domenica 5 aprile 2015

La danza mortale






Rapida come un felino, sinuosa e sgusciante come un serpente dal morso letale. C'era qualcosa di eccitante e sensuale nella danza di quella donna. Una danza mortale che stava ballando con Vasily come cavaliere accompagnatore, destinato a soccombere come il maschio sfortunato della mantide.

Eppure l'aveva vista discinta poco prima senza che suscitasse in lui, freddo e distaccato, alcuna emozione tanto da considerla solo una meretrice da due soldi non troppo attraente. Com'era stato ingenuo ed avventato nel sottovalutarla. Ora si trovava di fronte a lei, da solo, mentre lo stava sgozzando come un maiale armata solo di un pugnale e Vasily sapeva che a breve lo avrebbe finito. Eppure non poteva fare a meno di essere affascinato da lei e al contempo avrebbe voluto trafiggerla con il suo stocco e non solo se solo ne avesse avuto una possibilità. Incapace di scappare per mettersi in salvo, attratto magneticamente da quella donna sfuggente e pericolosa, non voleva lasciarla andare arrendendosi vigliaccamente.
C'erano modi peggiori per andarsene pensò quando la fredda lama di lei si appoggiò alla sua gola aprendogli un innaturale sorriso. Poi il freddo metallo fù sostituito dal caldo del sangue mentre Vasily crollava a terra, rubando per l'ultimo istante l'immagine di Juliska che troneggiava su di lui, arruffata, sudata e bellissima prima di abbandonarlo esanime.


Fu risvegliato dal volto di Astrid che strideva assai rispetto all'ultima immagine ancora impressa nei suoi occhi: alla fine i suoi "compagni" erano arrivati e lo avevano ripreso per i capelli. La bella Juliska era chiaramente scappata. Vasily raccolse le poche forse per rovesciare la sua rabbia e la sua frustrazione sibilando: "Dove cazzo eravate ... Dove cazzo ... bastardi ...".
Non l'avrebbero passata così liscia, appena tornato alla villa Vasily avrebbe fatto rapporto dell'accaduto a Catalyna e al comandante Galka. Quasi sicuramente si sarebbe beccato anche lui una lavata di testa per essersi lasciato sfuggire Juliska Ujvesce rimanendo con un pugno di mosche in mano, forse qualcosa di peggio. Ma era suo compito avvertire e mettere al corrente i  suoi signori dell'accaduto, pagando eventualmente per i suoi errori. La sua sensazione è che le alleanze si siano dimostrate fragili ed al primo momento di difficoltà le varie fazioni abbiano pensato al proprio orticello, rischiando di mandare all'aria il primo obiettivo comune in ogni caso seriamente compromesso. Gli altri alleati forse non hanno capito che le loro fortune dipendono dalla grandezza della famiglia Romanov.
Vasily ancora non sapeva precisamente cos'era successo nella stanza una volta che lui si era lanciato all'inseguimento della ricettatrice, sapeva solo che aveva chiamato Astrid e Grigory ma era arrivato in suo soccorso, dopo una lunga attesa, solo Hasis. Degli altri nessuna traccia almeno finché è rimasto cosciente. Già durante la trattativa con Juliska erano emerse tutte le differenze tra loro e la mancanza di sintonia. Il gundakarita si ostinava a parlare di bene superiore da raggiungere insieme: quanta insulsa ingenuità nelle sue parole. Non la avrebbe mai convinta, solo annoiata con la sua vuota parlantina infinita. Eppure avevano dalla loro il numero, la avevano colta impreparata ed erano sei contro due: avrebbero dovuto sfruttare questo vantaggio una volta che la trattativa era saltata. Invece avevano lasciato Vasily a ballare da solo con l'affascinante Juliska al suono della sua musica fatale.

Si svegliò più tardi nell'ala diurna di villa Romanov. Si sciaquò il viso, ancora intontito e dolorante ed iniziò a prepararsi per andare a fare rapporto. Si vestì e poi prese il piccolo specchio che usava per radersi ed osservò a lungo la cicatrice che gli attraversava il collo: lunga e spessa di quel colore rosa delle cicatrici ancora fresche. Non gli dispiaceva tutto sommato, col tempo gli avrebbe dato un'aria più vissuta e minacciosa. Inoltre avrebbe portato sempre con se il ricordo di quella danza estasiante e conturbante e della meravigliosa danzatrice. L'avrebbe ritrovata e stavolta un'altra musica avrebbe suonato per Vasily e Juliska ...

sabato 4 aprile 2015

Demoni alla Sanguisuga Rigonfia





"Demoni alla Sanguisuga Rigonfia, c'è già chi fa il nome di Nartothek il Torturatore, che fa sanguinare le sue vittime e poi le finisce nutrendosi della loro anima. Un sacrificio in una stanza al primo piano, una sorta di esecuzione e poi due avventori massacrati mentre cercavano di intervenire sulle scale al pian terreno. Tu che dici?"
"Che i nostri hanno calcato un po' troppo la mano, la prossima volta non sarà così semplice trovare Juliska..."
"Pensi che possa risalire a noi?"
"Non è da escludere, il suo giro di affari è piuttosto ampio e probabilmente ha agganci di cui non siamo ancora al corrente. I nostri al rientro non sono stati seguiti."
"Sarà meglio tenerli lontani da sguardi indiscreti per un po' e nel frattempo decidiamo che fare con lei."
"Ne dobbiamo parlare con Galca, non abbiamo bisogno di un contrabbandiere dalla nostra, anche se il suo supporto potrebbe tornarci utile. Ma nel caso in cui reputasse la situazione irrecuperabile troveremo il modo di sbarazzarcene."
"Credi che le persone scelte per formare il gruppo non siano adatte allo scopo?"
"Troppo presto per dirlo, attendiamo il rapporto di Vasily per giudicare il loro comportamento."
"Il mulan sembra sia una testa calda, Catalina mi ha riferito anche di alcune sue... perversioni. So che quelli come noi non dovrebbero giudicare questo genere di cose, ma se la servitù inizia a parlarne potrebbe trasparire un'immagine dei Romanov che non ci gioverebbe."
"L'Accademia Rossa è indispensabile. Lorenai è lontana dalla comprensione e dal potere che esercitava il Maestro Sephir e se vogliamo riprendere la Radura dei Sogni Infranti sia lei che i suoi aiutanti devono crescere. Kazimir è uno stregone e non c'è modo migliore per uno stregone di far emergere i propri poteri che utilizzandoli. Se contro chi ci ostacola, meglio ancora."
"Concordo, ma lui ed il cultista potrebbero aver metodi che gli altri non condividono, o apprezzano... la magia nera spaventa anche i più smaliziati."
"Szerieza è alleato di Maryszkas, sa bene che anche i suoi dovranno sporcarsi le mani prima o poi, credere che si possano risolvere tutte le situazioni con una buona parlantina è dannatamente ingenuo. Ci saranno sempre più vittime man mano che cresceremo. Mi è stato detto della reazione del musico, ma preferisco attendere la versione di Vasily prima di esprimere un giudizio."
"Quindi te ne occuperai personalmente? Che il massacro di stamattina possa essere ricondotto a noi non ti preoccupa?"
"A noi? Per il popolino ignorante è stata una manifestazione del potere di Erlin. Mi preoccupa più il fatto che una donna influente ed abile, al punto da ridurre Vasily in fin di vita, come Juliska Ujvesce sia riuscita a sfuggirci e possa identificarci come suoi nemici."
"Forse non tutto è perduto, questo genere di scontri non sono rari nella baraccopoli..."
"Forse, ma meglio esser cauti, dopo l'affronto subito vorrà qualcosa in cambio."
"La thaani invece? Hai sentito ciò che ha detto di lei Lorenai?"
"Sappiamo bene che gli Zarovan non fanno nulla per nulla, e anche se mezzosangue la Cieca non fa eccezione. Vale la pena tenerla in considerazione."
"Sempre che sia in grado di versare il sangue richiesto... e di comandare. Ho l'impressione che sia un buon gregario ma non vedo in lei lo spirito del condottiero."
"Diamole l'occasione di crescere e soprattutto staccarsi dal finto fratello. Scopriremo presto fin dove saprà spingersi."

venerdì 3 aprile 2015

La Schiava





La ragazza era nuda e aveva i polsi legati alla spalliera del letto, il suo aguzzino l'aveva lasciata così fin dalla mattina, momento in cui aveva finito di sfogare la sua voglia sopra di lei. Le era andata fin troppo bene, visto che a volte le toccava soddisfare sia i voleri del primo che i piaceri repressi dell'altro uomo, quello più basso ma più proporzionato. Li odiava, li odiava con tutta se stessa. Stranieri crudeli, soprattutto il più alto, non le era affatto grata per averla liberata, anzi fin da subito aveva percepito di essere finita in condizioni peggiori, sensazione confermata dal fatto che lui continuava a chiamarla "schiava". Spesso le teneva anche la bocca imbavagliata, e la picchiava ogni volta che provava a urlare o a chiedere aiuto. Lo odiava con tutta se stessa, eppure violenza dopo violenza, trattata continuamente come un oggetto, un pezzo di carne, stava cominciando ad affezionarsi al suo carnefice. Era sempre insensibile alla passione dell'uomo più muscoloso, mentre a poco a poco stava cominciando a lasciarsi andare alla metodica violenza del suo padrone. Lo odiava ma si sentiva anche attratta dai suoi lineamenti esotici, dall'energia oscura che lo permeava, dalla sua risolutezza e spietatezza. Lo odiava ma forse stava anche cominciando ad amarlo. Se solo fosse riuscita a trovare un modo per portare la sua attenzione al di là della mera fisicità, magari le cose sarebbero cambiate, magari la sua condizione sarebbe migliorata e a quel punto magari avrebbe anche potuto chiedere di essere liberata, e allora sì che avrebbe dovuto decidere se restare con lui o se allontanarsi per sempre da tutto quel dolore.

Era passato molto tempo ormai, e dalla piccola finestrella posta in alto si era accorta che il sole stava quasi per tramontare. Erano davvero tante ore che ormai era legata in quella posizione, senza cibo né acqua, le braccia e la schiena cominciavano a farle male. Non era mai capitato che lui mancasse per così tanto tempo e che non le venisse portato né cibo e né acqua. E se fosse successo qualcosa al padrone? Se lui non fosse più tornato quale sarebbe stata la sua sorte? Un lampo di disperazione fecce breccia nel suo cuore, non sapeva se essere più preoccupata per lei o per l'uomo che l'aveva ridotta in quello stato. Per un istante si rese conto di quanto la sua vita dipendesse totalmente da quella del suo cinico amante, e pregò con tutte le sue forze che il suo torturatore tornasse presto da lei. Avrebbe voluto strillare, ma la paura di essere ascoltata dalle persone sbagliate le frenò le urla in gola, complici anche le violenze subite ad ogni tentativo di ribellarsi attuato finora. E come se qualcuno avesse ascoltato le sue più intime paure e esaudito i suoi desideri, sentì dei passi scendere le scale e percorrere il corridoio fuori dalla sua stanza. Li riconobbe, erano proprio i suoi. Incredibilmente si ritrovò a sorridere, e finse di dormire per non dovere decidere come affrontare il suo ritorno. L'uomo girò la chiave nella toppa, e richiuse la porta alle sue spalle, senza però richiuderla a chiave. Il cuore cominciò a batterle più velocemente, forse era già giunto il momento tanto atteso? Forse anche lui si era accorto di provare qualcosa per lei e aveva deciso di liberarla? Ad occhi chiusi capì dal suono dei suoi gesti che aveva cominciato a spogliarsi. Poi portò la voce ad un volume più elevato del solito, e in quella lingua che non era mai riuscita a comprendere disse qualcosa a un interlocutore lontano. In breve sentì altri passi scendere nello scantinato. Era confusa e non sapeva come interpretare un simile comportamento, ma nel dubbio decise di continuare a fingere di dormire. Come per rispondere alle sue domande l'uomo le rivolse la parola, cosa che tra l'altro faceva abbastanza raramente, e nel suo accento straniero le disse:<<Oggi tutto insieme schiava. Così finisci prima>>. Il suo cuore perse un battito, tutti i suoi sogni finirono in una duplice violenza che durò almeno mezzora e la lasciò sfinita nel suo letto zuppo del suo e del loro sudore. Almeno durante l'amplesso i 2 uomini le slegarono i polsi e alla fine le fu anche dato qualcosa da bere e da mangiare. Nonostante i dolori prese subito sonno, così avrebbe dimenticato per qualche ora l'atroce realtà in cui l'avevano rinchiusa.

(scritto da George)

giovedì 19 marzo 2015

Zeidenburg





Situata lungo la Via Cremisi, all'estremità occidentale del dominio, Zeidenburg è l'insediamento più grande di Barovia, una città prosperosa ma sull'orlo della rivoluzione.
Le campagne circostanti hanno la fama di ospitare numerose bande di briganti, causando notevoli timori e malcontento tra i boiari del Conte.
A complicare ulteriormente le cose è la massiccia presenza dei Ribelli Gundarakiti sotto il comando di Ardonk Szerieza che hanno dichiarato che sarà Zeidenburg il luogo di partenza della loro ribellione.
Il conflitto aperto è in realtà iniziato già da diversi anni, quando una fazione di combattenti per la libertà gundarakiti, che si fanno chiamare Corsieri del Caos, lanciò in pieno giorno un carro carico di polvere da sparo contro i portoni della guarnigione locale causando vittime tra la milizia e la popolazione.
Zeidenburg è storicamente sorta attorno alla Rocca di Ashen, una tetra fortezza di pietra nera che sorge sulla cima di un vasto colle che porta lo stesso nome. Gli antichi gundarakiti la costruirono per proteggere i nobili del luogo e sorvegliare il ricco traffico mercantile lungo la Via Cremisi. La Rocca ospita la guarnigione locale e attorno ad essa si snoda il quartiere patrizio, in cui sorgono le ville nobiliari. Il municipio e la maggior parte delle attività commerciali di spessore sorgono nel distretto soprannominato Scendicolle, attorno al quale venne eretta in seguito alla conquista baroviana una massiccia cinta muraria che separa quindi la parte ricca della Città da quella più umile.
Il Borgo Esterno si estende attorno alle mura per una superficie più di cinque volte maggiore rispetto al resto della zona abitata e qui vive la maggior parte della popolazione gundarakita di Zeidenburg che porta avanti le attività quotidiane sotto la costante vigilanza della milizia locale. La zona occidentale del Borgo Esterno è la più povera in assoluto e assume le fattezze di una vera e propria Baraccopoli in cui i cittadini baroviani ed anche i miliziani hanno paura ad inoltrarsi.
Zeidenburg fu uno degli insediamenti più duri e difficili da conquistare per Strahd Von Zarovic, che impiegò quattro lunghi mesi di assedio che terminarono quando i gundarakiti vennero piegati non dalle milizie del Conte, ma dalle malattie portate dai ratti che si nutrivano e moltiplicavano nelle fosse comuni della città.



Il borgomastro della città, eletto per ordinanza del Conte stesso, è Jacenty Girghiu ma attualmente si trova in notevole difficoltà avendo a che fare sia con i briganti che con i ribelli e, visti gli scarsi risultati ottenuti finora, vede sempre più vicina la sua destituzione.
Lyssa Von Zarovich, lontana cugina del Conte, è una delle figure politiche più importanti della zona, risiede nel vecchio quartiere patrizio ed ha recentemente, a dispetto della sua linea di sangue, dichiarato di simpatizzare per i ribelli gundarakiti. In molti sostengono però si tratti solo di parole di dispetto verso il Conte, con il quale notoriamente non corre buon sangue, perché Lyssa ha recentemente fatto valere la sua influenza per intervenire negli equilibri politici di Zeidenburg eleggendo un nuovo kapetan della milizia cittadina per porre rimedio ai disastri ottenuti finora e sedare definitivamente ogni forma di rivolta.
Altra importante fetta di potere va alla Nobile Famiglia dei Trikskys, che possiedono attività commerciali in città e molti appezzamenti circostanti e che forniscono al borgo la metà degli uomini facenti parte della guarnigione cittadina. L'altra metà della milizia proviene da un'altra famiglia nobiliare che si è recentemente guadagnata il favore di Lyssa Von Zarovich: i Romanov.
La recente ridistribuzione delle forze dell'ordine ha causato la destituzione del precedente kapetan Doru Barboianu, affiliato ai Trikskys, in favore di un ufficiale fedele ai Romanov, Sòrin Galca. Superfluo affermare che i primi non l'abbiano presa bene nell'ottica dei giochi di potere tra famiglie nobiliari.

Zeidenburg non è famosa per templi o chiese, che al contrario sembrano proliferare nella vicina Teufeldorf.
La maggior parte dei fedeli si raduna all'aperto durante il giorno o in case private verso il calar della sera. Sono tuttavia stati eretti nel Borgo Esterno un piccolo numero di altari del Signore del Mattino, ma in generale il credo che riscuote più consensi è il rinato Culto di Erlin che è particolarmente forte e sentito a Zeidenburg. Le case, i negozi e proprietà dei fedeli sono adornate con piccole campanelle tintinnanti che hanno lo scopo di distrarre il dio caduto ed i suoi demoni servitori per tenerli alla larga da se e dai propri cari.
A dispetto del clima teso la città prospera grazie ai copiosi raccolti di cereali delle tenute circostanti. Una gran parte nei commerci la riveste anche il contrabbando che vede protagonisti sia commercianti baroviani che ricettatori e ribelli gundarakiti.
Nonostante la forte presenza di milizia non è difficile reperire a Zeidenburg beni di importazione, a volte illegali, incluso l'oppio di Hazlan, strumenti da scasso o armi da guerra che ai gundarakiti non sarebbe nemmeno consentito possedere.

Zeidenburg presenta un'infinità di ostelli, taverne e bettole dove è possibile pernottare o sfamarsi, ma quelle maggiormente frequentate sono solamente due.
Il classico viaggiatore probabilmente verrà attratto dalla Locanda del Cinghiale Infuriato, dove i materassi sono rigidi ma la cacciagione è cucinata divinamente. Situata in una zona del Borgo Esterno molto vicina alle mura, gode di buona fama anche grazie alla tranquillità offerta.
I viandanti più avventurosi cercheranno invece, in prossimità della baraccopoli, La Sanguisuga Rigonfia, un ostello che ospita un giro di affari sottobanco di notevoli proporzioni e frequentato da mercenari ubriachi, giocatori d'azzardo e avventurieri in cerca di impiego.

Cartolina



Qualche giorno dopo l'uscita dell'articolo, i partecipanti alla scorsa indagine, durante la notte notano uno strano bagliore violaceo fuori dalle finestre ed al mattino trovano la seguente cartolina nella buca delle lettere:




martedì 17 marzo 2015

Lettera per il Prof. Francis Simmons


Boston, 16 Giugno 1923

Esimio Prof. Simmons,
le scrivo in merito ai recenti eventi che hanno coinvolto entrambi e, almeno per quanto mi riguarda, stravolto la visione già poco benevola del mondo che mi apparteneva.
Dalla notte del 14 giugno non vi nascondo di essere uscito molto turbato, di aver seriamente messo in discussione molte delle mie convinzioni e la razionalità della quale mi sono sempre fatto scudo.
In Europa ho appreso quanto tetro e profondamente crudele l'animo umano possa diventare, come la bestia che è in ognuno di noi possa prendere il controllo delle nostre azioni quando la nostra esistenza è minacciata. Ho ingenuamente creduto di aver conosciuto le più vili e deprecabili sfaccettature dell'animo umano.
Eppure mi sono scoperto in evidente errore.
Ciò di cui siamo stati malauguratamente protagonisti e testimoni è qualcosa di ulteriormente sconvolgente e rivelatorio. Ciò che insieme abbiamo scoperto esistere realmente, perché rifiuto categoricamente di essere stati vittime di un'allucinazione collettiva, apre alla mia mente nuovi, finora inespressi, interrogativi, paure e curiosità.
Se il sovrannaturale esiste, come sempre ci è stato negato, davvero la nostra società ne è completamente ignara oppure chi è al potere sa, ma lo cela alle masse?
Questa è solo una tra centinaia di domande che improvvisamente affiorano alla mia mente e la sensazione di aver vissuto finora tralasciando, ignorando completamente, qualcosa di essenziale è troppo opprimente per poterla ignorare.
Scrivo a voi per primo perché mi avete impedito di fare ciò che impulsivamente pensavo fosse la soluzione migliore: bruciare il libro e cercare di dimenticarne l'esistenza e la coscienza di tutto ciò che per esso è stato fatto. Avevate ragione Francis, la conoscenza non è in se malvagia, ma può esserlo l'uso che se ne fa.
Ho letto stamane sull'Advertiser della subitanea sparizione del pugnale dal museo di Arkham ed ho subito avvertito un brivido correre lungo la mia schiena.
Quel che abbiamo vissuto mi ha aperto gli occhi, terrorizzato e cambiato molto profondamente, forse ora so perché mi sentivo così insoddisfatto di una vita e situazione che tutto lo stato al contrario è propenso ad invidiarmi.
Vorrei pertanto cogliere l'occasione di discorrere con voi di quanto accaduto e di quanto riteniate sia in nostro merito o dovere fare da oggi in avanti, ho bisogno del vostro punto di vista così come di quello di Mr. Fiori e Mr. Castiglia cui invierò una simile missiva per raggiungermi questo sabato presso la mia abitazione di Lynn, Massachussets, all'indirizzo di Deer Cove Street numero 11.
Mi auguro vogliate accettare l'invito e quindi di rivedervi presto, non ho la presunzione di affrontare tali eventi e le ovvie conseguenze che possono avere su di noi da solo, spero per voi valga lo stesso.

Distinti saluti
Steven T.Carter

lunedì 16 marzo 2015

Furto ad Arkham


Arkham, furto nella galleria di storia e folklore : rubato prezioso oggetto

Il "pugnale ricurvo", del valore di circa 4000 dollari, si trovava all'interno di una sala del museo delle esibizioni di Arkham. Indagano le forze di polizia locali."

Nello storico museo di Arkham, non accadeva da circa 20 anni che venisse trafugata un opera esposta, dobbiamo ritornare indietro nel tempo per ricordare le due tele trafugate, del famoso pittore Pickamn, mai più ritrovate. Venti anni dopo quel furto così clamoroso, il museo torna alla ribalta, questa volta si tratta dell’argenteo “pugnale ricurvo”, recentemente ritrovato da un gruppo di studiosi, legati all’università e ad essa donato per la sua rilevanza storica. Fonti interne all’università ci fanno sapere che pare sia stato rinvenuto in un fatiscente edificio di French Hills, disperso tra scartoffie ed appunti di uno studente eccellente dell’ateneo stesso, Walter Gilman, recentemente scomparso. Nel gruppo di benefattori appare, niente popò di meno anche la figura dell’eroe nazionale Steven Theodore Carter, che operando insieme al locale professore di Astrofisica Francis Simmons, ad un antiquario di Providence, tale Joe Fiori e ad un attore non particolarmente famoso, George Castiglia, avevano recentemente rinvenuto e successivamente donato l’oggetto al dipartimento di Storia, del quale Gilman era uno studente.
Ma veniamo agli incresciosi fatti, l’allarme della sparizione è stato dato al mattino dai custodi, erano le 8 in punto del mattino del 16 Giugno, ad accorgersi della sparizione Giuseppe Marrigone, di chiare origini italiane ed il suo compagno di turno Jimmy O'Leary, appartenente alla vasta comunità irlandese, che popola la cittadina del Massachusetts. 
Il pugnale risalente ad epoca antica, era considerato un pezzo di gran valore, sicuramente per le incisioni ed i simboli ispirati a quelli della cultura dei Maya. Il suo valore più che prettamente nel materiale usato è dovuto alle strane incisioni, che gli studiosi dell’ateneo non sono riusciti né a decifrare né a collocare in una delle culture note, benché abbiano delle strane somiglianze con la cultura del sud america.
Le autorità hanno stabilito che nella notte tra il 15 e l’16 giugno del corrente mese ignoti si sono introdotti nel prestigioso museo di Arkham, passando per un condotto di areazione estremamente angusto. Il detective Mahoney, sostiene che potrebbe essere stato usato un animale ammaestrato, visto che sulla scena del crimine sono state rinvenute piccole orme e nel condotto di areazione del pelo ispido rossiccio. Il pugnale era in una teca di vetro che è stata rotta con l’ausilio di un piccolo sasso, stranamente però l’unico oggetto trafugato è stato proprio il pugnale, benché nella stessa stanza c’erano pezzi ben più pregiati e ricercati da collezionisti di tutto il mondo. Le forze dell’ordine, chiamate dalla vigilanza, hanno ascoltato i custodi ed il direttore del museo John Adams Pickering, per poter fa luce sulla incresciosa sparizione.


dalla nostra corrispondente
Roberta Henry 

giovedì 12 marzo 2015

Maggiore S. T. Carter




W: Maggiore Carter buongiorno, è un onore ed un piacere potervi rivolgere qualche domanda, vi ringrazio per aver accettato la mia intervista.
C: Salve a lei Williams, ogni promessa è debito.

W: Gradite un bicchier d'acqua? Appena siete pronto possiamo cominciare.
C: Sto bene così grazie, iniziamo pure.

W: Molto bene, prendo il taccuino. Allora, Maggiore Steven Theodore Carter, qualche domanda facile per prendere confidenza: di dove siete?
C: Lynn, Massachussets, vicino Boston. Classe 1895.

W: Diretto e formale, cos'altro aspettarsi? Proseguiamo: iscritto all'Accademia Ufficiali di New York inizia a frequentare il Circolo dei Pugilisti anche con discreto successo, cosa può dirci a riguardo?
C: Avevo un buon gancio destro, all'epoca Jess Willard aveva appena vinto il titolo dei pesi massimi ed era pura potenza. Io non avevo il suo fisico e quindi optai per uno stile di combattimento più alla Jack Dempsey, ma non ero abbastanza rapido sulle gambe. Non so, forse avrei potuto migliorare ma...
W: ...ma diplomato dall'Accademia con ottimi voti e poco dopo essere stato promosso a Tenente veniste inviato in Europa, a combattere al fianco di Francesi e Inglesi.
C: Esattamente.

W: Cosa potete dirci della vostra esperienza in guerra?
C: Per quanto breve potrei parlarne per ore. Venni inviato in Francia nel giugno 1917 con la American Expeditionary Force sotto il comando del Generale Pershing. La First Expeditionary Division prese parte ai combattimenti in Francia al fianco dell'Intesa, partecipai agli scontri di Nancy, fu il mio "battesimo del fuoco".

W: Un veterano del "Big Red One", una reputazione fondata su solide basi. Veniamo ad un argomento più delicato: mentre eravate in Europa accadde qualcosa di terribile qui negli States, ma voi lo scopriste solamente una volta rimpatriato perché la comunicazione non giunse sul fronte...
C: Si tratta di un argomento delicato, preferirei non...
W: ...la vostra fidanzata, Margaret Bowyer, di soli 17 anni, venne trovata morta, assassinata in circostanze non chiare, la Polizia...
C: ...si, come dicevo è una ferita ancora aperta, il colpevole non è mai stato identificato ed il movente rimane ignoto.
W: Sono passati 6 anni, il caso è stato archiviato... ve ne siete fatto una ragione? Non avete provato ad indagare personalmente o far leva sulle vostre conoscenze?
C: No, queste sono informazioni che non posso condividere in sede d'intervista, vi prego di escluderle. Sono altresì fermamente convinto che la verità un giorno verrà a galla e Margaret potrà finalmente riposare in pace.

W: Va bene, non alteratevi, abbiamo ancora molto di cui parlare. Torniamo alla Grande Guerra, settembre 1918, Saint-Mihiel.
C: Fu una grande vittoria, peccato non averla condivisa fino alla fine.
W: Cosa fu? Un proiettile?
C: Una granata, o forse un colpo d'artiglieria. Esplose a pochi metri da me e posso ritenermi davvero fortunato ad esser vivo. Le schegge causarono una brutta lesione al polmone sinistro, venni operato e salvato ma fu un miracolo. Ne porterò i segni per sempre.
W: La ferita è ancora aperta?
C: Rimane forte il segno, il ricordo della guerra, il dolore e l'orrore di quei momenti, la terribile scoperta al mio rientro in patria di ciò che era successo durante la mia assenza e... si, sebbene non possa definirmi invalido il mio fisico ha accusato il colpo.

W: Quindi addio al fronte e addio alla boxe, assegnato a Boston, ad una comoda scrivania del distretto portuale.
C: L'assegnazione al Reparto Doganale è stata successiva alla mia completa riabilitazione e riconoscimento dei miei meriti e della mia condotta in guerra. La mia precaria condizione fisica però imponeva un tipo di impiego meno "a rischio".
W: Non tutto il male vien per nuocere, visti i risvolti degli anni successivi...
C: Vi riferite alla S.S.Guendaline suppongo.
W: Ho alcune domande specifiche a riguardo, la sua carriera ha avuto un'impennata e la sua popolarità è salita alle stelle grazie all'Operazione Guendaline.
C: Coordinavo un gruppo di ispettori militari molto capaci e molto zelanti, smascherare carichi di alcoolici era all'ordine del giorno e trovare anche armi destinate alla malavita è stato solo frutto di controlli scrupolosi e attenti.
W: Insomma nessuna soffiata? Qualcuno ha ottenuto grossi benefici dal vostro intervento.
C: Mettere i bastoni tra le ruote di una gang o famiglia mafiosa porta notevoli benefici alla Nazione intera ed alla democrazia...
W: ...e a personaggi ricchi, influenti e ambigui come Ray Malone.
C: Il Signor Malone è un filantropo e l'ha dimostrato in più occasioni, la sua reputazione è pulita almeno quanto la mia.
W: Questo la dice lunga...
C: Cosa vorrebbe dire?
W: Assolutamente nulla, siete un eroe americano e per molti Ray Malone è un salvatore: il Malone's Institute è uno degli orfanotrofi più grandi e meglio gestiti di Boston.
C: Per l'appunto. Il Signor Malone ha inoltre voluto dimostrare il suo appoggio alla lotta al contrabbando e alla malavita pubblicizzando l'esito dell'Operazione Guendaline.

W: E anche grazie al suo potere e influenze politiche nel giro di poco il Tenente Carter venne promosso Capitano, avviando così una rampante carriera militare.
C: Ho dato tutto alla Nazione e all'Esercito, ogni giorno esco di casa e faccio del mio meglio per rendere gli Stati Uniti un luogo più sicuro in cui vivere e prosperare.
W: Non ci saremmo aspettati nulla di meno da un acclamato Eroe Americano. E voi vi aspettavate tutta questa popolarità? La pubblicità, i cartelloni, apparizioni pubbliche...
C: Assolutamente no, non sono proprio il tipo da palcoscenico.
W: Non si direbbe visto come si destreggia nelle serate di gala ed eventi pubblici.
C: Faccio il mio dovere, come mi è richiesto, come ci si aspetta che io mi comporti.
W: Che è in realtà diverso da come siete voi in realtà, Maggiore Carter?
C: Fino ad un certo punto. Sono un onesto lavoratore, un patriota e ho lavorato duro e sofferto non poco per avere tutto quello che oggi ho, per essere quello che sono e quello che rappresento. Solo a volte essere un personaggio pubblico lascia poco spazio per la propria vita privata.

W: Boston è piena di giovani donne in età da marito che non esiterebbero un attimo a gettarsi tra le braccia del fascinoso Maggiore dei cartelloni dell'esercito. Cosa c'è di male in questo?
C: Assolutamente nulla e non posso che esserne onorato. Ma non ho intenzione di legarmi fino a quando...
W: ...il caso Bowyer? Volete attendere che venga finalmente data una spiegazione ed un colpevole alla tragica morte della signorina Margaret.
C: Può sembrare assurdo, ma è esattamente così.
W: Una devozione che va fin'oltre la vita, siete davvero integerrimo a tal punto Maggiore?
C: ...

W: Sapete che in molti, lo stesso Ray Malone, sostengono che sareste il candidato perfetto ad una carica politica se soltanto aveste una vera famiglia americana al vostro fianco?
C: Questo mi fa sorridere. La famiglia e la fede sono parimenti importanti nella nostra grande Nazione, ma una carica politica non può dipendere strettamente da esse.
W: Una affermazione pericolosa!
C: Ad ogni modo Williams non è il momento, né per entrare in politica, né per cercar moglie. Servirò sempre gli Stati Uniti così come ho giurato e mi è richiesto, ma ogni cosa va fatta a suo tempo.
W: Quindi meglio limitarsi a condurre indagini doganali al porto e presenziare ad eventi pubblici e parate, stringendo la mano a politici, campioni sportivi, soubrette, veterani e orfanelli.
C: Si, se è quello che mi si richiede al momento.

W: Bene, e con queste parole direi che possiamo concludere la nostra intervita con il Maggiore Steven Theodore Carter, Veterano del Big Red One ed Eroe del Proibizionismo del Massachussets.
C: Grazie.

...

W: Allora com'è andata?
C: Sei uno stronzo Roger.
W: A buon rendere Steve!

mercoledì 11 marzo 2015

Autoveicoli anni '20

Veicoli a motore dell'epoca 





Motocicletta Norton



Ford Modello T



Ford Modello T Deluxe 



Ford Modello A
Ford Modello A Deluxe
Chevrolet Superior
Chevrolet Superior Deluxe

Buick 121



Buick 121 Deluxe


Packard 626 


Packard 626 versione 7 persone



Mercedes SSK 

Mercedes SSK  Deluxe

lunedì 2 marzo 2015

Providence

Providence è capoluogo della contea di Providence ed è la seconda città del New England in ordine di grandezza, dopo Boston. La città è stata chiamata Providence da Roger Williams in onore della "Provvidenza misericordiosa di Dio" (God's merciful Providence), quando trovò questo luogo dopo essere stato cacciato dai Puritani del Massachusetts. Il nome ufficiale dello Stato include il nome della città, Rhode Island and Providence Plantations. È stata una delle prime città industriali degli Stati Uniti ed era nota per la lavorazione dell'argento e dei gioielli.

Il fiume Providence, attraversando la città omonima alla confluenza del Moshassuck e del Woonasquatucket, sfocia nella Narragansett Bay. La città viene paragonata a Roma per estendersi anch'essa su sette colli.
Una prima colonia fu fondata nel giugno 1636 da Roger Williams, in esilio dal Massachusetts, come una delle Tredici Colonie originali, nell'area già della tribù indiana dei Pokanoket. La città divenne meta di perseguitati religiosi, criminali e contrabbandieri, in cerca di una terra sicura, che ne rallentarono lo sviluppo a causa di una serie di conflitti interni. Nella guerra d'indipendenza americana, Providence fu al centro dello sbarco francese di Newport, in funzione antibritannica, guidato dal Conte de Rochambeau. Dopo la guerra, la città era la nona del paese con 7.614 abitanti. L'economia si sviluppò con i commerci marittimi e terrestri, l'artigianato e l'industria. Approdo di numerosi immigrati, la città aumentò notevolmente la popolazione, arrivando nel 1831 a 17.000, mentre 54.595 nel 1865 e 175.597 nel 1900. La Grande Depressione (1875-1895) colpì duramente la città, in particolare le numerose industrie tessili, dando inizio ad un declino demografico ed a povertà creando terreno fertile per l’insinuarsi di criminalità.

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