significare solo una cosa, i seguaci dello stendardo nero con un teschio senza orbite campeggiante, non avevano paura di farsi notare, non temevano nessuno. Recuperate le armi di Astrid e Mircej, saggiamente nascoste prima di presentarsi alla banda di fuorilegge di Pate, il gruppo si inoltrò senza paura e con una certa fretta all’interno del bosco, sapendo, dalle informazioni dettagliate ricevute, che l’Uccisore era entrato nello stesso bosco qualche tempo prima, Bogdan e Lukan andarono in avanscoperta per evitare di finire in trappola.
Evitate, non senza alcuni problemi, le sentinelle non morte poste a delimitare il luogo dove l’Uccisore aveva posto il campo, il gruppo giunse, grazie anche alle visioni di Mircej, in prossimità dell’entrata della tana dell’orso gigantesco che infestava quel bosco. Superato un “incontro fortuito”, forse meglio definirlo uno scontro, con un enorme cinghiale, di cui Mircej volle disperatamente provare la possenza, si apprestarono ad entrare nella tana.

giovedì 8 gennaio 2015

Riti e ricordi



L'ironia della sorte volle che Kuzja e gli altri soggiornassero alla locanda dello Stregone Impiccato, proprio i giorni seguenti lo scontro con il demone d'ombra e le conseguenti angoscie di Kuzja. Quasi a volergli ricordare quant'è stretta e tortuosa la via dei fedeli alla Dea: pochi illuminati mal visti e spesso perseguitati in un mondo in un mondo sconquassato dal chaos e tormantato dalla sofferenza.
Quella notte Kuzja, proprio nelle stanze della locanda dall'infausto nome, si dedicò ad un lungo rito di comunione con la Dea, come non aveva avuto modo di fare negli ultimi turbolenti tempi.
Kuzja iniziò dapprima a purificare la stanza, accendendo dell'inceso ed aprendo la finestra, per far entrare qualche debole e pallido raggio della luna appena crescente. Poi si spogliò per purificare il suo corpo con acqua e sale. Nel farlo scoprì il torso, segnato dalle ustioni delle fiamme d'ombra scatenate dal demone pochi giorni addietro. Quella larga cicatrice, dal colore quasi nero, aveva resistito persine alle cure miracolose di Pan Goe e del suo Dio lontano. Sarebbe rimasta per sempre sul suo corpo, come ricordo dell'esperienza e come monito per i suoi dubbi. Un altro marchio da portare indosso a testimoniare la sua vita scandita da eventi tra il misterioso e lo stupefacente.
Finite le abluzione Kuzja posizionò una sedia in direzione del nord e su di essa appoggiò il suo pugnale ed una coppa di vino. Dopodiché disegnò un cerchio in terra che comprendeva all'interno la sedia, che avrebbe svolto le funzioni di un altare improvvisato.
Kuzja s'inginocchiò davanti all'altare, recitando lunghi brani tratti dal testo sacro  "I racconti dell'eternità". Terminate le preghiere iniziali prese il pugnale e lo affondò nella coppa piena di vino, esclamando : "Hala liberami dalle sofferenze, guidami verso la Tua saggezza!". Dopodiché Kuzja bevve il vino dalla coppa e rimase in meditazione per lungo tempo godendo della ritrovata comunione con la Dea.
Finito il rituale Kuzja si addomentò in un sonno profondo e ristoratore, in cui sognò frammenti del suo primo rituale, in cui fù iniziato al culto della Dea.
Il grosso pentacolo inscritto nell'erba che accoglieva quattro altari, il più grande dei quali rivolto a nord, illuminati dalla luce della luna piena. I volti delle tante persone presenti, avvolti nell'ombra indistinta dei ricordi,con poche eccezioni: Lucius, il Ministro ed il Maestro Sephir. Il ministro che invita Kuzaj ad entrare nel circolo: "La Dea ti ha giudicato meritevole. Entra nel circolo ed inginocchiata alla Sua presenza". L'odore pungente di incenso, la sensazione del sale sulla sua pelle, l'erba umida sotto i suoi piedi e l'acqua fredda che lava via tutto. I corpi svestiti, le preghiere mormorate da tutti all'unisono a formare un'unica potente voce.
Il Ministro che prende il pugnale di Kuzja, lo immerge in una grande coppa piena ricolma di un liuqudo rosso per poi restituirlo lui: "Usa questi strumenti con saggezza, seguendo sempre i Suoi dettami ".
 
"Novizio, i misteri della Dea sono infiniti. Non possiamo sperare di conoscerli tutti, possiamo però seguirli lungo il cammino della nostra vita. Come Novizio imparerai e crescerai ogni giorno. Cercherai nuova conoscenza e ne otterrai in proporzione ai tuoi sforzi. Lascia che La Dea ti guidi nel tuo cammino."

Solo frammenti sparsi, ma evocativi e potenti: Hala ha ascoltato le sue umili preghiere ed ha rievocato in lui il primissimo passo del suo lungo cammino non a caso. Molti altri ne seguiranno a patto di farsi guidare dalla saggezza della Dea.

venerdì 2 gennaio 2015

Oltre il velo

Un silenzioso buio mi accolse. Smisi infatti di udire anche il mio respiro ed il battito del cuore. Ogni dolore, straziante sino ad un attimo prima, sparito, sostuito da una innaturale pace dei sensi. L'animo pervaso da speranze: di ricongiugersi ai propri cari da cui mi ero prematuramente staccato e di unirmi ad Hala in un intimo abbraccio come mai mi era stato possibile sinora.

Quest'attimo eterno di pace fu bruscamente interrotto da un doloroso respiro che riempì nuovamente i miei polmoni di aria fresca, facendo di nuovo battere all'impazzata il cuore nel petto. Un rintocco di campana mi scosse e miei occhi, seppur chiusi, furono accecati da una forte luce calda che squarciò il buio profondo da cui eravamo circondati.
La voce di Lukan, lontane alle orecchie, mi richiamava alla realtà chiendendomi ripetutamente come stessi. Guardai intontito il caliban che si avvicinava, non sapendo come rispondere. Le ferite che avevano dilaniato le mie membra sembravano quasi del tutto scomparse e la luce che dapprima mi aveva accecato ora sembrava scaldarmi piacevolmente. Sommariamente potevo dire di star bene, sebbene profondamente scosso.
L'esperienza appena vissuta mi aveva però turbato a tal punto che dopo lunghi secondi non riuscii che a basciare un : "Si, credo di si" assai poco convinto. Difatti una profonda inquietudine aveva iniziato ad  intaccare il mio animo vacillante, in preda a tremendi dubbi.
Mi alzai aiutato da Lukan e mi unii ai miei compagni riuniti intorno a Pan Goe: il nano impugnava un imponente arma dalla sembianze di una campana, da cui scaturiva una forte luce calda. Percepii una potente aura mistica, in cui erano avvolti sia Pan Goe che la sua arma, che riempiva prepotentemente la sala liberata dal demone.
Pan Goe confermò alcuni dei miei dubbi: avevo effettivamente oltrepassato la soglia della vita, seppur per un brevissimo istante. Se sono tornato indietro lo devo solo al nano ed alla sua campana che il sacerdote ha usato per compiere un potente miracolo che mi ha riportato in vita.
Non avevavo mai vissuto un miracolo simile, ne pensavo che Pan Goe potesse essere in grado di compiere miracoli minimamente comparabili a questo. Che io sappia solo il Ministro è così in comunione con la Dea da poter invocare miracoli comparabili a questo. Che il sacerdote nanico dicesse la verità parlando del suo Dio? Forse divintà venerate in altri piani concedevano ai mortali poteri e miracoli inaccessibili a noi fedeli Baroviani?
In quei momenti invidiai molto l'incrollabile fede del mio amico Andrej: a differenza mia neanche nel momento più oscuro, per lui quindi più temibile, ha vacillato. Il mio animo è ancora debole, attanaglianato da tanti dubbi e da troppe domande senza risposta: il Chaos ancora mi domina talvolta portandomi frustrazione e dolore.
Salutammo Pan Goe ed uscimmo dalle sale naniche, pronti a riprendere il nostro cammino. Sino a sera fui di ben poca compagnia per i miei amici: la mia testa era altrove, persa in mille pensiere e per i miei compagni devo essere stato poco più che una marionetta.
Giunto il crepuscolo mi ritirai in preghiera: la lontanza da quel demone maledetto, la comunione con la natura e con la Dea furono un balsamo salvifico per il mio spirito, placando i miei tormenti. Hala illumina il mio cammino ed ogni volta che indugio mi allontano dalla sua saggezza e mi riavvicino al Chaos. In cuor mio so che solamente la sua saggezza può rispondere ai miei quesiti e darmi la sospirata serenità. Ora anche la mia mente è tornata a perseguire senza tentennamenti la strada indicata dalla Dea posso ambire un giorno a trovare la Radura dei Sogni Infranti...

giovedì 1 gennaio 2015

Il Teschio senza Orbite





Il vessillo del teschio senza orbite oculari su campo nero venne visto sventolare per la prima volta durante la lunga e sanguinosa guerra tra Re Azalin del Darkon e l'esercito invasore del Generale Vlad Drakov.
La guerra ebbe termine dopo anni di spargimenti di sangue quando le milizie Falkovniane, ormai stremate, decimate e soverchiate numericamente dai propri nemici, dovettero per forza di cose ritirarsi nuovamente entro i loro confini, ponendo fine ad ogni ambizione espansionistica del loro condottiero.
Azalin Rex lanciò un segnale potentissimo ai domini confinanti, elevando il Darkon, già notevole potenza commerciale, a prima potenza militare del Nucleo.

 Le prime testimonianze del cacciatore di uomini di origini sconosciute, che in seguito diverrà noto come l'Uccisore, risalgono proprio a quel periodo, quando da lupo solitario egli attirò al proprio fianco sempre più gregari fino ad essere messo a capo di un intero distaccamento dell'esercito darkonese. Al termine della guerra, ed in seguito alla Grande Congiunzione, con il crollo di Darkon e la nascita di Necropolis, dell'Uccisore si perse traccia.
Il suo macabro vessillo riapparve anni dopo sui campi di battaglia del Richemulot e del Borca, dove, a capo di truppe mai composte da più di un centinaio di elementi, veniva impiegato principalmente nelle schermaglie e per stanare le avanguardie e gli esploratori nemici nascosti su terreni inospitali o impervii.

La comparsa del suo stendardo su suolo Baroviano è recentissima, non essendo in atto una vera e propria guerra civile e non avendo a che fare con gruppi militari addestrati, le truppe del Conte Strahd non avevano mai avuto bisogno del supporto di reggimenti esterni, ma lo scendere in campo di bande di fuorilegge più disciplinate ed organizzate al fianco di una fazione indipendentista Gundarakita sempre più attiva ha richiesto contromisure a dir poco drastiche.
Il Comandante Gurnbeld dei Gargoyle d'Ebano, emissario del Conte Strahd Von Zarovic, ha stipulato un contratto e sguinzagliato il cacciatore sulle tracce dello Straniero e della sua banda.
Da lì in poi la situazione per la resistenza Gundarakita è rapidamente precipitata, le voci a riguardo sono a cavallo tra realtà e superstizione, come è logico attendersi da un popolo oppresso e timoroso della notte come quello baroviano.

La rete dello Straniero era solida e composta da uomini fidati, il passo più difficile è stato pertanto quello di trovare un varco, una debolezza. Dopo poche settimane dall'arrivo dell'Uccisore è stata rivelata la collusione del Kapetan Emilian Buchvold con la banda di fuorilegge ed insieme a lui l'ubicazione di molti dei loro rifugi. Da quel momento in poi la caccia è stata spietata e sebbene si dica che alcuni dei capi, tra cui lo stesso Straniero, siano ancora latitanti, l'attività della banda è completamente cessata.

L'Uccisore si è rivelato predatore in grado di raggiungere risultati dove molti prima di lui avevano fallito, complice il suo aspetto terrificante, la sua abilità nel muoversi in ambienti selvaggi, la capacità di trovare e seguire la preda ed il nutrito numero di seguaci al suo comando completamente devoti.
Proprio a riguardo di questi ultimi circolano voci inquietanti che dicono che alcuni di quelli che l'Uccisore ha cacciato personalmente ed ucciso siano poi tornati dalla morte per servire il loro aguzzino.

Recentemente il borgo di Cuzau ha assistito alla macabra parata del Teschio Senza Orbite, in pieno giorno, guidati dal loro condottiero, un centinaio di soldati silenziosi e apparentemente senz'anima hanno percorso la via principale lasciando il centro abitato per dirigersi a nord, verso l'estremità della Foresta di Svalich nota come Bosco Crudele, in cerca forse degli ultimi capi della banda dello Straniero ancora in libertà.
Da questa inquietante marcia, tra i Gundarakiti, ha iniziato a circolare un nuovo nome per il cacciatore di uomini: lo Schiavista di Anime.

Dubbi

Bogdan percorrendo le ripide scale della vecchia magione ormai occupata da strani individui pensando tra se e se rimuginava sul recente passato. Le coincidenze che lo avevano portato a convincere il gruppo nel seguirlo verso questa svolta improvvisa degli eventi, lo opprimevano, spingevano sul suo stomaco come un macigno molto pesante e gli sembrava di avere il cuore in gola dalla trepidazione. 

"Avrò fatto bene ? "
" Forse sono stato troppo avventato ? "

Eppure troppi indizi sembravano coincidere, troppi tasselli dall'incastro difficile sembravano accostarsi ed unirsi tra loro con naturalezza.

Chi era questo Pate? Come faceva a sapere tutte quelle cose? Sembrava un tipo sveglio ma nascondeva qualcosa. Mille domande cercavano risposta nella mente di Bodo, e quelle scale sembravano infinite.

Pete aveva uno strano modo di fare, troppo sospettoso, e quel difetto di dizione gli faceva sembrare fosse effetto di un sortilegio, sembrava come se un animale feroce fosse stato tramutato in essere umano. 
Bogdan sorrise tra se e se, mentre rifletteva dove le mille domande avevano portato il suo pensiero...che sciocchezze stava pensando, l'adrenalinico momento stava offuscando i suoi pensieri, di solito fermi e razionali, ora idee gli esplodevano in mente come se fossero onde che si infrangono in un mare in tempesta.

Il loro girovagare, a volte verso una direzione sensata, altre verso direzioni sconosciute, gli faceva pensare ad un tronco in balia delle correnti, in un mare vasto, profondo, gelido e molto pericoloso, dove il gruppo suo malgrado era costretto a nuotare.

Bogdan sentiva il peso delle vite dei suoi compagni di avventura, ormai diventati fratelli nella notte e nella difficoltà, aumentare giorno dopo giorno. La suggestione di questo gli provocava una sensazione di bruciore proprio sul polpaccio dove era impresso quello strano tatuaggio, da quando ridestato in quella carrozza tempo fa, molte domande, giorno dopo giorno, si palesavano nel loro cammino, e le risposte, che erano riusciti a trovare, erano sempre insufficienti a rispondere a tutte le domande.
Una sensazione di frustrazione lo faceva sentire come in quegli incubi nei quali tenti di scappare da qualcosa, hai molto vantaggio, ma immancabilmente per quanto tu ti sforzi di correre veloce, il terreno sotto di te ti frena, diventa inconsistente, scivoloso, e tu non fai altro che annaspare, mentre da fuggitivo diventi preda, con il cuore in gola ti rendi conto che qualcosa sta accadendo ma tu sei impotente e non puoi evitarlo.

Qualcosa stava di sicuro accadendo, e chissà da quanto tempo, che loro fossero una flebile luce in un mondo di tenebre era ormai chiaro. In fondo lo erano tutti i cittadini di Barovia che giornalmente sopravvivevano con affanno ad un ambiente ostile e periglioso, ma loro avevano qualcosa in più, erano braccati dal Conte. 

Non ci voleva un genio per capire che se un essere potente come il Conte li braccasse, poteva significare solo una cosa, che li temeva, o comunque temeva qualcosa che loro possedevano. Nessun predatore sicuro della propria forza investe tante energie e risorse per eliminare dei concorrenti, a meno che non abbia un interesse urgente di farlo.

Nel mentre mille pensieri si affollavano nella sua mente, intasando ed annebbiando la sua razionalità, la porta dello studio venne spinta da Pate, quello che successe dopo fu solo un precipitarsi di eventi, di certo vedere Martha mano nella mano in quel dipinto con Buchvald, non agevolò il districarsi dell'intreccio di domande e dubbi...

mercoledì 31 dicembre 2014

Riconsacrazione






Una figura incappucciata si avvicina a Lukan ancora prima della fine del suo turno di guardia, è Andrej. Impaziente e desideroso di attende l'alba per poter pregare. Il suo volto, illuminato dalla torcia di Lukan, brilla di una gioia e di forza poichè arde del fervore della sua fede.

Appena Lukan entra al riparo dalla fredda notte invernale e dal vento freddo delle montagne, Andrej si inginocchia e posa davanti a sè l'arma che gli è stata donata.

"Signore del Mattino, nel silenzio di questo giorno che nasce, vengo a ringraziarTi di avermi dato la forza e avermi protetto sotto il Tuo mantello di luce in questo giorno cosi oscuro.
Mai prima d'ora mi ero trovato ad affrontare una tale creatura oscura, tale da spegnere nel cuore ogni speranza di vedere l'Alba. 

Ma grazie alla fede in Te ho superato la prova, sono passato attraverso l'oscurità, ho sentito il dolore del buio e della mancanza di speranza, ma sono rimasto in piedi. Come una fiamma nel buio, non ho vacillato e ho contribuito alla vittoria della Luce.
Oh Signore del Mattino, Calore del Giorno, in questo giorno ho trovato la fede in te e ho scoperto che vi sono molti alleati che parteggiano per la Luce. Pan Goe è un valido e potente alleato per la Luce, per la causa e per l'Alba; è stato lui a dare il colpo di grazia al demone che abbiamo combattuto e a dare soccorso a Kuzja. Mio Signore, potrò anche io un giorno avere tali poteri? So che con la fede in Te potrò continuare a portare la Tua Parola e distruggere ogni nemico della Luce."

I primi bagliori di luce appaiono all'orizzonte e un raggio punta su di Andrej. Il monach si inginocchia e solleva il maglio, ricevuto in dono dal nano dopo lo scontro, in direzione del sole.
"Rivesti della tua luce, Signore del Mattino, quest'arma; questo dono ricevuto che io riconsacro a Te con il nome di "Lampo del Mattino"
Infondigli la Tua benedizione per guidare il tuo popolo nella Luce della speranza e la Tua forza per proteggere i tuoi figli e scacciare la morte e la tenebra che li angosciano."

Detto questo dalle mani di Andrej sembra fluire un bagliore caldo che avvolge l'arma come sottili fili dorati. Il monach indugia ancora qualche momento con Lampo del Mattino ancora stretta in alto prima di portarla in posizione di attesa e iniziare le preghiere mattutine. E nel suo cuore la calda sensazione della forza della Luce.

martedì 30 dicembre 2014

Il Marchio e la Profezia





Al lento dissiparsi delle Nebbie lo spettacolo che si presentava agli occhi dei viaggiatori era cupo e
affascinante allo stesso tempo.
La strada proseguiva il suo percorso verso ovest mentre al crocevia un sentiero secondario scendeva a sud, nei meandri più oscuri del Passo di Svalich, dove il Villaggio di Barovia era annidato.
Un nutrito agglomerato di case in legno e pietra, robuste quanto rustiche, dai camini si sollevavano dense nubi di fumo scuro, dalle poche finestre non sbarrate, lasciate socchiuse fino a pochi minuti prima del tramonto, flebili lumi testimoniavano la presenza all'interno di anime altrettanto povere, la cui esistenza era scandita dal timido e frettoloso percorso che il sole durante le ore diurne azzardava al di là delle frastagliate cime dei monti.
I pochi che si azzardavano per la via affrettavano il passo per raggiungere il prima possibile la loro destinazione. Gli abitanti del piccolo borgo avevano imparato a convivere con il timore di ciò che li circonda, e prudenza e superstizione erano i loro dogmi sopra ogni altro credo.
La via principale arrivava a biforcarsi all'estremità opposta del villaggio, conducendo da un lato all'unico edificio che poteva mostrare una parvenza di sfarzo e benessere, la villa del borgomastro, la nobile Dama Atanasius, e dall'altro ad un massiccio ponte che attraversava il fiume Ivlis a poche centinaia di metri dalla sua sorgente: le Cascate di Tser.
Da lì il sentiero attraversava una piccola macchia di vegetazione che presto si diradava per lasciare spazio al vasto accampamento Vistani che si affacciava sullo stagno ai piedi del precipizio. In ogni ora del giorno e della notte decine tra lumi e falò brillavano intensamente rendendo il campo apparentemente ben più vivo e densamente popolato del villaggio poco distante, anche se in realtà gli effettivi occupanti erano poco meno di un quinto e molti di essi raminghi e soltanto di passaggio.
Sopra a tutto questo, osservando dal basso verso l'alto la cascata di Tser, le cui gelide acque si gettavano a precipizio per più di cento di metri, stagliato contro il cielo perennemente oscurato dalle nubi, aggrappato alle aguzze rocce dei monti Balinok, con guglie nere e mura merlate alte decine di metri, orribili guardiani di pietra immobili sui torrioni e stormi di pipistrelli in volo dalle grotte sottostanti, avvolto in un'aura di lugubre fama e superstizioso terrore, regnava sull'intera valle il Castello di Ravenloft, dimora del Conte Strahd Von Zarovic.

Ai piedi della cascata, sulla riva dello stagno, la vecchia Vistani tradusse in parole le immagini che avevano invaso la sua mente:

"Sangue versato. Anime dannate. Poteri a lungo dimenticati.
Il Corvo non vola più ma il suo gracchiare risveglia divinità perdute, condottieri e traditori.
La Disperazione porta Caos, il Caos genera Mutamento.
Il Corvo Disperato brama il Mutamento."

Furono le sue ultime parole, prima di svanire, come se lì, davanti agli occhi Astrid e Mircej, non fosse mai stata. Il fazzoletto che aveva ricamato però era ancora tra le mani del ragazzo e portava ricamato un simbolo ormai noto.

Lo stesso fazzoletto, a pochi giorni di distanza da quel momento, non era più in possesso dei figli di Lavinia. Presso il Circolo di Pietre degli Eterni Amanti, Roxolana delle Ombre portava con se la prova che gli Zarovan avevano qualcosa a che fare con la creatura strappata al Conte, giacché egli aveva impresso lo stesso simbolo sul collo.
I Mille Occhi avrebbero trovato interessante la notizia, ma forse qualcun altro prima avrebbe dovuto sapere, qualcuno che non voleva essere trovato...

mercoledì 17 dicembre 2014

Un Segugio ed il suo branco.





Cuzau e l'insegna dello Stregone Impiccato
La luce del giorno filtrava pallida attraverso le nubi. Il borgo di Cuzau pigramente percorso da gente dagli animi buii e dagli abiti scuri, intenti nelle faccende quotidiane di un insolitamente mite mattinata d'autunno.
Appena oltre le ultime case la carrozza prese la svolta a sinistra, invece di tornare verso il passo montano dal quale era discesa solo il giorno prima si diresse verso la vasta valle ad occidente, prendendo la larga via mercantile di collegamento con Teufeldorf e gli altri confini.

Sebbene consapevoli di poter cadere in una trappola, Kuzja, Andrej e Lukan avevano deciso di restare al fianco di Bogdan. Il giovane Lev Torosic prestava fede al suo incarico di assisterli, seguendoli senza far domande e rendendosi utile al meglio delle sue possibilità.
La compagnia di Peter era quantomeno bizzarra, l'uomo vestiva abiti molto pesanti, ben più caldi di quelli necessari per un autunno fresco ma non glaciale come l'inverno che si prospettava, i guanti fatti su misura coprivano mani che solo ad uno sguardo attento potevano apparire monche, la voce stridula si incastrava spesso su alcune parole, ripetendo sillabe in un balbettio simile al latrato di un cane.
Di quell'uomo nessuno si fidava, ma aveva reagito immediatamente al nome di Rannarth, Il Maestro delle Aquile, mostrando stupore ed interesse in Bogdan e rivelando di possedere ulteriori informazioni, chiedendogli più volte: "Come mai tu sei ancora vivo?".

A poche ore di viaggio da Cuzau la carrozza lasciò la larga strada lastricata per procedere nuovamente verso nord, lungo un percorso di terra battuta che portava verso una macchia di vegetazione. Gli alberi spogli con il loro intreccio di rami facevano da controsoffitto al cielo coperto di nubi, qualche animale selvatico rimase ad osservare il passaggio dei forestieri, altri, più cauti, corsero a nascondersi tra i cespugli rinsecchiti al primo accenno di rumore.
Tutte le terre di Barovia appartenevano al Conte, ma in suo nome boiari e nobili proprietari terrieri amministravano singoli appezzamenti. Le proprietà di una singola famiglia erano delimitate da confini naturali o, come in questo caso, da un muretto di cinta facilmente scavalcabile ed un vecchio cancello arrugginito e parzialmente divelto il cui emblema era ormai arrugginito ed illegibile.

Peter squittì: "La tenuta di caccia dei Buchvold Khkhkh! Siamo diretti alla villa in rovina". Kuzja fu bravo a nascondere la sorpresa di tale fortunata coincideza, ma la scoperta non diminuì la sensazione di sfiducia e dubbio nei confronti della loro guida, specialmente dopo che lungo il viale iniziarono a scorgere uomini e donne intenti nel tagliar legna, cacciare e cogliere radici.

Pate il Segugio
La villa era si in rovina, ma non abbandonata: "Chi sono quelli?" Chiese Andrej.
"Ci siamo stabiliti qui con la mia banda quando Lord Buchvold è fuggito. Khkhkh! La villa è stata saccheggiata ma nessuno ne ha reclamato la proprietà. Il mio gruppo aveva bisogno di un riparo. Khkhkh!" Rispose la loro guida.
"Gruppo? Che tipo di gruppo?"
"Khkh! Briganti. Siamo fuorilegge."
Il monach portò istintivamente la mano all'impugnatura del martello da guerra Tuono di Pietra, donatogli dal Vecchio Goe, vide fuori dal finestrino un paio di cacciatori rientrare con piccole prede ed arco in spalla, incuriositi dall'arrivo dei nuovi ospiti. In cassetta anche Bogdan, sempre guardingo, rimase in allerta, attento ad ogni improvviso movimento.

Quando la carrozza, trainata da quattro magnifici destrieri, uscì sul piazzale antistante la villa si era già radunato un piccolo drappello di rifugiati, perlopiù vestiti di pelli e cuoio, armati con accette, lance, archi e attrezzi da lavoro. Soltanto alcuni sembravano veri e propri combattenti, forse ex soldati o mercenari, o sciacalli abbastanza fortunati da esser riusciti a saccheggiare un cadavere fresco della sua cotta di maglia e arma bianca.
Il viaggio terminò con mezzo giro attorno ad una grande fontana rotonda non più in funzione, direttamente ai piedi di tre scalini a mezzaluna in prossimità dell'ingresso principale della Villa dei Buchvold.

Subito alcuni curiosi iniziarono ad avvicinarsi da ogni direzione, fu una donna a parlare, vestita di lana e pellicce, dal volto sporco, scarno e posticci capelli color paglia, si rivolse all'unico volto noto tra quelli appena giunti: "Pate! Chi ci hai portato? Dobbiamo imprigionarli?"
L'uomo si affrettò nel saltare in terra: "Khkhkh! NO! No, sono ospiti, non prigionieri! Bella carrozza vero? Khkh!"
La donna si limitò a fare una smorfia ed un cenno di alt verso gli altri suoi compagni che avanzavano con le armi in mano. Ubbidirono restando ad osservare.

Bogdan raggiunse Pate smontando dalla cassetta e anche gli altri uscirono allo scoperto, Andrej tenendo saldo in pugno il Tuono di Pietra, Lukan col volto in ombra sorreggendosi al bastone nodoso.
"Dovreste... khkhkh ...consegnare le armi e poi seguirmi dentro." Squittì il loro ospite.
"Non ci penso nemmeno." Ruggì Andrej mentre Kuzja alzava le braccia dimostrandosi completamente disarmato.
L'imponente monach in assetto da guerra non invogliava i briganti a farsi sotto, ma il loro numero attorno al gruppo iniziava a crescere e assieme alle lame iniziarono a sollevarsi anche archi e balestre.
Pate fece un cenno per calmare gli animi, invitò Bogdan a seguirlo: "Tu seguimi, khkhkh! Gli altri possono accompagnarci se disarmati. Altrimenti aspettateci qui."
Varcò la soglia della villa e gli fece seguito anche Kuzja, chiusero la fila due degli uomini di Pate.

L'interno dell'edificio era spoglio di ogni oggetto di valore, l'ampio ingresso era stato svuotato di ogni mobile, espropriato o nel peggiore dei casi utilizzato per rinvigorire le fiamme di qualche falò notturno. Il portone dava su una elegante scala che da un pianerottolo si divideva in due collegando il pian terreno con le due ali della balconata al primo piano. Salendo sulla sinistra Pate guidò i due ospiti in quello che un tempo era lo studio del padrone di casa, il Kapetan Emilian Buchvold.

Al contrario di quanto visto in precedenza la stanza presentava ancora un'ombra di arredo. La libreria era stata saccheggiata di ogni tomo di valore, il resto giacevano in terra trasformati in fogli sparsi e accartocciati, al posto di quella che un tempo doveva essere una scrivania degna di un Lord era stato sistemato un barile su cui era poggiata una tavola di legno. Pate si sistemò dietro di essa facendo cenno a Bogdan e Kuzja di accomodarsi.
I due energumeni attesero il loro ingresso sistemandosi poi accanto la porta d'ingresso, lasciata aperta per via dei cardini divelti.
Pate non poté fare a meno di notare come lo sguardo dei suoi ospiti fu subito calamitato dal dipinto alle sue spalle: la tela occupava quasi metà parete, un'opera troppo scomoda da trasportare, era stata lacerata nel mezzo per verificare che non ci fossero vani nascosti sulla parete. Raffigurava due soggetti in primo piano, il padrone di casa Emilian Buchvold ed accanto a lui una bambina di circa dieci anni dai capelli corvini arruffati, alle loro spalle, stagliato contro un cielo notturno, era raffigurato un edificio sontuoso, immerso nella vegetazione da cui torri e guglie si slanciavano oltre le cime degli alberi.

Quel dipinto lasciava poco spazio ai dubbi, la bambina aveva gli stessi tratti della loro compagna di viaggio rapita dai Vistani.
"Martha!" si lasciò sfuggire Bogdan a labbra serrate.
Kuzja annuì e Pate si voltò ad osservare i tratti per poi scrollare le spalle: "Khkhkh! Vogliamo iniziare?"

All'esterno della villa, nel frattempo, Lukan e Andrej sorvegliavano la carrozza tenendo alla larga i curiosi che continuamente gli si avvicendavano intorno. Il richiamo improvviso di Lev li fece quasi sobbalzare: "Ehi! Che stai facendo?"
Entrambi si affrettarono per raggiungere l'altro lato del trasporto dove uno dei briganti era stato colto dal ragazzo a curiosare di nascosto tra la loro roba.
"Via di lì! Subito!" Tempo di metter mano alle armi e si accorsero che gli abitanti del luogo erano tutti attorno a loro, più vicini di prima, in un cerchio che continuava a stringersi e sensibilmente più minacciosi...