Lo nostro viaggio iniziò varcando quella soglia nebbiosa.
Nessuno di noi poteva però immaginare quale sarebbe stata la nostra destinazione.
Rimanemmo tutti spossati ne la transizione, et una volta ripreso fiato scoprimmo di trovarci ne la medesima sala da la quale eravamo dipartiti, con solo lievi cambiamenti che notammo man mano che decidemmo di farci strada di nuovo fuori da li cunicoli.
Ad alcuni di noi apparve chiaro sin dai primi istanti che lo
Peregrino indossava abiti alquanto desueti rispetto a lo solito, così come ciascuno di noi altri, iniziammo ad ipotizzare di trovarci ne lo stesso medesimo loco, ma in un altro tempo, uno non remoto, ma nemmeno troppo prossimo, lo tempo di cui ci aveva parlato lo
Magister Samael, lo tempo in cui li
Viandanti fecero assieme la loro prima apparizione su
Laitia et in cui secondo le parole de lo anziano saggio li loro spiriti erano ancora intrappolati:
Maro, tre decine di estati addietro, era reduce da la epidemica piaga de la
Peste Viola.
Lo
Magistro Alburno, mentre ripercorrevamo li dedali sotterranei de lo
Cimitero dei Pellegrini, mi spiegò qualche storia riguardo quel periodo. Mi disse de li tre
Signori che si spartivano competenze et influenze su la città tutta, de la feroce malattia portata da li barbari invasori, de le
Entità Contrarie che pesantemente facevano pendere la bilancia de lo
Equilibrio da la parte de la oscurità, et de la leggenda circa la isola artificiale di
Licaonia, loco in cui, di lì a poco, scoprimmo di doverci recare.
La
Spada de le Trame era la chiave per risolvere la questione, passata, presente et futura.
Le catacombe celavano un accesso a li sotterranei de le
Carceri Catalavine, sorvegliate da uno paio di manticore prontamente messe a riposo da pochi colpi di frusta et padellone ben assestati. Mentre li tre magistri discutevano il da farsi et le probabili implicazioni che uno viaggio ne lo tempo avrebbe avuto su le loro esistenze,
Tristano et
Frandonato pensarono bene di liberare tutti li prigionieri trovati lì sotto a marcire: nanacci borsaioli, donne di malaffare et persino uno vendramino avvezzo a la cleptomania di nome
Sugherello, che se non altro simpatizzò con lo
Scarlatto Peregrino decidendo di farci da guida per le riscoperte vie di questa
Maro da lunghi anni dimenticata.
Fu di nuovo a la luce de lo sole che incontrammo ciò che rimaneva de lo
Arcimago Tomenabolo, consunto da la fatica et la frustrazione per aver cercato la
Spada dell'Equilibrio tanto a lungo senza alcun lieto fine.
Samael sperava ne lo suo consiglio et questi, prima di spirare, ripose tutte le sue speranze et ambizioni ne le mani de li eroi venuti da lo futuro, parlando di come tutti li suoi studi et calcoli portassero a la fine ne la misteriosa
Isola de la Peste, o
Licaonia, luogo senza ritorno perennemente celato da la nebbia tra li flutti de lo fiume
Albula, in cui si dice che uno tempo sorgesse maestoso il tempio di
Alupescio, divinità pristina de la guarigione, presso cui li deformi, malati et appestati a morte trovavano rifugio et forse una cura per le loro afflizioni.
Magister Samael ci condusse poi presso lo palazzo de lo
Signore del Sapere, il sommo
Derpa, presso cui ci avrebbe atteso et che avrebbe potuto poi prendere in consegna la
Spada dell'Equilibrio per officiare uno incantesimo et rimettere a suo posto la
Entità Contraria.
Scoprimmo con grande sgomento infatti che le forze oscure avevano in quella epoca una influenza talmente grande da poter infliggere una gravissima maledizione in grado di opprimere li poteri arcani di
Tristano, confondere le formule alchemiche di
Alburno, rendere inudibili a le Entità le evocazioni di
Latinus et, sicuramente, di rendere insipide et stoppacciose gran parte de le mie ricette culinarie.
Derpa ci accolse come amici et offrì lo equipaggiamento di cui necessitavamo per la spedizione verso
Licaonia, raccomandandosi di non cedere a la tentazione di consegnare ad altri lo artefatto qualora ne fossimo venuti in possesso, giacché soltanto lo
Signore del Sapere et li suoi accoliti avrebbero potuto custodire la
Spada delle Trame garantendo lo ritorno de lo giusto
Equilibrio.
Lo prendemmo tutti sul serio, incredibilmente, poi ci separammo. Io rimasi con lo
Magister Samael, che prima di salutare li suoi amici et compagni consegnò loro alcuni artefatti lasciatigli a suo dire da lo
Magistro Alburno di quel tempo: una formula alchemica et ingredienti sufficienti per realizzarla una volta sollevata la maledizione de la
Entità Contraria, et uno bizzarro artefatto sferico pulsante di energia arcana, ma a noi completamente alieno per quanto riguardasse lo suo scopo che prese in consegna lo
Magister Latinus.
Frandonato et
Tristano, che già iniziavano ad annoiarsi per via de lo continuo parlare di massimi sistemi, destino de le loro anime et de lo
Equilibrio stesso, seguirono
Sugherello ne lo campo de la sua gente lungo le sponde de lo
Albula, dove ebbero uno ottimo banchetto a base di racchino et la fortuna di convincere una guida vendramina,
Dozy, fratello di
Sugherello, a scortarli oltre la palude che conduce a
Licaonia. Li magistri,
Alburno et
Latinus, si procurarono in giro per botteghe lo occorrente per la impresa et effettuarono una perlustrazione de la zona.
Decisero poi insieme di trascorrere la notte ne lo accampamento et a la alba de lo giorno dopo fecero infine rotta per la
Isola de la Peste.
Narrerò li seguenti accadimenti come mi vennero riportati, dato che non fui presente perché lo
Magistro Alburno volle tenermi al sicuro (dimostrando immensa dose di saggezza et premura ne li miei confronti, visto tutto ciò che di lì a poco sarebbe avvenuto), ma non pensate ch'io voglia romanzarli, dato che le gesta de li
Eclettici Viandanti non hanno bisogno di essere ricamate come farebbe lo
Peregrino, esse sono già epicissime et assurde così come avvengono ne la realtà de li fatti.
A poca distanza da lo inizio de la traversata, lo gruppo di eroi seguiva
Dozy quando venne incrociata et interrotta da una delegazione de lo sommo
Eduk, secondo de li tre governanti di fatto di
Maro et appellato come
Signore del Potere. Egli li invitava a recarsi in sua presenza per ascoltare una offerta, certamente riferita a lo recupero et consegna de la
Spada de le Trame ne le sue mani, ma lo
Magistro Alburno, memore de li avvertimenti di
Samael et
Derpa et spavaldamente spalleggiato da li compari, non volle saperne di accettare et allora li soldati farabutti si ritirarono indignati, lasciando lo passo a chi per loro avrebbe dovuto punire li eroi per lo rifiuto:
Tarquinio de Belloveso, sgherro senza onore di
Emmeus, riversò per la via una feroce brigata di mercenari murias, con lo intento di finirla una volta per tutte.
E così fu.
Lo scontro fu feroce et senza esclusione di colpi.
Tarquinio si dimostrò maestro d'armi senza eguali, mettendo in seria difficoltà sia lo
Magistro Alburno che lo ben più coriaceo
Frandonato, ma la giusta ira de li
Eclettici Viandanti, una volta messi in fuga i murias et riunitisi per affrontarlo fianco a fianco, seppe infliggergli la sconfitta che da lungo tempo egli meritava: pesante come non mai et definitiva.
Tarquinio de Belloveso venne azzannato da lo
Magistro tramutato in leone da la sua purpurea
Crisopea, bloccato et disarmato da le lunghe et sferzanti fruste di
Tristano et
Latinus et infine spadellato con violenza contro uno muro da lo agguerrito
Frandonato.
Gli venne generosamente offerta la resa, che ostinato rifiutò parandosi dietro lo nome de lo padrone suo
Emmeus et infine venne giustiziato da
Tristano et
Frandonato, rabbiosi nei suoi confronti et ansiosi di levarselo di torno una volta per tutte, mentre lo
Magistro Alburno si voltava da lo altro lato tristemente cosciente che una ennesima vita era stata sprecata a lo servizio di una causa meschina et deprecabile.
Li eroi ripartirono di fretta, prima che altri potessero interferire, diretti a
Licaonia, a la ricerca de la
Spada dell'Equilibrio.
Si presero solo la licenza di lasciare una nota di monito su la corazza ormai ammaccata fino ad essere inservibile de lo nemico abbattuto:
"Tarquinio de Belloveso avea da tempo SMARRITO lo EQUILIBRIO, et ora, infine, è CADUTO"